Immagina di sederti a tavola e, invece di portare il cibo alla bocca, di tirare fuori lo stomaco e avvolgerlo intorno al pranzo. È esattamente quello che fa una stella marina ogni volta che mangia. Dietro la forma elegante e simmetrica di questi animali si nasconde una delle strategie alimentari più strane del regno animale: una digestione che avviene, almeno in parte, fuori dal corpo.
Un animale senza cervello (e va benissimo così)
Le stelle marine, o asteroidi, appartengono al phylum degli echinodermi, lo stesso di ricci e cetrioli di mare. Non hanno un cervello centralizzato né un vero sangue, eppure sopravvivono in tutti gli oceani del pianeta, dalle pozze di marea agli abissi. Al posto di un cervello hanno una rete nervosa diffusa, con un anello nervoso intorno alla bocca e nervi che corrono lungo ogni braccio. Questo sistema decentralizzato basta a coordinare movimento, caccia e quella digestione fuori dall’ordinario che le ha rese celebri.
La maggior parte delle specie ha cinque braccia, ma esistono stelle con sei, dieci o persino oltre quaranta braccia. La bocca si trova al centro della parte inferiore del corpo, rivolta verso il fondale: una posizione che ha conseguenze dirette sul modo in cui si nutrono.
Lo stomaco che esce dal corpo
Ecco il punto centrale. Quando una stella marina trova una preda troppo grande per essere ingerita, non la spezzetta e non la inghiotte. Estroflette il proprio stomaco, cioè lo rovescia verso l’esterno facendolo uscire dalla bocca, e lo avvolge direttamente intorno o dentro il cibo. A quel punto rilascia enzimi digestivi che cominciano a sciogliere la preda sul posto, trasformandola in una poltiglia liquida. Solo allora la stella riassorbe lo stomaco insieme al nutrimento già parzialmente digerito.
Questo trucco permette alle stelle marine di mangiare prede molto più grandi della loro bocca e di nutrirsi di organismi che non potrebbero mai inghiottire interi. È una soluzione tanto bizzarra quanto efficiente.

Due stomaci per due compiti diversi
Le stelle marine non hanno un solo stomaco, ma due. Quello che esce dal corpo è lo stomaco cardiaco, deputato alla prima fase della digestione esterna. Una volta che il cibo è stato pre-digerito, passa allo stomaco pilorico, che resta all’interno del disco centrale e si dirama in lunghe estensioni chiamate ceche piloriche, presenti in ogni braccio. È qui che avviene gran parte dell’assorbimento dei nutrienti.
Questa divisione del lavoro spiega perché le braccia non siano soltanto strumenti di movimento: ospitano parte dell’apparato digerente, oltre a gonadi e organi sensoriali.
Come fanno ad aprire una cozza
La preda preferita di molte stelle marine sono i molluschi bivalvi, come cozze e vongole, che si difendono serrando le valve. Sembrerebbe una fortezza inespugnabile, ma la stella marina ha pazienza e forza idraulica. Si arrampica sul mollusco, ancora le braccia alle due valve e comincia a tirare con i suoi piedini ambulacrali.
Non serve spalancare del tutto la conchiglia: basta una fessura di una frazione di millimetro. In quella minuscola apertura la stella infila lo stomaco estroflesso e inizia a digerire il mollusco dentro la sua stessa corazza. È una delle scene più sorprendenti che si possano osservare in una pozza di marea.
Il sistema acquifero: piedi che funzionano a pressione
La forza che permette tutto questo non viene dai muscoli come li intendiamo noi, ma da un ingegnoso impianto idraulico chiamato sistema acquifero. L’acqua di mare entra attraverso una placca forata sulla superficie superiore, la madreporite, e viene distribuita in canali interni fino alle centinaia di piedini ambulacrali che spuntano sotto ogni braccio.
Regolando la pressione dell’acqua, la stella estende e ritrae questi piedini dotati di ventose, che le servono per camminare lentamente sul fondale, aggrapparsi alle rocce battute dalle onde e, appunto, far leva sulle conchiglie. Tutto senza un cuore vero e proprio: a muovere i fluidi sono ciglia microscopiche e variazioni di pressione.
Quanto sono veloci?
Pochissimo, in genere. La maggior parte delle stelle marine si sposta di pochi centimetri al minuto. Alcune specie predatrici, però, possono accelerare quando inseguono prede mobili o sfuggono a un pericolo, raggiungendo velocità sorprendenti per un animale apparentemente immobile.

Una dieta varia e una digestione paziente
A seconda della specie, le stelle marine mangiano molluschi, piccoli crostacei, vermi, spugne, coralli, detriti organici e persino altre stelle marine. La digestione esterna le rende predatrici lente ma implacabili, capaci di adattarsi a ciò che il fondale offre. La loro presenza, o assenza, ha effetti enormi sull’equilibrio degli ecosistemi marini.
Occhi sulla punta delle braccia
Un’altra stranezza: le stelle marine vedono, ma non con una testa. All’estremità di ogni braccio hanno una macchia oculare, un semplice occhio composto in grado di percepire luce, ombre e forme grossolane. Recenti studi hanno mostrato che alcune specie usano questi occhi per orientarsi verso le barriere coralline, riconoscendone la sagoma scura contro l’acqua chiara.
Rigenerazione: braccia che ricrescono
Se perde un braccio per colpa di un predatore, una stella marina può rigenerarlo. In alcune specie un singolo braccio, purché contenga una porzione del disco centrale, è in grado di far crescere un intero nuovo individuo. Questa capacità di rigenerazione è uno dei motivi per cui questi animali affascinano da sempre i biologi che studiano la riparazione dei tessuti.
Perché contano per l’oceano
Molte stelle marine sono specie chiave: regolando le popolazioni di molluschi e altri invertebrati, mantengono in equilibrio interi habitat. Quando una malattia chiamata sea star wasting ha decimato le stelle lungo le coste del Pacifico nordamericano negli ultimi anni, gli scienziati hanno osservato squilibri a cascata nelle comunità marine. Proteggere questi predatori discreti significa proteggere la salute degli oceani.
Il mondo sottomarino è pieno di adattamenti sorprendenti come questo: se ti incuriosiscono i fenomeni più spettacolari delle profondità, dai un’occhiata anche al nostro approfondimento sulla bioluminescenza animale. Per una panoramica scientifica completa sulla classe delle stelle marine puoi consultare la voce Asteroidea su Wikipedia.

Domande frequenti
Le stelle marine sono pesci?
No. Nonostante il nome inglese starfish, non sono pesci ma echinodermi, imparentati con ricci e cetrioli di mare. Per questo molti biologi preferiscono chiamarle “sea stars” anziché “starfish”.
È vero che digeriscono il cibo fuori dal corpo?
Sì. Estroflettono lo stomaco cardiaco dalla bocca, lo avvolgono intorno alla preda e la digeriscono all’esterno con enzimi, riassorbendo poi il nutrimento liquefatto.
Come fanno a muoversi senza muscoli come i nostri?
Usano un sistema idraulico chiamato sistema acquifero: l’acqua di mare regola la pressione nei piedini ambulacrali, che si estendono e si ritraggono per camminare e fare presa.
Le stelle marine hanno un cervello?
No. Possiedono una rete nervosa diffusa con un anello attorno alla bocca, sufficiente a coordinare movimenti e digestione senza un cervello centralizzato.
Possono davvero far ricrescere un braccio?
Sì. Molte specie rigenerano le braccia perdute e, in alcuni casi, un singolo braccio con una porzione di disco centrale può rigenerare un’intera stella.
Come riescono ad aprire le cozze?
Ancorano le braccia alle valve e tirano con i piedini ambulacrali finché si apre una fessura minima, in cui infilano lo stomaco per digerire il mollusco dentro la conchiglia.