Giornata mondiale del cocomero: perché si celebra

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Rosso, dolce, dissetante e inseparabile dall’estate: il cocomero, o anguria, ha persino la sua giornata. Ogni 3 agosto si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale del cocomero, un’occasione simpatica per raccontare la storia, i primati e le curiosità di uno dei frutti più amati della bella stagione. Ma perché proprio questo frutto merita una ricorrenza? Scopriamolo insieme.

Che cos’è la Giornata mondiale del cocomero

La Giornata mondiale del cocomero, in inglese National Watermelon Day, cade ogni anno il 3 agosto, nel cuore dell’estate dell’emisfero settentrionale. È una ricorrenza nata soprattutto con intenti celebrativi e promozionali, per rendere omaggio a un frutto che in questo periodo è protagonista assoluto di tavole, spiagge e picnic.

Non si tratta di una giornata ufficiale istituita da organismi internazionali, ma di una di quelle ricorrenze “gastronomiche” diffuse in molti paesi, che negli anni sono diventate un modo per valorizzare un prodotto stagionale e le sue qualità. Il 3 agosto è il giorno perfetto: l’anguria è al massimo della maturazione e della disponibilità.

Anguria o cocomero? Una questione di parole

In Italia lo stesso frutto ha due nomi principali: cocomero e anguria. Non c’è differenza botanica: indicano la stessa pianta. Cambia solo l’uso regionale. “Cocomero” è più diffuso al centro-sud e in Toscana, “anguria” al nord. In alcune zone si usano anche termini locali come “melone d’acqua”, che ricalca l’inglese watermelon.

Il nome scientifico è Citrullus lanatus, e la pianta appartiene alla stessa famiglia di meloni, zucche e cetrioli, le cucurbitacee. Per gli approfondimenti botanici è disponibile la voce dedicata su Wikipedia.

Cocomero intero appoggiato sull'erba d'estate
Il 3 agosto si celebra in tutto il mondo la Giornata del cocomero.

Una storia lunga migliaia di anni

L’anguria non è nata sulle nostre tavole per caso. Le sue origini risalgono all’Africa, dove cresceva un antenato selvatico dalla polpa ben diversa da quella dolce che conosciamo oggi. I frutti selvatici erano spesso amari e serviti soprattutto come riserva d’acqua nelle regioni aride.

Gli antichi Egizi coltivavano l’anguria già migliaia di anni fa: se ne trovano raffigurazioni nelle tombe e i semi venivano deposti accanto ai defunti. Nel corso dei secoli, la selezione operata dall’uomo ha trasformato quel frutto amaro e pallido nell’anguria rossa, dolce e succosa che riempie i mercati estivi.

Quasi tutta acqua

Il segreto della sua capacità dissetante sta nella composizione: l’anguria è formata per oltre il 90% da acqua. Ecco perché una fetta fresca è così efficace contro la calura estiva. Nonostante l’elevato contenuto d’acqua, il frutto contiene anche zuccheri naturali, sali minerali come il potassio e sostanze antiossidanti.

Il colore rosso della polpa è dovuto soprattutto al licopene, lo stesso pigmento che dà colore ai pomodori maturi. È proprio l’abbondanza di acqua e la freschezza a rendere l’anguria un simbolo dell’estate in tutto il mondo.

Un frutto a basso apporto calorico

Essendo composta quasi interamente d’acqua, l’anguria ha un contenuto calorico contenuto, il che la rende uno spuntino leggero. Come per qualsiasi alimento, l’inserimento nella dieta va valutato secondo le proprie esigenze: in caso di condizioni particolari è sempre bene consultare un medico o un nutrizionista.

Primo piano di una fetta di anguria con i semi
L’anguria è composta per oltre il 90% da acqua: ecco perché disseta.

Primati e curiosità da record

L’anguria è un frutto pieno di sorprese. Ne esistono centinaia di varietà, diverse per dimensione, forma e colore della polpa, che può essere anche gialla o arancione. Alcune varietà senza semi sono state sviluppate per comodità di consumo. In diversi paesi si organizzano gare per l’anguria più grande, con esemplari che possono superare i cento chili.

In Giappone, celebri sono le angurie coltivate in stampi cubici, che assumono una forma quadrata utile per il trasporto e l’esposizione. Anche la buccia e i semi, spesso scartati, sono in realtà commestibili e utilizzati in molte tradizioni culinarie del mondo.

L’anguria nella cultura popolare

Poche immagini evocano l’estate come una fetta di cocomero. In Italia l’anguria è protagonista delle sagre di paese, delle serate al mare e delle “cocomerate” di ferragosto. In molte città esistono chioschi storici dedicati alla vendita di fette fresche, veri e propri luoghi di ritrovo nelle notti d’estate.

Il cocomero compare in modi di dire, canzoni e opere d’arte come simbolo di convivialità e spensieratezza. La Giornata mondiale del 3 agosto celebra proprio questo: non solo un frutto, ma un pezzo di cultura estiva condivisa. Se ti incuriosiscono gli alimenti dalle proprietà sorprendenti, scopri anche perché il miele non scade mai.

Cubetti di anguria serviti freddi in una ciotola
Esistono centinaia di varietà di anguria, anche a polpa gialla o arancione.

Come scegliere e gustare l’anguria

Per riconoscere un’anguria matura, la tradizione popolare suggerisce di bussare sulla buccia: un suono pieno e profondo indica un frutto pronto. Un altro indizio è la macchia gialla sulla buccia, il punto dove il frutto ha poggiato a terra maturando al sole. Una volta tagliata, l’anguria va conservata in frigorifero e consumata in tempi brevi. Servita ben fredda, a fette o a cubetti, resta il modo più semplice e amato di celebrare la sua giornata.

Domande frequenti sulla Giornata mondiale del cocomero

Quando si celebra la Giornata mondiale del cocomero?

Si celebra ogni anno il 3 agosto, nel pieno dell’estate dell’emisfero settentrionale, quando l’anguria è al massimo della maturazione e della diffusione sui mercati.

Cocomero e anguria sono la stessa cosa?

Sì, indicano lo stesso frutto, il Citrullus lanatus. Cambia solo il nome a seconda della regione: “cocomero” è più usato al centro-sud, “anguria” al nord.

Perché l’anguria disseta così tanto?

Perché è composta per oltre il 90% da acqua. Questa elevata percentuale, unita alla freschezza, la rende particolarmente efficace contro il caldo estivo.

Da dove viene l’anguria?

Le sue origini risalgono all’Africa, dove cresceva un antenato selvatico. Gli antichi Egizi la coltivavano già migliaia di anni fa, e la selezione umana l’ha resa nel tempo dolce e rossa.

Perché la polpa dell’anguria è rossa?

Il colore rosso è dovuto principalmente al licopene, lo stesso pigmento antiossidante che colora i pomodori maturi. Esistono comunque varietà con polpa gialla o arancione.

Si possono mangiare i semi e la buccia?

Sì, sia i semi sia la parte bianca della buccia sono commestibili e vengono utilizzati in diverse tradizioni culinarie, anche se di solito in Italia vengono scartati.