Ogni anno, con l’arrivo dell’estate, centinaia di migliaia di studenti italiani affrontano l’esame di maturità: l’ultima prova del percorso scolastico superiore, carica di emozione e di significato. Ma da dove nasce questo rito collettivo? Come è cambiato nel tempo e come funziona davvero oggi? In questo articolo ripercorriamo storia, struttura e curiosità di una delle esperienze più condivise dagli italiani.
Che cos’è l’esame di maturità
L’esame di maturità, il cui nome ufficiale è esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione, è la prova finale che chiude il percorso delle scuole superiori in Italia. Superarlo significa ottenere il diploma, il documento che certifica il completamento degli studi e che apre le porte all’università o al mondo del lavoro.
Non si tratta soltanto di una verifica di nozioni: l’esame nasce con l’idea di accertare la “maturità” complessiva dello studente, cioè la sua capacità di ragionare, collegare le discipline e affrontare con autonomia un compito impegnativo. Da qui il nome con cui tutti lo conoscono.
Le origini: la riforma Gentile del 1923
L’esame di maturità così come lo intendiamo nasce con la riforma della scuola voluta dal filosofo Giovanni Gentile, ministro dell’Istruzione, nel 1923. In quel modello la prova era particolarmente severa: prevedeva esami su tutte le materie dell’ultimo triennio e una commissione composta interamente da membri esterni.
Era un esame selettivo, pensato per pochi: in un’epoca in cui frequentare le superiori era un privilegio, il diploma rappresentava un traguardo riservato a una minoranza della popolazione.

Le grandi trasformazioni del Novecento
Per decenni la struttura rimase sostanzialmente immutata. La svolta arrivò nel 1969, in pieno clima di contestazione studentesca: una riforma “transitoria” — destinata a durare quasi trent’anni — semplificò notevolmente la prova, riducendo le materie d’esame e introducendo elementi di scelta per il candidato.
Quel modello, nato come provvisorio, accompagnò intere generazioni fino alla fine degli anni Novanta, diventando uno dei tratti più riconoscibili della scuola italiana del secondo dopoguerra.
La riforma del 1997-1999
Con la legge del 1997, entrata in vigore nell’anno scolastico 1998-1999, l’esame fu profondamente rinnovato. Cambiò perfino il nome: da “esame di maturità” a “esame di Stato”. Furono introdotte tre prove scritte, il colloquio orale pluridisciplinare e il celebre sistema in centesimi, con il punteggio massimo fissato a 100 e la possibilità della lode.
Come funziona l’esame oggi
Nella sua forma attuale, l’esame di Stato si articola in genere in due prove scritte e un colloquio orale. La struttura può variare leggermente di anno in anno in base alle indicazioni del Ministero dell’Istruzione e del Merito, ma l’impianto generale resta stabile.
La prima prova: italiano
La prima prova è uguale per tutti gli indirizzi ed è dedicata alla lingua italiana. Propone diverse tipologie di traccia: l’analisi di un testo letterario, il testo argomentativo a partire da un documento e il tema di attualità. Lo studente sceglie la traccia che preferisce.
La seconda prova: la materia di indirizzo
La seconda prova riguarda invece una o più discipline caratterizzanti il singolo indirizzo di studi: latino o greco al liceo classico, matematica allo scientifico, le lingue straniere al linguistico, le materie tecniche negli istituti professionali e tecnici.

Il colloquio orale
L’esame si chiude con un colloquio davanti alla commissione. Non è un’interrogazione su una singola materia, ma un dialogo che parte spesso da uno spunto — un documento, un’immagine, un testo — e che chiede al candidato di muoversi tra le diverse discipline, dimostrando capacità di collegamento e spirito critico.
Come si calcola il voto finale
Il punteggio finale è espresso in centesimi. Una parte dei punti deriva dal credito scolastico, cioè dalla media dei voti dell’ultimo triennio, mentre il resto viene assegnato dalle prove d’esame. Chi raggiunge il massimo può ottenere la lode, riconoscimento riservato ai risultati di eccellenza. Il punteggio minimo per essere promossi è 60 su 100.
La commissione d’esame
La commissione è composta sia da docenti interni, che hanno seguito la classe durante l’anno, sia da membri esterni provenienti da altre scuole, con un presidente esterno a garanzia dell’imparzialità. Questo equilibrio tra “volti noti” e commissari sconosciuti è uno degli aspetti che genera più ansia tra gli studenti.
Un rito collettivo italiano
Al di là dei regolamenti, la maturità è soprattutto un’esperienza condivisa. Le notti passate a ripassare, i “bigliettini” della tradizione, la tensione fuori dall’aula, l’attesa dei risultati affissi in bacheca: sono ricordi che accomunano milioni di persone e che ritornano puntuali nelle conversazioni estive.
Non a caso il tema della maturità è entrato nella cultura popolare, dalla musica al cinema, diventando una metafora del passaggio all’età adulta. Se ti interessa il legame tra cultura, simboli e identità collettiva, puoi leggere anche il nostro approfondimento sulla storia della bandiera europea e delle sue dodici stelle.
Consigli pratici per affrontarla con serenità
Gli esperti di orientamento ricordano alcuni accorgimenti utili: organizzare lo studio con largo anticipo, evitare le maratone notturne nelle ore precedenti la prova, curare il sonno e l’alimentazione e provare a simulare il colloquio ad alta voce. La gestione dell’ansia, più ancora della quantità di nozioni, fa spesso la differenza.

Domande frequenti sull’esame di maturità
Perché si chiama “maturità”?
Il nome richiama l’obiettivo originario della prova: accertare non solo le conoscenze, ma la maturità complessiva dello studente, cioè la sua capacità di ragionare in autonomia. È un’eredità della riforma del 1923.
Quante prove prevede l’esame oggi?
In genere due prove scritte — la prima di italiano, la seconda sulla materia di indirizzo — seguite da un colloquio orale pluridisciplinare. La struttura può subire piccole variazioni in base alle disposizioni ministeriali dell’anno.
Qual è il voto minimo per essere promossi?
Il punteggio finale è in centesimi e il minimo per superare l’esame è 60 su 100. Chi ottiene 100 può ricevere anche la lode, riservata ai percorsi di eccellenza.
Chi compone la commissione?
La commissione comprende docenti interni della classe e commissari esterni provenienti da altre scuole, con un presidente esterno. L’obiettivo è bilanciare conoscenza degli studenti e imparzialità del giudizio.
Da quando esiste l’esame di Stato nella forma attuale?
L’impianto moderno, con il punteggio in centesimi e il colloquio pluridisciplinare, risale alla riforma del 1997, entrata in vigore nell’anno scolastico 1998-1999, che sostituì il vecchio modello del 1969.
Come ci si prepara al meglio?
Pianificare lo studio nel tempo, simulare le prove, riposare adeguatamente e gestire l’ansia sono le strategie più consigliate. In caso di forte stress o difficoltà personali è bene parlarne con docenti, famiglia o, se serve, con un professionista.
Per approfondire la normativa e le indicazioni ufficiali si può consultare la voce Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione su Wikipedia.