Contro la tubercolosi, la malattia infettiva che ancora oggi uccide più di un milione di persone all’anno, il mondo ha usato per oltre un secolo lo stesso identico vaccino. Ora, per la prima volta, un nuovo candidato pensato anche per adolescenti e adulti si avvicina al traguardo. Nel luglio 2026 un accordo internazionale ha spianato la strada alla sua produzione su larga scala: una notizia che potrebbe cambiare la vita di milioni di persone.
La tubercolosi non è una malattia del passato
Molti la immaginano come un male dell’Ottocento, relegato ai romanzi. In realtà la tubercolosi, causata dal batterio Mycobacterium tuberculosis, resta una delle infezioni più letali del pianeta. Ogni anno colpisce circa dieci milioni di persone e ne uccide oltre un milione, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito.
Si trasmette per via aerea, con la tosse, e attacca in prevalenza i polmoni. La cura esiste – un lungo ciclo di antibiotici – ma la diffusione di ceppi resistenti ai farmaci rende la battaglia sempre più difficile. Ecco perché un vaccino efficace è considerato uno degli obiettivi sanitari più importanti dei nostri tempi.
Un solo vaccino, vecchio di un secolo
Contro la tubercolosi esiste già un vaccino: si chiama BCG (Bacillo di Calmette-Guérin) ed è in uso dal 1921. Ha più di cent’anni. Protegge abbastanza bene i neonati dalle forme più gravi, ma offre una copertura scarsa e incostante contro la tubercolosi polmonare di adolescenti e adulti, che sono proprio coloro che alimentano la maggior parte dei contagi. In pratica, il nostro scudo principale è largamente insufficiente proprio dove servirebbe di più.
Che cos’è il vaccino M72/AS01E
Il nuovo candidato si chiama M72/AS01E. Dietro la sigla si nasconde un vaccino di concezione moderna, frutto di anni di ricerca. È composto da due elementi: una proteina di fusione ricombinante, derivata da due antigeni del batterio della tubercolosi (chiamati Mtb32A e Mtb39A), e un cosiddetto adiuvante, denominato AS01E, sviluppato dall’azienda farmaceutica GSK.
Come funziona
La proteina “insegna” al sistema immunitario a riconoscere il batterio, mentre l’adiuvante potenzia e prolunga la risposta difensiva. L’obiettivo non è tanto impedire il contagio, quanto evitare che l’infezione – spesso silente per anni – evolva nella malattia vera e propria, quella che rende una persona malata e contagiosa.

I risultati: una protezione di circa il 50%
I dati che hanno acceso l’entusiasmo arrivano da una sperimentazione di fase 2b. Su adulti con infezione latente e non affetti da HIV, il vaccino ha ridotto di circa il 50% il rischio di sviluppare la tubercolosi polmonare nell’arco di tre anni. Tradotto in cifre: tra i vaccinati si sono ammalate molte meno persone rispetto a chi aveva ricevuto un placebo.
Il 50% può sembrare un risultato parziale, ma nel caso della tubercolosi rappresenterebbe una svolta storica: sarebbe il primo vaccino nuovo in oltre cento anni e il primo mai pensato specificamente per adolescenti e adulti.
La sperimentazione di fase 3
Per confermare questi numeri serve la prova decisiva. Lo studio di fase 3 è partito nel marzo 2024 e ha arruolato circa 20.000 partecipanti in decine di centri, in particolare in Sudafrica e Kenya, aree dove la malattia è molto diffusa. È un test rigoroso, in doppio cieco, che nei prossimi anni dirà se la protezione osservata regge su vasta scala.
L’accordo del 2026 per produrlo su larga scala
La notizia più recente riguarda la produzione. A metà luglio 2026 il Gates Medical Research Institute ha siglato un accordo con il Serum Institute of India – il più grande produttore di vaccini al mondo per numero di dosi – per fabbricare M72/AS01E, mentre GSK continuerà a fornire l’adiuvante. È un passaggio cruciale: significa organizzarsi fin da ora affinché, se lo studio avrà successo, il vaccino possa arrivare rapidamente e a costi contenuti proprio nei Paesi che ne hanno più bisogno.

Cosa cambierebbe: i numeri dell’OMS
Le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità danno la misura della posta in gioco. Un vaccino efficace per adolescenti e adulti potrebbe prevenire fino a 76 milioni di nuovi casi di tubercolosi, salvare circa 8,5 milioni di vite e far risparmiare decine di miliardi di dollari alle famiglie colpite nell’arco di 25 anni. Sono proiezioni, non certezze, ma indicano un potenziale impatto enorme sulla salute globale. I dettagli sono spiegati nella scheda informativa dell’OMS sul candidato M72/AS01E.
Perché è una buona notizia (con i piedi per terra)
È giusto restare prudenti: il vaccino non è ancora approvato e i risultati definitivi arriveranno solo al termine della fase 3. Ma la direzione è incoraggiante. Dopo decenni di stallo, la ricerca sulla tubercolosi è tornata a muoversi, e per la prima volta si intravede la possibilità concreta di uno strumento nuovo contro una malattia antichissima.
È lo stesso spirito che anima molte delle scoperte mediche di questi anni, come quelle che abbiamo raccontato parlando della terapia genica che restituisce l’udito ai bambini sordi: piccole rivoluzioni che, un passo alla volta, migliorano la vita di tante persone.

Domande frequenti
Il vaccino M72/AS01E è già disponibile?
No. È ancora in fase di sperimentazione clinica (fase 3). L’accordo del 2026 riguarda la preparazione della produzione, così da renderlo disponibile in fretta se i test daranno esito positivo.
Che differenza c’è con il vaccino BCG?
Il BCG, in uso dal 1921, protegge soprattutto i neonati dalle forme gravi. Il M72/AS01E punta invece a proteggere adolescenti e adulti dalla tubercolosi polmonare, che è la principale fonte di contagio.
Quanto è efficace?
Nella sperimentazione di fase 2b ha ridotto di circa il 50% il rischio di sviluppare la malattia in adulti con infezione latente. La fase 3 servirà a confermare il dato.
Perché è considerato così importante?
Perché sarebbe il primo nuovo vaccino contro la tubercolosi in oltre un secolo e il primo pensato per adolescenti e adulti, i gruppi che oggi il BCG protegge poco.
Chi lo sta sviluppando?
Il progetto coinvolge il Gates Medical Research Institute, l’azienda GSK (che fornisce l’adiuvante) e il Serum Institute of India per la produzione, con il sostegno di enti di ricerca e finanziamento internazionali.
La tubercolosi è ancora un problema oggi?
Sì. Provoca circa dieci milioni di nuovi casi e oltre un milione di morti l’anno nel mondo, ed è aggravata dalla comparsa di ceppi resistenti agli antibiotici.