Ha il becco di un’anatra, la coda di un castoro, le zampe palmate e depone le uova come un rettile. Quando i primi esemplari arrivarono in Europa, gli scienziati pensarono a uno scherzo costruito cucendo insieme animali diversi. Eppure l’ornitorinco è reale, e ogni suo dettaglio nasconde una soluzione evolutiva sorprendente: produce veleno, percepisce i campi elettrici delle prede e allatta i piccoli senza avere capezzoli. È, a tutti gli effetti, uno degli animali più strani del pianeta.
Un mammifero che sembra un collage
L’ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus) vive nei corsi d’acqua dolce dell’Australia orientale e della Tasmania. È un animale di piccola taglia: raramente supera i 50 centimetri di lunghezza, coda compresa, e pesa tra uno e due chili e mezzo. Il corpo è ricoperto da una densa pelliccia impermeabile, mentre il becco morbido e flessibile, simile a quello di un’anatra, è ricoperto di pelle e non ha nulla a che vedere con il becco corneo degli uccelli.
Quando nel 1799 il naturalista George Shaw esaminò il primo esemplare conservato, sospettò una frode. La storia ricorda che provò perfino a cercare i punti di cucitura per smascherare l’inganno. Non ne trovò: l’animale era autentico, e con esso la zoologia dovette fare i conti con una creatura che non rientrava in nessuna categoria nota.
I monotremi: mammiferi che depongono uova
L’ornitorinco appartiene a un gruppo rarissimo, i monotremi, che comprende soltanto lui e le quattro specie di echidna. Sono gli unici mammiferi al mondo a deporre uova invece di partorire piccoli già formati. La femmina depone in genere due uova, piccole e coriacee, e le cova tenendole strette contro il corpo in una tana scavata lungo le rive.
Questa caratteristica colloca i monotremi su un ramo molto antico dell’albero evolutivo dei mammiferi, separatosi dagli altri oltre 160 milioni di anni fa. Studiarli è come avere una finestra aperta sul passato remoto della nostra stessa classe, un tema legato anche alla storia degli antenati dei mammiferi e dei loro fossili più antichi.

Allattare senza capezzoli
Pur deponendo uova, l’ornitorinco è un mammifero a tutti gli effetti, perché nutre i piccoli con il latte. Non possiede però capezzoli: il latte trasuda direttamente attraverso pori della pelle e si raccoglie in solchi del ventre, da cui i cuccioli lo leccano. È una modalità arcaica, che riflette uno stadio primitivo nell’evoluzione dell’allattamento.
Il veleno dei maschi
Pochi sanno che l’ornitorinco è uno dei rari mammiferi velenosi. I maschi possiedono uno sperone cavo sulle zampe posteriori, collegato a una ghiandola che produce un veleno potente. Non è letale per l’uomo, ma provoca un dolore intenso e prolungato, che può durare giorni o settimane e che gli antidolorifici comuni faticano a controllare.
La produzione di veleno aumenta nella stagione degli amori, il che fa pensare che lo sperone serva soprattutto nelle competizioni tra maschi per il territorio e per le femmine, più che come difesa contro i predatori.
Un cocktail chimico unico
Il veleno dell’ornitorinco contiene decine di sostanze diverse, alcune delle quali non hanno equivalenti in altri animali. Proprio per questo è oggetto di studi farmacologici: una delle molecole individuate ha attirato l’attenzione dei ricercatori per il suo possibile ruolo nella regolazione della glicemia, con potenziali applicazioni nel trattamento del diabete.

Cacciare con il sesto senso
La caratteristica forse più affascinante riguarda il modo in cui l’ornitorinco trova il cibo. Quando si immerge, chiude occhi, orecchie e narici: in pratica caccia al buio e in apnea. Come fa, allora, a localizzare gamberetti, larve e piccoli invertebrati sul fondale fangoso?
La risposta è nel becco. La sua pelle è ricca di migliaia di recettori, in parte sensibili al tatto e in parte capaci di percepire i debolissimi campi elettrici generati dalle contrazioni muscolari delle prede. Questa abilità, chiamata elettrorecezione, è comune in alcuni pesci ma estremamente rara nei mammiferi. L’ornitorinco, muovendo il becco da un lato all’altro, costruisce una sorta di mappa elettrica dell’ambiente circostante.
Una caccia di precisione
Combinando i segnali tattili e quelli elettrici, l’animale riesce perfino a stimare la distanza della preda: percepisce il minimo scarto temporale tra l’onda di pressione dell’acqua e il segnale elettrico, un po’ come noi calcoliamo quanto è lontano un temporale dal ritardo tra lampo e tuono.
Una pelliccia che brilla nel buio
Nel 2020 alcuni ricercatori hanno scoperto un altro dettaglio inatteso: sotto la luce ultravioletta, la pelliccia dell’ornitorinco emette una fluorescenza verde-azzurra. Questa biofluorescenza, condivisa con pochi altri mammiferi, non è ancora del tutto spiegata: potrebbe avere un ruolo nella comunicazione, nel mimetismo o essere semplicemente un effetto collaterale della composizione del pelo.
Un animale prezioso e fragile
Oggi l’ornitorinco è classificato come specie “quasi minacciata”. La distruzione degli habitat fluviali, la siccità aggravata dai cambiamenti climatici, gli incendi e l’inquinamento delle acque ne stanno riducendo le popolazioni. Trattandosi di un animale notturno e schivo, è anche difficile da monitorare, e gli scienziati temono che il suo declino sia più rapido di quanto i dati ufficiali mostrino.
Per approfondire la biologia di questo animale è utile consultare le risorse dell’Australian Museum, una delle istituzioni che da più tempo studiano la fauna australiana.
Perché l’ornitorinco è così importante per la scienza
Più che una bizzarria della natura, l’ornitorinco è una preziosa testimonianza vivente. Il suo genoma, sequenziato per intero, mescola caratteri tipici dei mammiferi, degli uccelli e dei rettili, aiutando i ricercatori a ricostruire le tappe con cui i mammiferi hanno acquisito tratti come l’allattamento o la determinazione del sesso. Studiare un animale così antico significa capire meglio anche la nostra storia evolutiva.
Domande frequenti sull’ornitorinco
L’ornitorinco è un mammifero o un rettile?
È un mammifero a tutti gli effetti, perché ha il pelo e allatta i piccoli. Appartiene però al gruppo arcaico dei monotremi, gli unici mammiferi che depongono uova.
Il veleno dell’ornitorinco è pericoloso per l’uomo?
Non è letale, ma provoca un dolore molto forte e duraturo, difficile da alleviare con i comuni antidolorifici. Solo i maschi sono velenosi, grazie a uno sperone sulle zampe posteriori.
Come fa a trovare il cibo con gli occhi chiusi?
Usa l’elettrorecezione: il becco percepisce i deboli campi elettrici prodotti dai muscoli delle prede, permettendogli di cacciare al buio e sott’acqua.
Dove vive l’ornitorinco?
Vive soltanto in Australia orientale e in Tasmania, lungo fiumi, ruscelli e laghi d’acqua dolce, dove scava tane sulle rive.
Davvero la sua pelliccia brilla?
Sì: sotto la luce ultravioletta la pelliccia emette una fluorescenza verde-azzurra. Il significato di questo fenomeno è ancora oggetto di studio.
L’ornitorinco è a rischio di estinzione?
È considerato “quasi minacciato”. La perdita di habitat, la siccità e l’inquinamento delle acque stanno mettendo sotto pressione le sue popolazioni.
