Ogni quattro anni milioni di persone guardano un capitano sollevare al cielo un piccolo trofeo dorato. Dietro quei diciotto carati si nasconde una storia fatta di artisti, furti rocamboleschi, nazismo e perfino un cane diventato eroe nazionale. Ecco come è nata e come si è trasformata la coppa più desiderata del calcio mondiale.
Due trofei, una sola leggenda
Quando si parla del trofeo dei Mondiali di calcio bisogna distinguere due oggetti diversi. Il primo è la Coppa Rimet, in palio dal 1930 al 1970. Il secondo è la Coppa del Mondo FIFA, quella attuale, usata ininterrottamente dal 1974. Hanno forme molto diverse e una storia che si intreccia con i grandi eventi del Novecento, dalla nascita stessa della competizione fino alle vittorie più celebrate.
La differenza non è solo estetica. Cambiano il materiale, il significato simbolico e perfino le regole su chi può tenersela. Capire il passaggio dall’una all’altra aiuta a leggere un secolo di storia dello sport.
La Coppa Rimet: la dea della vittoria
Il primo trofeo fu commissionato dalla FIFA per il Mondiale inaugurale del 1930, in Uruguay. A disegnarlo fu lo scultore francese Abel Lafleur, che immaginò una figura alata: la dea greca della vittoria, Nike, con le braccia tese a reggere una coppa ottagonale. L’opera era in argento placcato oro, poggiata su una base di lapislazzuli, e pesava poco più di tre chili e mezzo.
All’inizio il trofeo si chiamava semplicemente “Coppa del Mondo” o “Victory”. Nel 1946 venne ribattezzato Coppa Jules Rimet in onore del dirigente francese che, da presidente della FIFA, aveva fortemente voluto la creazione di un campionato mondiale aperto a tutte le nazioni.
Il viaggio sotto un letto
La Seconda guerra mondiale rischiò di farla sparire. Il trofeo era custodito in Italia, paese campione in carica dopo le vittorie del 1934 e del 1938. Per evitare che cadesse nelle mani delle truppe di occupazione, il dirigente italiano Ottorino Barassi la tolse dalla cassaforte di una banca e la nascose dentro una scatola da scarpe, sotto il proprio letto. Grazie a quel gesto la coppa attraversò indenne gli anni del conflitto.

Il furto del 1966 e il cane Pickles
La storia più curiosa risale al 1966. Pochi mesi prima del Mondiale d’Inghilterra, la Coppa Rimet venne esposta a Londra e poi rubata in pieno giorno. Il Paese organizzatore rischiava l’umiliazione internazionale. La svolta arrivò da un protagonista inatteso: Pickles, un cane meticcio che durante una passeggiata fiutò un pacchetto avvolto in carta di giornale ai piedi di una siepe. Dentro c’era il trofeo scomparso.
Pickles divenne una piccola celebrità nazionale e il suo padrone ricevette una ricompensa. L’episodio, tra il giallo e la commedia, è oggi parte integrante del mito di quel Mondiale, vinto poi dall’Inghilterra di Bobby Moore.
Il Brasile e l’addio definitivo alla Coppa Rimet
Una regola stabiliva che la nazione capace di vincere tre titoli avrebbe conservato il trofeo per sempre. Ci riuscì il Brasile, campione nel 1958, 1962 e infine nel 1970 con la squadra di Pelé considerata da molti la più forte di sempre. La Coppa Rimet entrò così definitivamente in possesso della federazione brasiliana.
La sua parabola, però, finì male. Nel 1983 il trofeo fu rubato di nuovo, a Rio de Janeiro, e questa volta non tornò mai più: con ogni probabilità venne fuso per recuperarne il metallo prezioso. Quello che si vede oggi nelle teche brasiliane è una replica.

La Coppa del Mondo FIFA: due figure che reggono il pianeta
Con il Brasile ormai proprietario della vecchia coppa, la FIFA indisse un concorso per un nuovo trofeo. Vinse l’orafo e scultore italiano Silvio Gazzaniga, dell’azienda milanese Bertoni. Il suo progetto, presentato per il Mondiale del 1974, è quello tuttora in uso.
La nuova coppa raffigura due atleti stilizzati che, slanciandosi verso l’alto, sorreggono insieme la sfera terrestre. È alta circa 36 centimetri ed è realizzata in oro massiccio a 18 carati, con due bande di malachite verde alla base. Pesa poco più di sei chili. Gazzaniga raccontò di aver voluto rappresentare lo slancio, la tensione muscolare e l’idea di un trionfo condiviso da tutto il mondo.
Perché i campioni non la tengono
A differenza della Coppa Rimet, il trofeo attuale non può essere vinto in via definitiva: resta sempre proprietà della FIFA. La nazionale campione lo riceve durante la premiazione, ma alla vigilia del Mondiale successivo lo restituisce. Alle squadre vincitrici viene consegnata una replica dorata, mentre l’originale viene conservato con la massima sicurezza.
I nomi incisi alla base
Sotto la coppa, in una superficie che non si vede a occhio nudo, sono incisi i nomi di tutte le nazioni vincitrici, anno per anno, nella lingua del Paese campione. Lo spazio disponibile è stato calcolato per durare diversi decenni: secondo le stime, le incisioni potranno proseguire fino agli anni Trenta del nostro secolo, dopodiché servirà un ripensamento.
Un simbolo che vale più dell’oro
Il valore materiale del trofeo, pur notevole, è poca cosa rispetto al suo significato. È l’oggetto che riassume sogni, sacrifici e identità nazionali. Per molti calciatori sollevarlo rappresenta il coronamento di una carriera; per i tifosi è l’immagine attorno a cui ruota un’intera estate sportiva. Se ti appassionano le storie legate ai grandi eventi del calcio, puoi leggere anche l’approfondimento sullo Stadio Azteca, il tempio dei Mondiali 2026.

Domande frequenti sul trofeo dei Mondiali
Quanti trofei diversi sono esistiti?
Due: la Coppa Rimet, usata dal 1930 al 1970, e la Coppa del Mondo FIFA, in uso dal 1974 a oggi.
Di che materiale è fatta la coppa attuale?
È realizzata in oro massiccio a 18 carati, con due bande di malachite verde alla base. Pesa circa sei chili.
Chi ha disegnato il trofeo che si usa oggi?
L’orafo italiano Silvio Gazzaniga, dell’azienda Bertoni di Milano, che vinse il concorso indetto dalla FIFA nel 1971.
La nazionale che vince può tenersi la coppa?
No. La squadra campione riceve l’originale durante la premiazione ma deve restituirlo prima del Mondiale successivo, ottenendo in cambio una replica dorata.
È vero che un cane ritrovò la Coppa Rimet?
Sì. Nel 1966, dopo un furto a Londra, un cane di nome Pickles scovò il trofeo nascosto sotto una siepe, diventando una piccola celebrità.
Che fine ha fatto la Coppa Rimet?
Fu assegnata in via definitiva al Brasile dopo la terza vittoria, nel 1970, ma venne rubata a Rio de Janeiro nel 1983 e probabilmente fusa. Oggi ne esiste solo una replica.
Per approfondire la storia ufficiale della competizione puoi consultare la voce dedicata alla Coppa del Mondo FIFA su Wikipedia.