Per salutare Voyager 1 presto servirà un giorno intero

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Il 18 novembre Voyager 1 diventerà la prima cosa costruita da esseri umani così lontana che la luce, per raggiungerla, impiega un giorno intero. Se un ingegnere le manda un comando a colazione, la sonda lo riceve il giorno dopo a colazione, e la risposta torna a casa quello dopo ancora.

Per avere un’idea della scala: un segnale verso la Luna arriva in poco più di un secondo. Una telefonata a Voyager, invece, è diventata una corrispondenza a cavallo di tre giorni, come le lettere dei nonni.

Come si arriva così lontano senza benzina?

Voyager 1 è stata lanciata dalla Florida a fine estate del 1977, due settimane dopo la gemella Voyager 2 (sì, la numero uno è partita per seconda: aveva una strada più corta verso Giove). Da allora non ha mai frenato. Ha sfiorato Giove e Saturno, ha usato la loro gravità come una fionda e si è lanciata fuori dal Sistema solare. Da qualche anno ha superato il confine oltre il quale il vento del Sole si spegne e comincia lo spazio tra le stelle.

Il traguardo del giorno luce è puramente simbolico. La NASA, nella pagina dedicata a cosa significa davvero un giorno luce, lo dice senza giri di parole: a bordo non cambierà nulla, e la sonda non si accorgerà di niente. Siamo noi, a terra, a sentire il peso di quella distanza.

Parlare con qualcuno che risponde dopo due giorni

Chi lavora al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena conosce bene quel silenzio. Ogni ordine va scritto, controllato e spedito sapendo che l’eventuale errore si scoprirà solo due giorni dopo. Non esiste il «provo e vedo».

Il mese scorso il silenzio è durato più del previsto. A metà ottobre, per due giorni di fila, le grandi antenne che ascoltano Voyager non hanno sentito niente. Il segnale è ricomparso da solo il giorno dopo: un gruppo di piccoli razzi per l’orientamento si era spento, quelli di riserva avevano preso il loro posto e la sonda si era messa in modalità di sicurezza per conto suo. Kareem Badaruddin, responsabile della missione, ha commentato sul diario di bordo della NASA che a questo punto della missione «bisogna aspettarsi l’inaspettato». Cosa abbia causato il guasto, i tecnici non lo sanno ancora.

Il resto della vita a bordo è un esercizio di risparmio. Voyager funziona grazie a una piccola batteria nucleare che ogni anno si indebolisce un po’. Per tirare avanti gli ingegneri spengono strumenti uno alla volta, come chi in una casa fredda chiude le stanze che non usa. A settembre hanno sostituito in un colpo solo tre apparecchi che la tengono al caldo con altri che consumano meno, un’operazione che in squadra hanno soprannominato «Big Bang».

E Voyager 2?

La gemella, che ha fatto il giro lungo passando da Urano e Nettuno, arriverà allo stesso traguardo solo nel 2035, sempre che sia ancora accesa. Molto probabilmente non lo sarà: tutti e due i trasmettitori potrebbero tacere ben prima. Voyager 1 resterà quindi a lungo l’unico oggetto umano a un giorno luce da casa, almeno finché qualcuno non costruirà qualcosa di più veloce, magari spinto da una vela solare.

Se ti è venuta voglia di conoscere il resto della sua storia, abbiamo raccolto le cose più strane sulle due Voyager. E se pensi che lo spazio giochi brutti scherzi alle distanze, guarda perché la Luna sembra enorme quando sorge.

Per l’occasione la NASA ha lanciato un invito a chiunque abbia una torcia. La sera del 17 novembre, dopo il tramonto, si può puntare la luce verso il cielo e lampeggiare in codice Morse tre lettere: V, G, R, il nome in codice con cui i tecnici chiamano la missione. Nessuna di quelle luci la raggiungerà prima di un giorno intero.

Ma partiranno nella direzione giusta.

Fonti

NASA Science, Voyager 1: What Is a Light-Day
NASA Voyager blog, Voyager 1 Conserves Power, Resolves Brief Communications Pause
NASA Science, Shine Bright for Voyager’s Light-Day

Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2026