Il rospo di Suriname: l’anfibio che cova i figli nella schiena

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Immagina un anfibio piatto come una foglia caduta, con la testa triangolare e gli occhi minuscoli, che invece di deporre le uova in uno stagno se le porta incastonate nella pelle della schiena. È il rospo di Suriname (Pipa pipa), una delle creature più straordinarie e sorprendenti delle acque amazzoniche. Il suo modo di riprodursi è così insolito da sembrare inventato, eppure è tutto vero e perfettamente documentato dagli zoologi.

Chi è il rospo di Suriname

Il rospo di Suriname vive nelle acque lente e torbide del bacino amazzonico, tra Suriname, Guyana, Brasile, Colombia e Perù. A dispetto del nome comune non è un vero rospo terrestre: appartiene alla famiglia dei Pipidi, un gruppo di anfibi completamente acquatici che raramente lasciano l’acqua. Trascorre quasi tutta la vita sul fondo di fiumi, paludi e pozze fangose, mimetizzato tra foglie morte e detriti.

Il suo aspetto è inconfondibile. Il corpo è appiattito come una frittella, di colore bruno-fango, e può raggiungere i 10-20 centimetri di lunghezza. La testa è larga e triangolare, con occhi piccolissimi e privi di palpebre. Questa forma piatta non è un capriccio dell’evoluzione: rende l’animale quasi invisibile quando resta immobile sul fondale, in attesa di una preda o al riparo dai predatori.

Un corpo costruito per l’acqua

Ogni dettaglio del rospo di Suriname racconta un adattamento alla vita subacquea. Le zampe posteriori sono grandi e completamente palmate, veri e propri remi che lo spingono nell’acqua. Le zampe anteriori, invece, non hanno la membrana: terminano con dita sottili che portano all’estremità piccole appendici a forma di stella.

Queste “stelline” sensoriali sono organi tattili raffinatissimi. Nell’acqua fangosa dell’Amazzonia la vista serve a poco, così l’animale esplora il fondale muovendo le dita e percependo il minimo movimento di gamberetti, vermi e piccoli pesci. È un cacciatore che tocca il mondo invece di guardarlo.

Natura della foresta pluviale amazzonica
Fiumi, paludi e foreste dell’Amazzonia sono l’habitat del rospo di Suriname. Foto: Tabitha Favor / Pexels

Niente lingua, niente denti: come mangia

Come altri Pipidi, il rospo di Suriname non ha lingua. Per catturare le prede usa una tecnica chiamata alimentazione per aspirazione: apre di scatto la grande bocca e allarga la gola, creando una depressione che risucchia dentro acqua e cibo in una frazione di secondo. Le prede più grandi vengono afferrate anche con le dita anteriori e spinte verso la bocca.

Lungo i fianchi corre inoltre la cosiddetta linea laterale, lo stesso organo di senso che troviamo nei pesci: una serie di recettori che avvertono le vibrazioni e i movimenti dell’acqua. Grazie a questo sistema l’anfibio “sente” un pesciolino avvicinarsi anche al buio più completo.

La riproduzione più incredibile del mondo animale

È qui che il rospo di Suriname entra nella leggenda. Durante il corteggiamento, che avviene interamente in acqua, il maschio afferra la femmina in una presa detta amplesso e i due iniziano una serie di lente capriole verso la superficie e di nuovo verso il fondo.

A ogni capriola la femmina rilascia alcune uova, che il maschio feconda e spinge con delicatezza contro il dorso della compagna. Nel giro di poche ore la pelle della schiena, stimolata da ormoni, comincia a gonfiarsi e a crescere attorno a ciascun uovo, fino a inglobarlo completamente. Al termine del processo la femmina porta sul dorso da 60 a oltre 100 uova, ognuna chiusa nella propria minuscola tasca di pelle.

Una gestazione sotto pelle

Da quel momento il dorso della femmina si trasforma in una sorta di nido vivente, con un aspetto simile a un favo o a una spugna. All’interno di ogni tasca l’uovo si sviluppa protetto e nutrito. La cosa più sorprendente è che, nella maggior parte dei casi, i piccoli non attraversano una fase di girino libero e nuotante come le rane comuni: la metamorfosi avviene interamente dentro la pelle materna.

Ambiente acquatico tropicale con vegetazione
Nelle acque lente e torbide il mimetismo è l’arma migliore. Foto: Climber Satoh / Pexels

La nascita: piccoli già formati

Dopo circa tre o quattro mesi il momento è arrivato. Le tasche si aprono e dal dorso della madre emergono decine di rospetti in miniatura, già perfettamente formati, con le zampe e la caratteristica forma piatta degli adulti. Escono uno alla volta, a volte a scatti, in una scena che affascina e allo stesso tempo mette a disagio chi ha paura dei piccoli buchi ravvicinati. Poco dopo la madre cambia lo strato superficiale della pelle e torna liscia, pronta per un nuovo ciclo.

Questa strategia riproduttiva, chiamata dagli studiosi cova dorsale, offre un vantaggio enorme: le uova sono al riparo da pesci e insetti predatori per tutto lo sviluppo, e i piccoli vengono al mondo già in grado di nuotare e cacciare. Puoi approfondire l’anatomia e la biologia della specie sulla scheda dedicata di Animal Diversity Web, curata dal Museo di Zoologia dell’Università del Michigan.

Un cantore silenzioso ma non muto

Pur non avendo corde vocali come le rane terrestri, il maschio del rospo di Suriname produce suoni sott’acqua. Lo fa grazie a una struttura ossea mobile nella gola, che fa scattare come un interruttore per emettere una serie di clic metallici. È il richiamo con cui attira la femmina durante la stagione degli amori: un rumore che si propaga nell’acqua e che i ricercatori hanno registrato per studiarne il comportamento.

Perché la sua pelle fa tanto effetto

Le immagini della schiena piena di piccole cavità sono diventate un classico di internet, spesso associate alla tripofobia, il disagio istintivo che alcune persone provano davanti a gruppi di fori ravvicinati. È bene chiarire che si tratta di una reazione soggettiva e non di un pericolo: la struttura è semplicemente il nido cutaneo in cui crescono i piccoli. Al di là dell’impatto visivo, resta uno degli esempi più affascinanti di cura parentale del regno animale.

Conservazione e ambiente

Al momento il rospo di Suriname non è considerato una specie a rischio: ha un’ampia distribuzione e popolazioni stabili. Come per tutti gli anfibi, però, il suo futuro dipende dalla salute delle zone umide amazzoniche, minacciate da deforestazione, inquinamento delle acque e cambiamenti climatici. Proteggere questi ambienti significa salvaguardare un patrimonio di biodiversità di cui conosciamo ancora solo una parte.

Se ti appassionano gli anfibi dalle strategie sorprendenti, leggi anche il nostro articolo sulla rana di vetro, l’anfibio dal ventre trasparente.

Paesaggio naturale tropicale rigoglioso
Proteggere le zone umide significa salvaguardare specie uniche come questa. Foto: Meryl Cusinato / Pexels

Domande frequenti sul rospo di Suriname

Il rospo di Suriname è velenoso?

No, non è tra gli anfibi pericolosi per l’uomo. Come molti anfibi ha secrezioni cutanee, ma non rappresenta una minaccia e non è noto per una tossicità significativa.

Perché tiene le uova sulla schiena?

È una forma di protezione: incastonando le uova nella pelle, la femmina le tiene al riparo dai predatori acquatici durante tutto lo sviluppo, aumentando le probabilità di sopravvivenza dei piccoli.

I piccoli nascono come girini?

Nella maggior parte dei casi no: la metamorfosi avviene dentro le tasche della pelle materna e i rospetti escono già completamente formati, saltando la fase di girino nuotante libero.

Quanto è grande questo anfibio?

Gli adulti misurano in genere tra i 10 e i 20 centimetri di lunghezza, con un corpo notevolmente appiattito che li rende difficili da distinguere dalle foglie morte sul fondo.

Dove vive il rospo di Suriname?

Abita le acque lente e fangose del bacino amazzonico, in paesi come Suriname, Guyana, Brasile, Colombia e Perù, dove resta quasi sempre immerso.

Come fa a trovare il cibo nell’acqua torbida?

Usa le appendici a forma di stella sulle dita anteriori e la linea laterale lungo i fianchi per percepire i movimenti delle prede, affidandosi al tatto e alle vibrazioni più che alla vista.