Riscoperto l’Arfak triok: il marsupiale creduto estinto da 6.000 anni

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Per migliaia di anni era stato dato per scomparso, conosciuto solo grazie a pochi frammenti di mascella ritrovati in una grotta. Oggi sappiamo che l’Arfak triok, un piccolo marsupiale delle foreste della Nuova Guinea, è vivo e vegeto. È una di quelle notizie che ricordano quanto la natura sappia ancora sorprenderci, e quanto valga la pena continuare a studiarla e proteggerla.

Nel panorama delle notizie ambientali, ogni tanto arriva una storia capace di ridare fiducia: una specie che si credeva perduta e che invece non lo è mai stata davvero. È il caso dell’Arfak triok (Dactylonax kambuayai), un marsupiale minuscolo e sfuggente che, secondo un recente studio, è ancora presente nelle foreste dell’Indonesia orientale dopo essere stato considerato estinto per circa 6.000 anni.

Che cos’è l’Arfak triok

L’Arfak triok è un piccolo marsupiale imparentato con i petauri e gli opossum planatori. Ha un corpo lungo attorno ai 17 centimetri, a cui si aggiunge una coda di analoga lunghezza, e un peso di circa 200 grammi. Il manto è striato di bianco e nero, un disegno che lo rende inconfondibile tra i mammiferi della regione.

Il nome “triok” indica un gruppo di marsupiali arboricoli della Nuova Guinea, animali notturni e schivi, che si muovono tra i rami alla ricerca di cibo e che raramente entrano in contatto con l’uomo.

Sei millenni creduto scomparso

Fino a poco tempo fa, l’unica traccia di questa specie erano alcuni frammenti di mandibola rinvenuti in una grotta vicino al lago Ayamaru, nella parte indonesiana della Nuova Guinea. Quei reperti risalgono a un periodo compreso tra circa 7.500 e 6.000 anni fa. Poiché non si conoscevano esemplari più recenti, gli studiosi avevano concluso che l’animale si fosse estinto in tempi preistorici.

Per millenni, insomma, l’Arfak triok è esistito soltanto come un nome legato a pochi ossicini: una specie fantasma, catalogata tra quelle scomparse.

Chioma degli alberi in una foresta pluviale
Molte specie rare vivono nascoste tra le chiome degli alberi tropicali.

La riscoperta: un mistero nascosto nelle collezioni

La svolta è arrivata con uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica dell’Australian Museum, condotto dai ricercatori Tim Flannery e Kristofer Helgen. Analizzando con occhi nuovi materiali già esistenti, gli studiosi si sono accorti di una cosa sorprendente: l’animale “estinto” era in realtà ancora vivo.

Gli esemplari dimenticati del 1992

Il colpo di scena è che alcuni esemplari erano stati raccolti in natura già nel 1992 dalla zoologa Patricia Woolley, sui monti Arfak, ma non erano mai stati correttamente riconosciuti come appartenenti a questa specie. Rimasti a lungo tra i materiali da studiare, sono stati reinterpretati solo di recente, rivelando che il triok delle grotte e quello vivente erano lo stesso animale.

Il ruolo delle comunità locali

Come spesso accade nelle grandi riscoperte naturalistiche, un contributo importante è arrivato dalla conoscenza del territorio da parte delle comunità locali e dal lavoro sul campo. È l’incontro tra sapere scientifico e sapere tradizionale a permettere di ricostruire l’identità e la presenza di specie tanto rare.

Un dito lunghissimo per una caccia speciale

La caratteristica più curiosa dell’Arfak triok è il quarto dito della mano, straordinariamente allungato: può essere lungo il doppio delle altre dita. L’animale lo usa come uno strumento di precisione per estrarre dal legno le larve degli insetti xilofagi, cioè quelli che scavano gallerie nel tronco.

È una strategia che ricorda quella di altri animali specializzati, capaci di “pescare” prede nascoste grazie a dita affusolate e sensibili. Una soluzione elegante per raggiungere una risorsa alimentare che pochi altri riescono a sfruttare.

Vegetazione lussureggiante della giungla tropicale
La giungla della penisola di Vogelkop è ancora in gran parte da esplorare.

Dove vive: le foreste della penisola di Vogelkop

L’animale abita le foreste pluviali della penisola di Vogelkop, nella regione occidentale della Nuova Guinea indonesiana, e in particolare l’area dei monti Arfak, da cui prende il nome comune. Si tratta di ambienti remoti, ricoperti di vegetazione fitta, dove sopravvivono ancora molte specie poco conosciute.

Perché è una buona notizia

La conferma che l’Arfak triok non è estinto è incoraggiante per almeno due motivi. Il primo è semplice: c’è una specie in meno nell’elenco di quelle perdute. Il secondo è più profondo: dimostra che alcune regioni del pianeta custodiscono ancora tesori di biodiversità che nemmeno immaginiamo, e che una specie considerata scomparsa può in realtà essere lì, nascosta tra gli alberi.

Questa vicenda si aggiunge a una serie di ritrovamenti che negli ultimi anni hanno riportato “in vita” animali dati per persi, come l’ape gigante di Wallace ritrovata nelle Molucche. Ogni riscoperta è un piccolo promemoria: la natura non ha ancora smesso di stupirci.

Il valore delle collezioni scientifiche

C’è anche una lezione sul metodo. Questa storia mostra quanto siano preziose le collezioni dei musei e il lavoro paziente dei tassonomisti. Un esemplare conservato per decenni, all’apparenza insignificante, può nascondere una scoperta capace di riscrivere ciò che credevamo di sapere. Studiare, catalogare e conservare non è mai tempo perso.

Foresta tropicale avvolta nella nebbia
Ambienti remoti come questi possono ospitare animali creduti scomparsi.

Una speranza per la biodiversità

La riscoperta dell’Arfak triok non risolve da sola le sfide che la fauna selvatica affronta, dalla perdita di habitat ai cambiamenti climatici. Ma è un segnale prezioso: finché continuiamo a esplorare, studiare e proteggere gli ambienti naturali, restano margini per buone notizie. E ogni specie che scopriamo essere ancora viva è un motivo in più per prendercene cura. Per approfondire, puoi leggere il comunicato dell’Australian Museum.

Domande frequenti

Che animale è l’Arfak triok?

È un piccolo marsupiale arboricolo della Nuova Guinea, imparentato con i petauri, lungo circa 17 centimetri (coda esclusa) e dal manto striato di bianco e nero.

Perché si credeva estinto?

Perché era conosciuto solo da frammenti di mandibola trovati in una grotta e risalenti a 7.500-6.000 anni fa. Senza esemplari recenti, era stato classificato come specie scomparsa.

Come è stato riscoperto?

Uno studio del 2026 dell’Australian Museum ha riconosciuto che alcuni esemplari raccolti in natura nel 1992 appartenevano proprio a questa specie, dimostrando che è ancora vivente.

A cosa serve il suo dito allungato?

Il quarto dito, lungo il doppio degli altri, viene usato per estrarre dal legno le larve degli insetti che scavano gallerie nei tronchi.

Dove vive?

Nelle foreste pluviali della penisola di Vogelkop, nella Nuova Guinea indonesiana, soprattutto sui monti Arfak.

Perché è una buona notizia?

Perché una specie considerata perduta è in realtà viva: un segnale di speranza per la biodiversità e la dimostrazione che vale la pena continuare a studiare e proteggere la natura.