L’8 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale del tumore ovarico. In Italia il momento è segnato da una campagna di sensibilizzazione che porta il nome di un colore: Mi illumino di tiffany. Decine di monumenti — palazzi pubblici, fontane, torri storiche, basiliche — si tingono di verde acqua per una notte. È un gesto simbolico ma soprattutto un invito: parlare di una malattia che, ancora oggi, viene diagnosticata troppo tardi nel 70% dei casi.
Cos’è il tumore ovarico
Il tumore ovarico è una neoplasia che origina dalle cellule delle ovaie, gli organi riproduttivi femminili che producono gli ovuli e gli ormoni estrogeno e progesterone. Esistono diverse forme — epiteliali, germinali, stromali — ma la più frequente, circa il 90% dei casi, è il carcinoma sieroso di alto grado, che origina spesso non dall’ovaio in senso stretto, bensì dalle tube di Falloppio. Per questo motivo, negli ultimi anni, la comunità scientifica parla più correttamente di tumore «tubo-ovarico».
In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 5.300 nuovi casi, secondo i dati AIRTUM-AIOM. È il decimo tumore più frequente nelle donne, ma il quinto per mortalità femminile. La sopravvivenza a cinque anni si ferma intorno al 43%, contro l’88% del tumore al seno: una differenza enorme spiegata quasi interamente dalla diagnosi tardiva.
Perché si chiama il «killer silenzioso»
L’ovaio si trova in profondità nella pelvi, lontano dalla parete addominale. Un tumore può crescere per mesi, raggiungere dimensioni notevoli e diffondersi al peritoneo prima di dare sintomi riconoscibili. Quando i sintomi compaiono, sono spesso aspecifici: gonfiore addominale persistente, sensazione di sazietà precoce, dolore pelvico vago, alterazioni dell’alvo, difficoltà a urinare. Sintomi che molte donne — e molti medici — attribuiscono inizialmente a problemi gastrointestinali, stress o cambiamenti ormonali.

I segnali a cui prestare attenzione
Le linee guida internazionali suggeriscono di consultare il medico se uno o più di questi sintomi compaiono per oltre tre settimane consecutive in modo nuovo o insolito.
Sintomi sentinella
- Gonfiore addominale persistente e progressivo
- Difficoltà a mangiare o sazietà precoce
- Dolore pelvico o addominale ricorrente
- Aumento della frequenza urinaria o urgenza minzionale
- Stanchezza che non passa con il riposo
- Alterazioni dell’alvo non spiegate
Nessuno di questi sintomi è specifico, ma la combinazione e la persistenza giustificano un consulto medico ed eventuali approfondimenti.
Mi illumino di tiffany: la campagna italiana
Il nome della campagna richiama il celebre azzurro-verde delle scatole della gioielleria Tiffany, ma il colore ufficiale del tumore ovarico è in realtà il teal, una sfumatura tra il blu e il verde acqua. La campagna, promossa dall’associazione ALTo (Acting on Lights to fight ovarian cancer), coinvolge ogni anno decine di città italiane.
L’8 maggio 2026, monumenti e edifici istituzionali da Nord a Sud cambiano colore per una notte: la facciata del Palazzo Madama a Roma, la Torre del Mangia a Siena, il Maschio Angioino a Napoli, il Palazzo Thun di Trento, la Mole Antonelliana di Torino e tanti altri si vestono di tiffany. È un modo per occupare lo spazio pubblico, attirare l’attenzione, costringere chi cammina per strada a chiedersi: «Perché stasera quella luce è verde?».
I fattori di rischio
Nessuna donna è completamente al riparo, ma alcuni fattori aumentano la probabilità di sviluppare un tumore ovarico.
Fattori riconosciuti
- Età: la maggior parte dei casi viene diagnosticata dopo i 50 anni, con un picco tra i 60 e i 70
- Familiarità: avere parenti di primo grado con tumore ovarico, mammario o del colon
- Mutazioni genetiche BRCA1 e BRCA2: aumentano il rischio fino al 40%
- Sindrome di Lynch: predispone a tumori ginecologici e intestinali
- Terapia ormonale sostitutiva prolungata in menopausa
- Endometriosi: aumenta lievemente il rischio di alcune forme
- Storia personale di mestruazioni precoci o menopausa tardiva
Al contrario, la gravidanza, l’allattamento prolungato e l’uso di contraccettivi orali per più di cinque anni sembrano avere un effetto protettivo. Importante: nessun fattore preso singolarmente determina la malattia. La maggioranza delle donne colpite non ha familiarità nota.

BRCA: il test genetico che può salvare la vita
Le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 — gli stessi resi famosi dal caso di Angelina Jolie — sono responsabili di circa il 15-20% dei tumori ovarici. Il test genetico è oggi raccomandato a tutte le donne con diagnosi di tumore ovarico e ai loro familiari di primo grado. Conoscere il proprio profilo genetico permette di accedere a programmi di sorveglianza intensiva o, nei casi a rischio molto elevato, di valutare interventi di riduzione del rischio come la salpingo-ovariectomia profilattica.
Diagnosi: come avviene
Non esiste oggi uno screening efficace per la popolazione generale, paragonabile alla mammografia per il seno o al pap-test per la cervice. Le linee guida internazionali sconsigliano l’ecografia transvaginale di routine in donne asintomatiche perché porta a troppi falsi positivi. La diagnosi nasce quasi sempre da un sospetto clinico — sintomi persistenti — seguito da:
- Esame pelvico
- Ecografia transvaginale
- Marcatori tumorali: principalmente CA 125, talvolta HE4
- TC o risonanza magnetica per valutare l’estensione
- Biopsia, in genere durante l’intervento chirurgico
Terapie: chirurgia, chemioterapia e nuove molecole
Il trattamento standard prevede una chirurgia di citoriduzione — l’asportazione del massimo volume possibile di malattia — seguita da chemioterapia con platino e taxani. Negli ultimi anni si sono aggiunti farmaci innovativi: gli inibitori di PARP (olaparib, niraparib, rucaparib) hanno cambiato la prognosi delle donne con mutazioni BRCA, prolungando significativamente la sopravvivenza libera da malattia. Il bevacizumab, un anticorpo monoclonale antiangiogenetico, è ormai parte integrante dei protocolli di prima linea.
L’immunoterapia, finora meno efficace nel tumore ovarico rispetto ad altre neoplasie, è oggetto di ricerca attiva. Diversi studi clinici testano combinazioni promettenti.

Il ruolo dei centri di riferimento
La sopravvivenza nel tumore ovarico dipende fortemente da dove si viene curate. Studi italiani e internazionali hanno mostrato che le donne operate in centri ad alto volume — ospedali con ginecologi oncologi specializzati — hanno una sopravvivenza migliore del 20-30% rispetto a chi viene operata in centri non specializzati. Per questo le società scientifiche raccomandano di affidarsi a strutture identificate dalle reti oncologiche regionali.
L’importanza della ricerca e del sostegno alle pazienti
Diverse associazioni italiane lavorano da anni accanto alle pazienti: ACTO Italia, Loto Onlus, Fondazione AIRC. Forniscono informazioni verificate, supporto psicologico, gruppi di auto-aiuto, finanziamenti alla ricerca. Molte campagne di sensibilizzazione, come quella dell’8 maggio, nascono dall’iniziativa di donne che hanno vissuto la malattia in prima persona o hanno perso una madre, una sorella, un’amica.
Cosa significa «illuminarsi di tiffany»
L’idea della «illuminazione tiffany» nasce per rendere visibile una patologia che fatica a entrare nel discorso pubblico. A differenza del rosa di ottobre per il tumore al seno — ormai patrimonio collettivo — il colore teal del tumore ovarico resta poco riconosciuto. Le campagne di illuminazione vogliono colmare questo divario, dando una forma visiva a una causa che ha bisogno di essere nominata. Una luce verde acqua sulla facciata di un palazzo significa: «Questa malattia esiste, parlatene, controllatevi, sostenete la ricerca».
Domande frequenti
Perché si celebra l’8 maggio?
L’8 maggio è la data scelta a livello internazionale dalla World Ovarian Cancer Coalition per la giornata mondiale dedicata al tumore ovarico, istituita nel 2013 per aumentare la consapevolezza globale.
Quali sono i sintomi iniziali del tumore ovarico?
I sintomi iniziali sono spesso aspecifici: gonfiore addominale persistente, sazietà precoce, dolore pelvico, alterazioni urinarie. Quando si ripetono per più di tre settimane in modo nuovo, è opportuno consultare un medico.
Esiste uno screening per il tumore ovarico?
No. A differenza del seno e della cervice uterina, non esiste oggi uno screening raccomandato per la popolazione generale. Le donne con familiarità o mutazioni BRCA possono accedere a programmi di sorveglianza personalizzati.
Cosa sono le mutazioni BRCA?
BRCA1 e BRCA2 sono geni che normalmente proteggono dalle mutazioni cancerose. Quando sono difettosi ereditariamente, aumentano il rischio di tumore ovarico e mammario. Il test genetico è raccomandato dopo una diagnosi e per i familiari di primo grado.
Quale è la sopravvivenza?
La sopravvivenza a cinque anni è circa del 43% in Italia, ma sale al 90% quando la malattia viene diagnosticata in stadio iniziale. Da qui l’importanza della consapevolezza e della diagnosi precoce.
Cosa posso fare per sostenere la causa?
Si può sostenere la ricerca con donazioni alle associazioni dedicate, condividere informazioni verificate sui social, partecipare alle iniziative locali dell’8 maggio, parlare apertamente della malattia con amiche e familiari per ridurre lo stigma.
Avviso: queste informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. In caso di sintomi sospetti consulta sempre un medico o uno specialista.
Fonti: Organizzazione mondiale della sanità, dati AIRTUM-AIOM. Per altre giornate mondiali dedicate alla salute, leggi anche la giornata della Croce Rossa.
