Il cetriolo di mare: l’animale che espelle i suoi organi

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Sembra un innocuo salsicciotto adagiato sul fondale, eppure il cetriolo di mare custodisce una delle strategie di difesa più sorprendenti dell’intero regno animale: quando si sente minacciato, può letteralmente espellere i propri organi interni e poi rigenerarli. Dietro questo gesto estremo si nasconde un animale antichissimo, silenzioso e fondamentale per la salute degli oceani.

Che cos’è il cetriolo di mare

Il cetriolo di mare, il cui nome scientifico è oloturia, non è né un pesce né una pianta, ma un invertebrato marino che appartiene al gruppo degli echinodermi. È dunque un parente stretto delle stelle marine e dei ricci di mare, con cui condivide un antenato comune e una particolare simmetria del corpo. Ne esistono oltre 1.700 specie, distribuite in tutti i mari del pianeta, dalle acque tropicali fino alle profondità abissali dove la luce non arriva mai.

Il corpo è allungato e cilindrico, spesso morbido al tatto, e ricorda proprio l’ortaggio da cui prende il nome. Attorno alla bocca si dispone una corona di tentacoli retrattili, che l’animale usa per raccogliere il cibo. Nonostante l’aspetto passivo, si tratta di un organismo perfettamente adattato alla vita sul fondale, dove svolge un ruolo silenzioso ma decisivo.

Un corpo che sfida le regole

La caratteristica più affascinante del cetriolo di mare è il suo tessuto connettivo, definito dagli scienziati “collagene mutabile”. In pratica, l’animale può cambiare a comando la consistenza del proprio corpo: renderlo rigido e coriaceo per incastrarsi in una fessura della roccia, oppure quasi liquido per infilarsi in spazi minuscoli. È come se potesse passare in pochi istanti dalla durezza di una gomma alla morbidezza di un budino.

Questa capacità gli permette di sopravvivere in ambienti difficili e di sfuggire ai predatori, ma è solo la prima delle sue sorprese.

Cetriolo di mare sul fondale marino
Il cetriolo di mare vive sui fondali di tutti i mari del pianeta.

L’eviscerazione: espellere gli organi per sopravvivere

Quando un predatore lo attacca o quando l’acqua diventa troppo povera di ossigeno, il cetriolo di mare mette in atto un comportamento che ha del clamoroso: l’eviscerazione. Contraendo con forza i muscoli, espelle all’esterno una parte dei propri organi interni, talvolta attraverso l’ano.

Molte specie lanciano verso l’aggressore i cosiddetti tubuli di Cuvier, filamenti bianchi e appiccicosi che si allungano a contatto con l’acqua e imprigionano il predatore in una rete collosa. Altre spingono fuori parte dell’intestino e degli organi respiratori. In entrambi i casi il risultato è lo stesso: il predatore resta distratto o intrappolato, mentre l’oloturia guadagna il tempo necessario per allontanarsi.

Perché non muore

La domanda sorge spontanea: come fa a sopravvivere dopo aver perso una parte dei propri organi? La risposta sta in una straordinaria capacità di rigenerazione. Nel giro di alcune settimane il cetriolo di mare ricostruisce interamente ciò che ha espulso, tornando come nuovo. Questa abilità è studiata con grande interesse dai ricercatori, perché potrebbe aiutare a comprendere i meccanismi di riparazione dei tessuti anche in altri organismi. Un talento che ricorda quello di altri campioni della rigenerazione, come la salamandra assolotto, capace di far ricrescere arti e organi.

Come respira e come si difende chimicamente

Il cetriolo di mare respira in un modo del tutto particolare: possiede organi chiamati “alberi respiratori”, ramificati come polmoni interni, che riempie e svuota pompando acqua attraverso la cloaca. In pratica respira dalla parte posteriore del corpo.

Oltre all’eviscerazione, molte specie dispongono di un’arma chimica. Producono infatti sostanze tossiche, le oloturine, saponine che risultano sgradevoli o velenose per molti predatori. Alcune popolazioni umane del Pacifico hanno storicamente sfruttato questa proprietà, schiacciando gli animali nell’acqua per stordire i pesci e catturarli più facilmente.

Gli spazzini degli oceani

Se il cetriolo di mare fosse solo un animale bizzarro, resterebbe una semplice curiosità. In realtà è un pilastro degli ecosistemi marini. Nutrendosi di sedimenti, ingerisce sabbia e detriti, ne assorbe le particelle organiche e la materia in decomposizione, per poi restituire il materiale ripulito.

Per questo motivo gli scienziati lo paragonano ai lombrichi di terra: rimescola e ossigena il fondale, ricicla i nutrienti e contribuisce a mantenere l’acqua limpida. Il suo lavoro favorisce persino la salute delle barriere coralline, contrastando l’acidificazione locale dei sedimenti. Un solo animale, poco appariscente, che sostiene equilibri enormi.

Un inquilino inatteso

Il cetriolo di mare ospita spesso un curioso coinquilino: il pesce perla. Questo pesciolino sottile trova rifugio proprio all’interno del corpo dell’oloturia, entrando dalla cloaca e uscendone per andare a caccia. Un esempio affascinante di come, in natura, anche gli spazi più impensabili possano diventare una casa.

Cetriolo di mare sul fondale marino
Le oloturie si nutrono di sedimenti, ripulendo il fondale come lombrichi di mare.

Un animale antico e prezioso, ma minacciato

Le oloturie popolano i mari da centinaia di milioni di anni, ben prima dei dinosauri. Oggi, però, molte specie sono sotto pressione a causa della pesca intensiva. In diverse cucine asiatiche il cetriolo di mare, essiccato e chiamato trepang o bêche-de-mer, è considerato una prelibatezza costosa, e la domanda ha portato a un forte sfruttamento degli stock.

La scomparsa di questi animali dai fondali non è un problema soltanto per loro: significa perdere i “giardinieri” del mare, con conseguenze sulla qualità dei sedimenti e sull’intero ecosistema. Diversi Paesi hanno introdotto limiti alla pesca e programmi di allevamento per proteggerli.

Cetriolo di mare sul fondale marino
Un ecosistema marino sano dipende anche dal lavoro silenzioso dei cetrioli di mare.

Perché il cetriolo di mare ci sorprende

Difficile immaginare un animale più modesto nell’aspetto e più straordinario nei fatti. Il cetriolo di mare cambia consistenza a comando, espelle i propri organi per salvarsi la vita, li rigenera in poche settimane, respira dalla cloaca e ripulisce i fondali di mezzo pianeta. È la prova che, negli oceani, le storie più incredibili si nascondono spesso dove meno le cerchiamo.

La prossima volta che sentirete parlare di questi invertebrati silenziosi, ricordate che dietro la loro apparente immobilità si cela uno dei sopravvissuti più ingegnosi del mare. Per approfondire il gruppo delle oloturie si può consultare la voce dedicata sull’enciclopedia Treccani.

Domande frequenti sul cetriolo di mare

Il cetriolo di mare è un animale o una pianta?

È un animale: un invertebrato marino chiamato oloturia, appartenente al gruppo degli echinodermi. È quindi imparentato con le stelle marine e i ricci di mare, non con i vegetali.

È vero che espelle gli organi interni?

Sì. Di fronte a un pericolo può mettere in atto l’eviscerazione, espellendo parte degli organi interni o filamenti appiccicosi per intrappolare o distrarre il predatore. Poi li rigenera nel giro di alcune settimane.

Il cetriolo di mare è pericoloso per l’uomo?

In genere no. Alcune specie producono tossine chiamate oloturine, che possono irritare la pelle o gli occhi se manipolate senza cautela, ma non rappresentano una minaccia grave per chi non le tocca.

A cosa serve il cetriolo di mare nell’ecosistema?

Si nutre di sedimenti e detriti, riciclando i nutrienti e ripulendo i fondali. Per questo è paragonato ai lombrichi di terra e contribuisce alla salute delle barriere coralline.

Si può mangiare?

Sì. In molte cucine asiatiche è un ingrediente pregiato, essiccato e chiamato trepang o bêche-de-mer. La forte domanda alimentare, però, ha reso alcune specie vulnerabili alla pesca eccessiva.

Come respira il cetriolo di mare?

Attraverso organi ramificati chiamati alberi respiratori, che riempie e svuota pompando acqua attraverso la cloaca. In pratica respira dalla parte posteriore del corpo.