Il giorno in cui Gimondi divenne campione del mondo

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Il 2 settembre 1973, sulle strade di Barcellona, un ciclista bergamasco entrava nella leggenda. Felice Gimondi conquistava il titolo di campione del mondo su strada, battendo allo sprint due fuoriclasse assoluti. Fu il coronamento di una carriera straordinaria e uno dei momenti più belli del ciclismo italiano. Ripercorriamo quel giorno e la storia di un campione senza tempo.

Il giorno della gloria mondiale

Barcellona, circuito di Montjuïc. Dopo una corsa durissima, la volata finale mette di fronte tre nomi che valgono un’epoca: Felice Gimondi, il belga Freddy Maertens e lo spagnolo Luis Ocaña. Gimondi, con lucidità e potenza, taglia il traguardo per primo e indossa la maglia iridata, quella bianca con le bande arcobaleno riservata al campione del mondo.

Per l’Italia è una giornata di festa. Il ciclismo, sport popolarissimo nel Paese, ha un nuovo eroe capace di imporsi nella corsa più prestigiosa dedicata ai professionisti su strada.

Chi era Felice Gimondi

Nato a Sedrina, in provincia di Bergamo, nel 1942, Felice Gimondi crebbe respirando aria di bicicletta: la madre faceva la portalettere e lui, da ragazzo, la aiutava proprio pedalando. Passato professionista negli anni Sessanta, si impose subito come un talento raro, capace di eccellere sia nelle corse a tappe sia nelle classiche di un giorno.

La sua figura elegante e la sua compostezza in gara lo resero amatissimo dal pubblico, che lo seguiva con affetto lungo tutta la penisola.

Gruppo di corridori durante una gara di ciclismo su strada
Gruppo di corridori durante una gara di ciclismo su strada

Un palmares da fuoriclasse

Le grandi corse a tappe

Gimondi appartiene a una ristrettissima cerchia di ciclisti capaci di vincere tutti e tre i grandi giri: il Tour de France, il Giro d’Italia e la Vuelta di Spagna. Trionfò al Tour nel 1965, da giovanissimo, sorprendendo tutti. Conquistò poi tre edizioni del Giro d’Italia e una Vuelta, dimostrando una versatilità fuori dal comune.

Le classiche monumento

Oltre alle corse a tappe, il bergamasco vinse alcune tra le classiche più dure del calendario, come la Parigi-Roubaix, il Giro di Lombardia e la Milano-Sanremo. Un bottino che lo colloca tra i più completi corridori della storia.

La rivalità con Eddy Merckx

La carriera di Gimondi fu segnata dal confronto con Eddy Merckx, il campione belga considerato il più forte di sempre. Correre nella stessa epoca del “Cannibale” significava spesso doversi accontentare del secondo posto, eppure Gimondi seppe togliersi grandi soddisfazioni proprio contro di lui.

Quella rivalità sportiva, mai ostile, appassionò milioni di tifosi e contribuì a scrivere pagine memorabili del ciclismo internazionale.

Dettaglio di una bicicletta da corsa d'epoca
Dettaglio di una bicicletta da corsa d’epoca

Il significato della maglia iridata

Il titolo mondiale del 1973 assume un valore speciale proprio perché arrivò in un contesto così competitivo. Vincere la corsa iridata a oltre trent’anni, dopo una carriera già ricchissima, dimostrò la longevità e la classe di un atleta che non conosceva declino. La maglia arcobaleno era il riconoscimento a un campione capace di restare al vertice per oltre un decennio.

Un simbolo dell’Italia che pedala

Gimondi rappresentò molto più di un semplice sportivo. In un’Italia in piena trasformazione, il ciclismo era passione popolare e i suoi protagonisti diventavano modelli. La sobrietà del campione bergamasco, il suo attaccamento al lavoro e la sua correttezza in gara ne fecero un esempio riconosciuto ben oltre il mondo delle due ruote.

Gli anni dopo il ritiro

Conclusa l’attività agonistica nel 1979, Gimondi rimase legato al ciclismo e allo sport, partecipando a eventi e mantenendo un rapporto affettuoso con i tifosi. La sua immagine di uomo pacato e disponibile non venne mai meno. Scomparve nel 2019, lasciando un vuoto profondo nel mondo dello sport italiano.

Strada di montagna percorsa dai ciclisti durante una competizione
Strada di montagna percorsa dai ciclisti durante una competizione

Perché ricordarlo ancora oggi

La vittoria mondiale del 2 settembre 1973 resta uno dei simboli della grandezza del ciclismo italiano. Ricordare Gimondi significa celebrare un’epoca in cui la bicicletta univa il Paese e in cui i campioni erano ammirati per il talento ma anche per lo stile. La sua eredità sportiva continua a ispirare appassionati e giovani corridori.

Per approfondire la biografia completa e il palmares del campione, si può consultare la voce dedicata su Wikipedia. Se ami la storia delle grandi corse, leggi anche il nostro articolo su le vicende del Tour de France.

Domande frequenti

Quando Felice Gimondi vinse il titolo mondiale?

Il 2 settembre 1973, a Barcellona, sul circuito di Montjuïc, battendo allo sprint Freddy Maertens e Luis Ocaña.

Quali grandi giri ha vinto Gimondi?

Gimondi è uno dei pochi corridori ad aver vinto tutti e tre i grandi giri: Tour de France (1965), Giro d’Italia (tre volte) e Vuelta di Spagna.

Chi era il suo grande rivale?

Il belga Eddy Merckx, considerato il ciclista più forte di sempre, con cui Gimondi condivise l’epoca d’oro del ciclismo.

Cosa rappresenta la maglia iridata?

È la maglia bianca con le bande arcobaleno che indossa il campione del mondo su strada per l’intera stagione successiva alla vittoria.

Dove nacque Felice Gimondi?

Nacque a Sedrina, in provincia di Bergamo, nel 1942, in una famiglia legata al mondo della bicicletta.

Quando si è ritirato dalle corse?

Concluse la carriera professionistica nel 1979, dopo oltre quindici anni ai vertici del ciclismo mondiale.