Come si forma l’arcobaleno e chi ha scelto i suoi colori

Aggiornato il

Novità · La rivista mensileCuriosando si impara® N. 1 · Ottobre 2026Fantasmi, mostri e misteri svelati! 48 pagine di curiosità e giochi per tutta la famiglia.Scoprila da 1,99 € →
Condividi l'articolo

L’arcobaleno si forma quando la luce del Sole entra in una goccia di pioggia, si piega, rimbalza sul fondo della goccia e ne esce piegandosi ancora, separata nei suoi colori. E quei colori sono sette soltanto perché Isaac Newton volle che fossero come le note musicali.

Per vederlo servono due cose insieme: il Sole basso alle tue spalle e la pioggia davanti a te. Per questo gli arcobaleni più belli arrivano a fine pomeriggio, quando il temporale se ne va verso est e il Sole torna fuori a ovest. A mezzogiorno d’estate, con il Sole alto, non ne vedrai quasi mai uno.

Come fa una goccia a diventare un prisma?

La luce bianca è un miscuglio di colori. Quando passa dall’aria all’acqua rallenta e cambia strada, ma non tutti i colori sterzano allo stesso modo: il violetto si piega più del rosso. Dentro la goccia, che tra l’altro non ha la forma di una goccia, la luce batte sulla parete opposta, torna indietro e, uscendo, si apre a ventaglio. Ogni goccia ti manda un solo colore, quello che arriva al tuo occhio dall’angolo giusto. Le gocce più in alto ti mandano il rosso, quelle più in basso il violetto. Milioni di gocce, ciascuna con il suo colore, disegnano l’arco.

L’angolo è sempre lo stesso, circa 42 gradi attorno al punto esattamente opposto al Sole, quello dove cade l’ombra della tua testa. È per questo che l’arco è un pezzo di cerchio. Da terra l’orizzonte ne taglia la metà inferiore, ma da un aereo o dalla cima di una montagna capita di vederlo intero, come un anello.

C’è una conseguenza che pochi notano: l’arcobaleno che vedi tu è solo tuo. Chi ti sta accanto riceve la luce da altre gocce, quindi guarda un arcobaleno leggermente diverso. E la sua fine non si raggiunge mai, perché si sposta con te. La pentola d’oro irlandese è al sicuro.

Chi ha deciso che i colori sono sette?

Newton, nella seconda metà del Seicento, scompose la luce con i prismi e nelle prime lettere agli altri scienziati parlò di cinque colori: rosso, giallo, verde, blu e violetto. Poi ne aggiunse due, l’arancione e l’indaco. Il motivo era più filosofico che ottico: credeva in un’armonia del mondo e voleva che i colori corrispondessero alle sette note della scala musicale. La storia dei colori aggiunti la racconta bene questo approfondimento.

In realtà l’arcobaleno è una sfumatura continua, senza confini. Prova a indicare con il dito dove finisce il blu e comincia l’indaco: non ci riesce nessuno. Molti fisici oggi l’indaco lo considerano una tonalità di blu, e c’è chi conta sei colori. L’ordine invece non si discute: rosso fuori, violetto dentro. Anche il rosso degli alberi in autunno ha una spiegazione, ma è chimica: la trovi in perché le foglie diventano rosse prima di cadere.

Il secondo arco e la striscia buia

A volte sopra il primo arcobaleno ne compare un altro, più largo e più pallido. Lì la luce ha fatto due rimbalzi dentro la goccia invece di uno, e i colori escono capovolti: rosso dentro, violetto fuori. Guarda bene il cielo tra i due archi: è più scuro del resto. Si chiama banda di Alexander, dal filosofo greco che la descrisse quasi duemila anni fa. Con la luna piena e la pioggia può nascere perfino un arcobaleno notturno, così debole che all’occhio sembra bianco, anche se le foto a lunga esposizione ne rivelano i colori.

L’arcivescovo che spiegò l’arcobaleno

Prima di Newton e di Cartesio, a spiegare il percorso della luce dentro le gocce fu un uomo di Chiesa. Marcantonio De Dominis era nato ad Arbe, in Dalmazia, allora terra veneziana, ed era diventato arcivescovo di Spalato. Nel 1611 pubblicò a Venezia un trattato sulla luce, sulle lenti e sull’iride, cioè l’arcobaleno, in cui descriveva la rifrazione nelle gocce di pioggia. Newton stesso gli riconobbe il merito.

La sua vita andò peggio della sua ottica. Le sue idee sulla Chiesa lo portarono in Inghilterra, poi di nuovo a Roma, dove fu arrestato e rinchiuso in Castel Sant’Angelo. Morì in prigione nel 1624, prima della sentenza. Il processo continuò lo stesso, contro il cadavere. Lo racconta il Dizionario Biografico Treccani: il 21 dicembre di quell’anno, in Campo de’ Fiori, il boia bruciò il suo corpo, il suo ritratto e i suoi libri.

L’uomo che spiegò l’arcobaleno bruciò nella piazza di Giordano Bruno.

Fonti

Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani: Marcantonio De Dominis

Royal Meteorological Society: How are rainbows formed?

Sky TG24, Gabriele De Palma: Arcobaleno, cos’è, come si forma e da cosa dipendono i suoi colori

Colour Literacy Project: Rainbows and spectrum

Ultimo aggiornamento: 17 ottobre 2026