Nel 2023, durante una missione di esplorazione subacquea nel Golfo dell’Alaska a 3.250 metri di profondità, una telecamera filmò una strana sfera dorata aderente al fondale. L’oggetto, soprannominato dai media «golden egg», ha alimentato per tre anni speculazioni di ogni tipo. Oggi gli scienziati hanno trovato la risposta: secondo uno studio della NOAA e dello Smithsonian, si tratta del residuo di un anemone gigante.
Una scoperta che ha incuriosito il mondo
Tutto è cominciato il 30 agosto 2023, durante una missione del programma NOAA Ocean Exploration a bordo della nave Okeanos Explorer. Il Remotely Operated Vehicle (ROV) chiamato Deep Discoverer stava esplorando un fondale poco mappato della Gulf of Alaska Seamount Province, una catena di vulcani sottomarini al largo dell’Alaska, a circa 3.250 metri di profondità.
A un certo punto, la telecamera inquadrò un oggetto sferico, dal colore dorato brillante, di circa 10 centimetri di diametro, aderente alla roccia. Era qualcosa che gli scienziati a bordo non avevano mai visto: «Non sappiamo nemmeno cosa sia», commentò in diretta uno dei ricercatori. Il ROV riuscì a prelevare un piccolo campione con un braccio meccanico, da analizzare poi in laboratorio.
Tre anni di indagini
L’analisi del campione si è rivelata più complessa del previsto. Inizialmente alcuni ipotizzavano una nuova specie di spugna, altri pensavano a un uovo di mollusco non identificato, altri ancora a una struttura abiotica (di origine non biologica). I primi esami biochimici mostrarono che si trattava di materiale organico, ma la sua origine biologica restava un mistero.
Solo nel 2026, dopo tre anni di studi condotti in collaborazione tra NOAA, lo Smithsonian National Museum of Natural History e altri istituti, è arrivata la risposta. Uno studio preliminare, pubblicato sulla piattaforma bioRxiv per la peer review, ha identificato la struttura: si tratta di un residuo di muta di un anemone gigante delle acque profonde, il Relicanthus daphneae.

Cos’è il Relicanthus daphneae
Il Relicanthus daphneae è uno cnidario (lo stesso grande gruppo a cui appartengono coralli, meduse e anemoni di mare) che vive negli abissi oceanici, ancorato a substrati duri come rocce vulcaniche o noduli di manganese. È stato descritto formalmente solo nel 2014 da un team della NOAA e dello Smithsonian.
Le sue caratteristiche principali:
- Dimensioni: può raggiungere 50 cm di corpo, con tentacoli di oltre 2 metri
- Habitat: oceani profondi, tra i 2.000 e i 4.500 metri
- Alimentazione: cattura piccoli animali e detriti organici con i lunghi tentacoli
- Riproduzione: ancora in gran parte sconosciuta
- Distribuzione: Pacifico nord-orientale, ma probabilmente molto più ampia
L’anemone, come molti invertebrati, periodicamente cambia la propria cuticola, ovvero il sottile rivestimento multistrato secreto dai tessuti esterni. La «sfera dorata» osservata era proprio una di queste cuticole, abbandonata dall’animale. Il colore dorato è dovuto alla composizione chimica del tessuto, che riflette in modo particolare la luce artificiale del ROV.
Perché è interessante questa scoperta
A prima vista, sembra una storia di curiosità marina. Ma ha implicazioni scientifiche più ampie.
Conosciamo gli oceani molto meno di quanto pensiamo
Secondo le stime del National Oceanic and Atmospheric Administration, oltre l’80% dei fondali oceanici non è mai stato mappato in dettaglio. Ogni missione di esplorazione abissale rivela nuove specie, nuove strutture geologiche, nuovi fenomeni. La «sfera dorata» è stato l’ennesimo promemoria che gli oceani sono il più grande spazio inesplorato del pianeta.
La muta degli invertebrati abissali è poco studiata
Pur essendo un fenomeno comune nei mammiferi (peli), negli artropodi (esoscheletri) e nei rettili (squame), la muta degli invertebrati abissali è documentata in pochissimi casi. Trovare una cuticola intatta significa avere materiale fresco per studiare la biochimica di un organismo difficile da osservare in vita. Le cuticole conservano informazioni sul DNA e sulle proteine dell’animale.

Il valore della scienza partecipata
La spedizione del 2023 è stata trasmessa in diretta streaming sul sito della NOAA, con centinaia di migliaia di spettatori in tutto il mondo. La «sfera dorata» è diventata virale nelle ore successive, alimentando teorie fantasiose (uovo di alieno, struttura artificiale, archeologia subacquea). Il caso ha mostrato quanto il pubblico sia affascinato dalla scienza dal vivo e quanto sia importante comunicare correttamente i dati durante e dopo le scoperte.
I dubbi e le precisazioni della comunità scientifica
È importante sottolineare alcune cautele:
- Lo studio è stato pubblicato su bioRxiv, una piattaforma di pre-print: non è ancora passato per la peer review formale di una rivista scientifica
- L’identificazione si basa su analisi morfologiche e biochimiche del campione, ma non si è osservato direttamente l’anemone effettuare la muta
- Sono possibili interpretazioni alternative, ad esempio che si tratti di una struttura di un altro cnidario simile
Gli stessi autori dello studio chiedono ulteriori spedizioni nell’area per confermare l’ipotesi, possibilmente filmando un esemplare di Relicanthus daphneae mentre rilascia la cuticola. È un esempio di come la scienza funzioni davvero: ipotesi, dati, confronto, revisione. La curiosità del pubblico ha spinto la comunità scientifica a investire risorse, ma serviranno ancora tempo e nuove osservazioni per chiudere il caso.
Altri misteri degli abissi
Quella della sfera dorata non è la prima storia di oggetti misteriosi sui fondali oceanici. Tra le scoperte recenti più rilevanti:
- Le sfere di Eocaris trovate nel Pacifico centrale, identificate poi come uova di calamari abissali
- Le file di buchi osservate sui fondali atlantici nel 2022, la cui origine resta in parte ignota
- I tappeti microbici giganti scoperti vicino alle sorgenti idrotermali, con metabolismi mai osservati prima
- Le specie chemiosintetiche che si nutrono di metano e zolfo, indipendenti dalla luce solare
Ognuna di queste scoperte mostra che le profondità oceaniche ospitano una biodiversità immensa e in gran parte sconosciuta. La NOAA stima che esistano tra i 700.000 e i 2,2 milioni di specie marine ancora da descrivere scientificamente.

L’importanza dell’esplorazione oceanica
Le missioni come quella del 2023 nel Golfo dell’Alaska sono fondamentali per molte ragioni. Scientifica: scoprire nuove specie e ecosistemi. Climatica: gli oceani profondi sequestrano grandi quantità di carbonio e regolano la temperatura del pianeta. Economica: i fondali contengono giacimenti di metalli critici (manganese, cobalto, rame) che potrebbero essere sfruttati in futuro, anche se l’estrazione mineraria sottomarina è ancora molto discussa per il suo impatto ambientale.
I bilanci pubblici per l’esplorazione oceanica restano ridotti rispetto a quelli dell’esplorazione spaziale: gli Stati Uniti spendono per la NASA circa 60 volte quello che spendono per la NOAA Ocean Exploration. Casi virali come la «sfera dorata» possono contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di guardare anche giù, non solo in alto.
Se ti interessano le scoperte negli abissi, leggi anche il nostro articolo sul calamaro gigante scoperto con il DNA ambientale negli abissi australiani.
Domande frequenti
Cosa è la «sfera dorata» dell’Alaska?
È un oggetto sferico dorato di circa 10 cm di diametro, individuato nel 2023 a 3.250 metri di profondità nel Golfo dell’Alaska. Secondo un recente studio di NOAA e Smithsonian, si tratta del residuo di muta (cuticola) di un anemone gigante delle profondità, il Relicanthus daphneae.
Chi ha condotto la ricerca?
La scoperta originale è stata fatta dalla nave Okeanos Explorer della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). L’analisi del campione è stata realizzata in collaborazione con lo Smithsonian National Museum of Natural History. I risultati sono stati pubblicati nel 2026 sulla piattaforma bioRxiv.
Cos’è il Relicanthus daphneae?
È uno cnidario abissale (parente di anemoni, coralli e meduse) che vive ancorato ai fondali profondi tra 2.000 e 4.500 metri. Può raggiungere tentacoli lunghi più di 2 metri ed è stato descritto formalmente solo nel 2014. È diffuso nel Pacifico nord-orientale.
A quale profondità si trova?
La sfera è stata osservata a 3.250 metri di profondità, nella Gulf of Alaska Seamount Province, una catena di vulcani sottomarini al largo dell’Alaska.
Lo studio è confermato?
L’identificazione è stata pubblicata come pre-print su bioRxiv. Non è ancora passata per la peer review formale di una rivista scientifica. Gli autori chiedono ulteriori spedizioni per confermare l’ipotesi osservando direttamente l’animale durante la muta.
Perché si parla così tanto di questa scoperta?
Il caso è diventato virale nel 2023 perché la spedizione era trasmessa in streaming dal vivo: centinaia di migliaia di persone hanno visto in diretta gli scienziati commentare la scoperta con stupore. La risoluzione del mistero ha riacceso l’attenzione sui mondi sconosciuti che ancora abitano i nostri oceani.
Per il dettaglio scientifico, consulta la scheda di Wikipedia su Relicanthus.