Negli oceani della Terra si nascondono circa 20 milioni di tonnellate di oro. Una cifra che, a memoria, sembra inventata: vale infatti diverse volte tutto l’oro mai estratto dalle miniere nella storia umana. Eppure è un dato reale. Allora perché nessuno lo prende? La risposta è una piccola lezione di chimica, economia e fisica del mare.
Quanto oro c’è davvero nel mare
Le stime del National Ocean Service degli Stati Uniti, sulla base di misurazioni di campioni di acqua marina raccolti in varie zone del pianeta, indicano una concentrazione media di circa 13 miliardesimi di grammo di oro per litro. Considerando che gli oceani contengono circa 1,4 miliardi di chilometri cubi d’acqua, il calcolo finale supera i 20 milioni di tonnellate di oro disciolto.
A questa cifra va aggiunto l’oro presente nei sedimenti del fondale marino, sotto forma di particelle solide intrappolate nel fango e nelle rocce. Studi geologici hanno stimato che potrebbero esserci diversi milioni di tonnellate ulteriori, ma non sempre raggiungibili. In totale, parliamo di una quantità di metallo prezioso che, se estratta, basterebbe per dare circa due chili e mezzo d’oro a ogni essere umano del pianeta.

Perché nessuno lo estrae
Se conosciamo la cifra da decenni, perché non c’è una corsa all’oro marino? La risposta è semplice: estrarlo costerebbe più di quanto vale. La concentrazione è talmente bassa che, per ottenere un solo grammo di oro, bisognerebbe trattare decine di milioni di litri di acqua di mare. Servirebbero filtri costosi, energia in grande quantità, impianti enormi.
Calcoli accurati pubblicati da chimici e ingegneri ambientali stimano che il costo di un grammo di oro così estratto sarebbe centinaia, se non migliaia di volte superiore al suo prezzo di mercato. Nessuna impresa, oggi, può permettersi un’operazione del genere senza andare incontro a perdite enormi.
Una concentrazione minuscola
Per dare un’idea: in un litro d’acqua di mare ci sono molti più atomi di sodio, potassio, magnesio e cloro che di oro. La concentrazione di oro è circa cento miliardi di volte inferiore a quella del sale comune. Vederlo, a occhio nudo, è del tutto impossibile.
Il sogno antico di trasformare il mare in tesoro
L’idea di estrarre oro dall’acqua marina non è recente. Già nell’Ottocento alcuni chimici sostennero di aver trovato il modo di farlo, in particolare il chimico inglese Edward Sonstadt, che pubblicò una stima della concentrazione (in realtà molto sovrastimata) nel 1872. La sua misurazione alimentò speranze e progetti industriali.
Il caso più famoso è quello di Fritz Haber, premio Nobel per la chimica nel 1918 per aver inventato la sintesi industriale dell’ammoniaca. Dopo la Prima guerra mondiale, la Germania era schiacciata dai debiti imposti dal Trattato di Versailles. Haber pensò di salvare l’economia tedesca estraendo oro dall’oceano Atlantico. Lavorò per anni al progetto, dal 1920 al 1926. Quando le sue misurazioni più rigorose mostrarono che la concentrazione reale era mille volte inferiore a quella ipotizzata in passato, capì che l’impresa era impossibile dal punto di vista economico. Abbandonò il progetto e l’idea fu archiviata.

Da dove viene quell’oro
Una domanda che sorge spontanea: come è finito tanto oro nell’acqua di mare? Le fonti sono diverse. Una parte proviene dall’erosione delle rocce terrestri: piogge, fiumi, ghiacciai consumano lentamente le rocce e portano in mare microscopiche tracce di oro disciolto o sospeso. Una seconda fonte sono le sorgenti idrotermali sui fondali oceanici, le cosiddette «black smokers», dove acqua sovrariscaldata estrae metalli dalle rocce vulcaniche e li sputa nell’oceano.
C’è poi una contribuzione molto antica: una piccola parte di oro arriva dai meteoriti che hanno colpito la Terra nelle ere geologiche più remote. La maggior parte dell’oro che oggi troviamo nella crosta terrestre, secondo molti modelli planetari, sarebbe arrivata proprio attraverso impatti meteoritici durante il cosiddetto «bombardamento tardivo», circa quattro miliardi di anni fa.
Si studia ancora come estrarlo, ma per altri motivi
Anche se l’oro marino non sarà mai una miniera commerciale, la ricerca su come catturarlo prosegue per ragioni scientifiche. Diversi gruppi universitari hanno sperimentato materiali porosi, resine a scambio ionico, polimeri funzionalizzati capaci di legare selettivamente atomi di oro in soluzione acquosa. Uno studio pubblicato negli ultimi anni ha mostrato che alcune nuove resine possono raccogliere oro con una sorprendente efficienza, ma sempre con costi che non rendono il processo redditizio.
Il motivo per cui questi studi continuano è duplice. Da un lato, capire la chimica dell’oro in soluzione aiuta a recuperare il metallo da scarti industriali, come i rifiuti elettronici. Dall’altro, le stesse tecnologie possono essere usate per estrarre altri elementi più utili e meno rari ma strategici, come l’uranio o il litio, entrambi presenti in acqua di mare in quantità potenzialmente interessanti.

L’oro nel mare e l’oro nelle nostre tasche
Va detto che, in pratica, l’oro che usiamo come gioiello, riserva di valore o componente elettronico, viene per la quasi totalità da miniere terrestri e dal riciclo. La produzione mondiale di oro si attesta intorno alle 3.000 tonnellate all’anno e l’oro estratto cumulativamente nella storia umana è circa 210.000 tonnellate, una quantità che starebbe in un cubo di poco più di 22 metri di lato.
Confrontare i 20 milioni di tonnellate di oro nei mari con questi 210.000 della storia umana mette in prospettiva quanto sia vasto l’oceano e quanto sia limitato, in confronto, ciò che abbiamo davvero in mano. Se vuoi continuare a scoprire fatti sorprendenti su natura e scienza, sul blog trovi una sezione dedicata alle curiosità verificabili.
Tre cose da ricordare
1. La quantità c’è, ma è troppo diluita
Negli oceani ci sono davvero milioni di tonnellate di oro, ma in concentrazioni così basse che catturarlo richiederebbe filtrare una quantità enorme di acqua, con costi che superano di gran lunga il valore del metallo ottenuto.
2. Fritz Haber ci ha provato sul serio
Negli anni Venti del Novecento un premio Nobel mise in piedi un programma di estrazione per ripagare i debiti di guerra della Germania. Dopo sei anni di lavoro, dovette ammettere che il sogno era irrealizzabile.
3. La ricerca prosegue, ma non per oro
Le tecniche per catturare metalli dal mare sono studiate, ma per ottenere uranio, litio o per recuperare metalli preziosi dai rifiuti elettronici. L’oro marino resta più un esempio didattico che un obiettivo industriale.
Una curiosità che racconta molto
L’oro disciolto nell’oceano è uno di quei fatti che colpiscono la fantasia: parla di abbondanza inaccessibile, di scienza e di limiti dell’ingegno umano. È anche un promemoria utile: non sempre la presenza di una risorsa significa la possibilità di sfruttarla. Tra esistere e poter essere usato c’è di mezzo l’economia, la fisica e qualche volta il buon senso.
Per approfondire i dati ufficiali sulla composizione chimica dell’acqua di mare è disponibile la scheda divulgativa del NOAA, l’ente statunitense per l’oceano e l’atmosfera, che riporta le concentrazioni medie misurate nei principali bacini oceanici.
Domande frequenti sull’oro negli oceani
Quanto oro c’è davvero nei mari?
Le stime parlano di circa 20 milioni di tonnellate di oro disciolto, oltre a una quantità ulteriore presente nei sedimenti del fondale. È una cifra molto superiore a tutto l’oro estratto nella storia.
Perché non viene estratto?
Perché la concentrazione è bassissima, circa 13 miliardesimi di grammo per litro. I costi di filtrazione superano di centinaia di volte il valore del metallo ottenuto.
Da dove proviene quell’oro?
Da erosione delle rocce terrestri, sorgenti idrotermali sui fondali oceanici e, in misura più antica, da impatti di meteoriti durante le ere geologiche remote.
Chi ha provato a estrarlo davvero?
Il caso più famoso è quello di Fritz Haber, premio Nobel, che negli anni Venti tentò di farlo per ripagare i debiti di guerra della Germania, abbandonando dopo aver verificato concentrazioni troppo basse.
L’oro che usiamo viene dai mari?
No. Tutto l’oro commercialmente disponibile viene da miniere terrestri e da riciclo. La produzione annuale globale è di circa 3.000 tonnellate, niente a confronto con quello che resta diluito nell’oceano.
Si potrà mai estrarre in futuro?
In teoria, sì, ma sarebbe necessaria una rivoluzione tecnologica che riduca enormemente i costi. Per ora la ricerca su materiali capaci di catturare metalli dal mare punta a uranio, litio e altri elementi strategici, non all’oro.