I biscotti della fortuna: la vera storia di un dolce che non è cinese

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Li associamo tutti ai ristoranti cinesi: quel biscotto croccante che si spezza a fine pasto per leggere una frase misteriosa. Eppure i biscotti della fortuna non sono affatto cinesi. La loro storia vera passa per il Giappone e per la California, e nasconde perfino una disputa legale tra due città. Ecco come sono nati davvero.

Il biscotto della fortuna è forse il dolce più frainteso del mondo. Chiunque abbia cenato in un ristorante cinese all’estero lo ha ricevuto insieme al conto: una cialda dorata piegata a mezzaluna, con dentro un bigliettino che promette amore, denaro o saggezza. Il paradosso è che, in Cina, questo dolcetto è praticamente sconosciuto. La sua origine va cercata altrove.

Un dolce che in Cina non esiste

Chi visita la Cina cercando i biscotti della fortuna rimane deluso: non fanno parte della tradizione dolciaria locale. Quando negli anni sono stati importati come curiosità “americana”, molti cinesi li hanno guardati con perplessità, considerandoli appunto un prodotto straniero. Insomma, il biscotto che tutti credono cinese è nato lontano dalla Cina.

Le vere origini: il Giappone

Le tracce più antiche di questo dolce portano al Giappone. Già nel XIX secolo, nelle botteghe vicine ai templi di Kyoto, si vendevano dei biscotti chiamati tsujiura senbei, cioè “cracker dell’oroscopo”.

I “tsujiura senbei” di Kyoto

Erano diversi da quelli che conosciamo oggi: più grandi, di colore più scuro, insaporiti con sesamo e miso invece che con vaniglia e zucchero. Anche il bigliettino c’era, ma veniva infilato nella piega esterna del biscotto, non nella cavità interna. Il concetto, però, era già tutto lì: un dolce da spezzare per scoprire un piccolo presagio.

Un biscotto della fortuna spezzato con il messaggio
Dentro ogni cialda ripiegata si nasconde un bigliettino con una frase.

L’arrivo in California

Il salto verso l’America avvenne all’inizio del Novecento, grazie agli immigrati giapponesi stabilitisi sulla costa occidentale degli Stati Uniti. A San Francisco, uno dei nomi spesso citati è quello di Makoto Hagiwara, che gestiva il celebre Giardino del Tè giapponese del Golden Gate Park: qui, intorno agli anni Dieci del secolo, i biscotti sarebbero stati serviti agli ospiti. A produrli erano piccole pasticcerie giapponesi della città.

La ricetta, nel frattempo, cambiava: il sapore si faceva più dolce e delicato, adatto ai gusti americani, e il biglietto finiva ordinatamente all’interno della cialda ripiegata.

San Francisco contro Los Angeles

Come per molti cibi di successo, non manca la disputa sulla paternità. Oltre a San Francisco, anche Los Angeles rivendica l’invenzione: qui si racconta che David Jung, fondatore di un’azienda di noodle, avrebbe iniziato a distribuire biscotti con messaggi di incoraggiamento intorno al 1918.

Il “processo” del 1983

La contesa arrivò addirittura in una sorta di tribunale simbolico. Nel 1983 un finto processo storico, celebrato a San Francisco, si concluse dando ragione alla città della baia. Un verdetto scherzoso, certo, ma che testimonia quanto entrambe le città tengano a questa piccola gloria gastronomica.

Come sono diventati “cinesi”

Se il biscotto è di radice giapponese, perché oggi lo troviamo nei ristoranti cinesi? La risposta ha a che fare con un capitolo doloroso della storia americana. Durante la Seconda guerra mondiale, molti cittadini statunitensi di origine giapponese furono internati e le loro attività, comprese le pasticcerie che producevano i biscotti, chiusero.

Furono allora i ristoranti gestiti da cinesi-americani ad adottare e diffondere il dolcetto, che finì così per legarsi indissolubilmente alla cucina cinese servita negli Stati Uniti. Un’associazione nata quasi per caso, ma diventata un’abitudine planetaria.

Biscotti della fortuna ammucchiati su un tavolo
Oggi se ne producono miliardi di esemplari ogni anno, soprattutto negli Stati Uniti.

Dall’artigianato alla macchina

All’inizio i biscotti si piegavano a mano, uno per uno, ancora caldi, con un lavoro delicato e faticoso. La svolta arrivò con l’invenzione di macchine capaci di cuocere, riempire e ripiegare automaticamente le cialde, permettendo una produzione su vasta scala. Oggi se ne fabbricano miliardi di esemplari ogni anno, in gran parte destinati al mercato statunitense.

Che sapore hanno davvero

Il biscotto moderno è una cialda sottile e croccante, aromatizzata soprattutto alla vaniglia, con una nota di burro e zucchero. Poco a che vedere con gli antenati giapponesi al sesamo e miso, dal gusto più deciso e “salato”. È un esempio perfetto di come un cibo, viaggiando da un Paese all’altro, si trasformi per adattarsi ai palati locali, un po’ come è accaduto ad altri piatti nati per caso e poi diventati globali.

Biscotto della fortuna con bigliettino accanto a una tazza di tè
L’antenato giapponese era servito con il tè e insaporito al sesamo.

Il biglietto che fece vincere alla lotteria

C’è anche un episodio curioso che ha reso celebri questi dolcetti. Nel 2005, negli Stati Uniti, un numero insolitamente alto di giocatori vinse un premio importante di una grande lotteria: molti di loro avevano scelto le combinazioni numeriche stampate sul retro dei bigliettini dei biscotti della fortuna. Un caso che mandò in confusione gli organizzatori, convinti in un primo momento di essere di fronte a una frode.

Curiosità sui biscotti della fortuna

La documentazione delle origini giapponesi si deve anche al paziente lavoro di ricercatori che hanno rintracciato le antiche botteghe di Kyoto e le loro cialde con l’oroscopo. Oggi il biscotto della fortuna resta un piccolo malinteso culturale servito su milioni di tavoli: giapponese di nascita, americano di formazione e “cinese” solo per adozione. Per approfondire la storia, è utile la ricostruzione pubblicata dal New York Times.

Domande frequenti

I biscotti della fortuna sono cinesi?

No. In Cina sono praticamente sconosciuti come tradizione. Le loro radici affondano in Giappone e la loro diffusione moderna è avvenuta negli Stati Uniti.

Dove sono nati davvero?

L’antenato è il biscotto giapponese tsujiura senbei, venduto vicino ai templi di Kyoto nel XIX secolo, con un bigliettino di buon auspicio nella piega.

Come sono arrivati in America?

Li portarono gli immigrati giapponesi in California all’inizio del Novecento, servendoli in giardini del tè e pasticcerie di San Francisco e Los Angeles.

Perché li troviamo nei ristoranti cinesi?

Durante la Seconda guerra mondiale le attività giapponesi chiusero a causa degli internamenti; furono i ristoranti cinesi-americani a diffondere il dolce, legandolo alla loro cucina.

Che sapore hanno?

Oggi sono cialde croccanti alla vaniglia, con burro e zucchero. Gli antenati giapponesi erano invece aromatizzati con sesamo e miso.

Chi ha inventato il biscotto della fortuna?

Non c’è un unico inventore: se lo contendono figure legate a San Francisco e a Los Angeles. Un finto processo del 1983 assegnò simbolicamente il primato a San Francisco.