Poon Lim, il marinaio che sopravvisse 133 giorni alla deriva su una zattera nell’oceano durante la Seconda Guerra Mondiale

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La storia di Poon Lim è una delle più straordinarie e documentate vicende di sopravvivenza umana mai avvenute. Non è un racconto di fantasia, ma un fatto reale accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale. Un uomo comune, senza addestramento militare, riuscì a restare vivo per 133 giorni alla deriva nell’oceano, completamente solo, affrontando fame, sete, sole implacabile e isolamento totale. Ancora oggi la sua esperienza viene studiata come esempio estremo di resilienza, ingegno e forza mentale.

Chi era Poon Lim

Poon Lim era un marinaio cinese imbarcato come steward civile sulla nave mercantile britannica SS Benlomond. Non era un soldato e non aveva particolari competenze nautiche. Il 23 novembre 1942, mentre la nave navigava nell’Oceano Atlantico meridionale, venne silurata e affondata da un sottomarino tedesco. L’attacco fu improvviso e devastante: la nave colò a picco in pochi minuti e quasi tutto l’equipaggio morì.

Poon Lim riuscì a lanciarsi in mare e a raggiungere una piccola zattera di salvataggio. Fu l’unico sopravvissuto.

Una zattera, l’oceano e il silenzio

La zattera era lunga poco più di due metri. A bordo c’erano poche scorte: un po’ d’acqua, biscotti secchi, cioccolato e una torcia elettrica. Intorno a lui solo mare, senza terra all’orizzonte e senza alcuna certezza di essere salvato. Nei primi giorni Poon Lim razionò tutto con estrema attenzione, sapendo che i soccorsi potevano non arrivare mai.

Quando le provviste finirono, iniziò la vera lotta per la sopravvivenza.

Ingegno estremo per restare vivo

Poon Lim dimostrò una capacità di adattamento fuori dal comune. Smontò la torcia elettrica e usò i fili di rame per costruire una lenza. Un chiodo presente sulla zattera divenne un amo. Con grande pazienza riuscì a pescare piccoli pesci, che mangiava crudi o faceva seccare al sole.

Per combattere la sete, il pericolo più grave in mare aperto, raccolse l’acqua piovana usando teli e contenitori improvvisati. Nei lunghi periodi senza pioggia, arrivò a catturare uccelli marini e a bere il loro sangue per mantenersi idratato. Gesti estremi, ma necessari per restare in vita.

Sopravvivere anche con la mente

Oltre al corpo, Poon Lim dovette proteggere la sua mente. La solitudine totale e il silenzio dell’oceano potevano distruggere chiunque. Per non perdere la lucidità, creò una routine quotidiana: pescare, riparare la zattera, osservare il cielo e il mare. Questo gli permise di dare un senso alle giornate e di non cedere alla disperazione.

Durante i mesi alla deriva avvistò alcune navi, ma nessuna si fermò. In almeno un’occasione fu ignorato deliberatamente, probabilmente a causa dei pregiudizi razziali dell’epoca.

Il salvataggio e l’eredità storica

Dopo 133 giorni in mare, il 5 aprile 1943, Poon Lim venne finalmente avvistato e salvato da pescatori brasiliani al largo della costa del Sud America. Era estremamente magro e provato, ma sorprendentemente in condizioni migliori del previsto.

La sua storia fece il giro del mondo. Le forze navali studiarono le tecniche di sopravvivenza da lui inventate, che influenzarono la progettazione delle moderne zattere di salvataggio. Poon Lim ricevette una medaglia al valore e il suo nome entrò nella storia come l’uomo che sopravvisse più a lungo da solo su una zattera in mare aperto.

Una lezione senza tempo

La vicenda di Poon Lim dimostra che la volontà umana e l’ingegno possono superare limiti che sembrano impossibili. Con pochissimi mezzi e senza certezze, riuscì a trasformare oggetti banali in strumenti di vita. È una storia vera che ancora oggi continua a insegnare quanto l’adattabilità sia una delle risorse più potenti dell’essere umano.