QWERTY: la tastiera è nata per rallentare la digitazione?

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Lo ripetono in tanti: la tastiera QWERTY sarebbe stata progettata apposta per rallentare chi scrive, così da non inceppare le vecchie macchine da scrivere. È una di quelle “curiosità” che girano da decenni, ma la storia vera è un po’ diversa e molto più interessante. Vediamo che cosa dicono davvero i fatti.

Che cos’è la disposizione QWERTY

QWERTY è il nome della disposizione dei tasti più diffusa al mondo, e prende il nome dalle prime sei lettere in alto a sinistra della tastiera. La usiamo ogni giorno su computer, smartphone e tablet, spesso senza renderci conto che il suo schema risale a oltre un secolo e mezzo fa, all’epoca delle prime macchine da scrivere.

Fu messa a punto negli anni Settanta dell’Ottocento da Christopher Latham Sholes, l’inventore americano dietro la prima macchina da scrivere commerciale di successo, prodotta dalla Remington a partire dal 1874. Da allora quello schema apparentemente caotico di lettere ci ha accompagnato fino all’era digitale.

Il mito: “serviva a rallentare la digitazione”

La versione più nota racconta che Sholes avrebbe sparpagliato volutamente le lettere per costringere i dattilografi a scrivere più lentamente. Il motivo? Nelle prime macchine da scrivere ogni tasto azionava una piccola leva metallica, e se due leve vicine venivano colpite in rapida successione tendevano a incastrarsi tra loro, bloccando la scrittura.

Vecchia macchina da scrivere
Nelle prime macchine da scrivere le leve vicine rischiavano di incastrarsi.

Detta così, la storia sembra avere senso: rallentare chi scrive avrebbe evitato gli inceppamenti. Ma è proprio qui che la spiegazione popolare semplifica troppo e finisce per distorcere i fatti.

Che cosa dicono davvero i fatti

L’obiettivo di Sholes non era rallentare il dattilografo, bensì evitare che le leve si scontrassero. Per riuscirci, distribuì le lettere in modo da separare il più possibile le coppie di caratteri usate di frequente nella lingua inglese. In questo modo, quando si digitavano combinazioni comuni, le leve corrispondenti arrivavano da posizioni diverse e avevano meno probabilità di incastrarsi.

La differenza è sottile ma fondamentale: lo scopo era la affidabilità meccanica, non la lentezza in sé. Anzi, separando le coppie di lettere più frequenti, in molti casi la scrittura poteva risultare persino più fluida, perché le dita alternavano le due mani e le diverse zone della tastiera.

La pista del telegrafo

Alcuni studiosi, in particolare i ricercatori giapponesi Koichi e Motoko Yasuoka, hanno proposto un’ipotesi aggiuntiva: la disposizione QWERTY si sarebbe evoluta anche per venire incontro alle esigenze degli operatori telegrafici, che dovevano trascrivere rapidamente i messaggi in codice Morse. Anche questa lettura allontana l’idea di una tastiera “nata per frenare” chi scrive.

Dettaglio dei tasti di una macchina da scrivere
Sholes separò le lettere più usate per evitare gli inceppamenti.

Perché usiamo ancora il QWERTY

Se il QWERTY non è necessariamente il modo più efficiente di disporre le lettere, perché continuiamo a usarlo? Qui entra in gioco un fenomeno che gli economisti citano spesso come esempio da manuale: la “dipendenza dal percorso”. Una volta che milioni di persone hanno imparato a scrivere con quello schema, cambiarlo sarebbe stato costosissimo e scomodo, anche a fronte di alternative teoricamente migliori.

L’alternativa più famosa è la tastiera Dvorak, brevettata nel 1936 da August Dvorak e pensata per ridurre i movimenti delle dita. Nonostante i suoi sostenitori, non ha mai scalzato il QWERTY: gli studi sui suoi reali vantaggi di velocità danno risultati contrastanti, e soprattutto l’abitudine collettiva ha avuto la meglio.

Una curiosità nascosta tra i tasti

C’è un dettaglio che molti trovano sorprendente: usando solo la fila superiore della tastiera QWERTY è possibile comporre la parola inglese typewriter, cioè “macchina da scrivere”. Secondo un aneddoto diffuso, questo avrebbe permesso ai venditori dell’epoca di digitare velocemente il nome del prodotto durante le dimostrazioni. Vero o no, è un piccolo gioco che continua a funzionare ancora oggi sulla nostra tastiera.

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Tastiera di un computer moderno
Oggi usiamo il QWERTY soprattutto per la forza dell’abitudine.

La verità in poche parole

Quindi: il QWERTY è stato davvero inventato per rallentare la digitazione? No, non esattamente. È stato progettato per evitare che le leve delle prime macchine da scrivere si inceppassero, separando le lettere usate più spesso una accanto all’altra. La lentezza, semmai, è stata un effetto collaterale possibile in alcuni casi, non l’obiettivo. E se oggi continuiamo a usarlo, è soprattutto per la forza dell’abitudine.

Domande frequenti

Chi ha inventato la tastiera QWERTY?

La disposizione QWERTY fu sviluppata da Christopher Latham Sholes negli anni Settanta dell’Ottocento, per la prima macchina da scrivere commerciale prodotta dalla Remington.

Il QWERTY serve davvero a rallentare chi scrive?

No. Lo scopo era evitare l’inceppamento delle leve metalliche separando le lettere usate più di frequente. Rallentare il dattilografo non era l’obiettivo del progetto.

Perché si chiama QWERTY?

Il nome deriva semplicemente dalle prime sei lettere che si leggono in alto a sinistra sulla tastiera: Q, W, E, R, T, Y.

Esistono tastiere più efficienti?

Sì, la più nota è la tastiera Dvorak del 1936, pensata per ridurre i movimenti delle dita. I suoi reali vantaggi di velocità restano però discussi.

Perché non passiamo tutti a una tastiera migliore?

Per la cosiddetta dipendenza dal percorso: poiché quasi tutti hanno imparato il QWERTY, cambiarlo su scala globale sarebbe troppo complicato e costoso.

È vero che con la prima fila si scrive “typewriter”?

Sì. La parola inglese typewriter può essere composta usando solo le lettere della fila superiore del QWERTY, un dettaglio legato a un noto aneddoto commerciale.

Fonte autorevole: Smithsonian Magazine, “The Legend of the QWERTY Keyboard”.