L’Uomo che Vendette la Luna per 5 Dollari: James Mangan, la Nazione dello Spazio e il Caso che Mise in Crisi la NASA

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Nel 1948, molto prima che l’uomo mettesse piede sulla Luna, quando lo spazio era ancora un territorio di fantasia e romanzi di fantascienza, un uomo americano fece qualcosa di davvero insolito. Si chiamava James T. Mangan, non era uno scienziato né un astronauta, ma un ex dirigente d’azienda con una grande passione per le idee fuori dagli schemi. La sua storia è reale e documentata, ed è una delle più strane vicende legate agli inizi della corsa allo spazio.

Mangan viveva negli Stati Uniti nel periodo immediatamente successivo alla Seconda guerra mondiale. In quegli anni il mondo stava cambiando rapidamente e iniziava a guardare oltre l’atmosfera terrestre. Proprio nel 1948, Mangan annunciò la fondazione della Nation of Celestial Space, la Nazione dello Spazio Celeste. Secondo il suo ragionamento, tutto ciò che si trovava oltre l’atmosfera non apparteneva legalmente a nessuno. E se non apparteneva a nessuno, poteva essere rivendicato.

Seguendo questa logica, Mangan dichiarò di essere il proprietario dello spazio extra-atmosferico. Registrò la sua pretesa presso studi notarili, scrisse una sorta di costituzione e si autoproclamò rappresentante dell’umanità nello spazio. Naturalmente nessun governo riconobbe mai questa “nazione”, ma dal punto di vista formale Mangan sfruttò un vuoto legale reale: all’epoca non esistevano leggi internazionali che regolassero la proprietà dello spazio.

Negli anni successivi, Mangan iniziò a distribuire e vendere certificati simbolici che dichiaravano il possesso di porzioni di spazio e, in alcuni casi, anche della Luna. Il prezzo era basso, circa 5 dollari. Chi li acquistava riceveva un documento elegante, più simile a una curiosità che a un vero atto legale. Per molti era uno scherzo, per altri un’idea romantica. Alcuni di questi certificati esistono ancora oggi e sono conservati come oggetti storici.

Per diversi anni l’iniziativa di Mangan rimase una stravaganza senza conseguenze concrete. La situazione cambiò alla fine degli anni Cinquanta, quando la corsa allo spazio divenne improvvisamente reale. Nel 1957 l’Unione Sovietica lanciò lo Sputnik, il primo satellite artificiale della storia. Poco dopo, anche gli Stati Uniti iniziarono a investire seriamente nello spazio, portando alla nascita della NASA nel 1958.

A quel punto Mangan tornò a far parlare di sé. Convinto che i satelliti stessero attraversando un territorio che lui dichiarava di possedere, inviò lettere di protesta ai governi degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica. Accusava le superpotenze di violare la sua presunta proprietà. Le sue richieste non furono mai prese sul serio, ma misero in evidenza un problema reale: mancava una regolamentazione chiara sullo spazio.

Questa situazione contribuì, anche se in modo indiretto, alla nascita di un accordo fondamentale: il Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico del 1967. Il trattato stabilì che lo spazio, la Luna e gli altri corpi celesti non possono essere posseduti né da stati né da individui. Da quel momento, qualsiasi pretesa di proprietà privata nello spazio divenne priva di valore legale.

James T. Mangan morì nel 1970, un anno dopo lo storico sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna. Non vide mai riconosciuta la sua “nazione”, ma lasciò una storia unica e reale. Una storia che dimostra come l’esplorazione spaziale non sia fatta solo di razzi e tecnologia, ma anche di persone eccentriche, idee audaci e vuoti legali che, per un breve periodo, fecero davvero discutere il mondo su chi potesse possedere lo spazio.

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