L’aquila di Bonelli torna a volare in Sardegna

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Per decenni i suoi cieli erano rimasti vuoti. Oggi, invece, l’aquila di Bonelli torna a volare sopra la Sardegna: un rapace scomparso dall’isola negli anni Novanta sta lentamente riconquistando il suo territorio grazie a un ambizioso progetto di reintroduzione. Una buona notizia che racconta come scienza, pazienza e cooperazione possano riportare in vita ciò che sembrava perduto.

Una buona notizia dai cieli della Sardegna

L’aquila di Bonelli è uno dei rapaci più rari e minacciati d’Europa. In Italia è considerata in pericolo critico di estinzione, con una popolazione ridotta a poche coppie. Per questo il suo ritorno in Sardegna, dove si era estinta, rappresenta un piccolo grande successo per la conservazione della biodiversità nel nostro Paese.

Chi è l’aquila di Bonelli

L’aquila di Bonelli (Aquila fasciata) è un rapace di taglia media, più agile e slanciato dell’aquila reale. Ha un’apertura alare che sfiora i due metri e caccia soprattutto conigli, pernici e altri uccelli, che insegue con voli rapidi e acrobatici.

Il suo nome deriva dal naturalista italiano Franco Andrea Bonelli, che la descrisse all’inizio dell’Ottocento. Vive nel bacino del Mediterraneo, prediligendo ambienti rocciosi, pareti e zone collinari dove costruisce il nido su falesie inaccessibili.

Aquila di Bonelli appollaiata su una parete rocciosa
Predilige ambienti rocciosi e falesie per costruire il nido.

Perché era scomparsa dall’isola

In Sardegna l’aquila di Bonelli si è probabilmente estinta intorno agli anni Novanta. Le cause sono le stesse che hanno colpito la specie in tutto il Mediterraneo: la persecuzione diretta, il bracconaggio, l’avvelenamento, la distruzione dell’habitat e la folgorazione sulle linee elettriche.

La scomparsa di un predatore all’apice della catena alimentare non è mai un fatto isolato: incide sull’equilibrio dell’intero ecosistema, favorendo per esempio l’eccessiva proliferazione di alcune prede.

I progetti per il ritorno

Il ritorno dell’aquila di Bonelli in Sardegna è frutto di una lunga collaborazione internazionale. Il progetto Aquila a-LIFE, avviato nel 2017 e coordinato dall’organizzazione spagnola GREFA, ha messo insieme partner spagnoli, francesi e italiani con un obiettivo comune: rafforzare la specie nel Mediterraneo occidentale e riportarla dove era scomparsa.

In Italia le operazioni sono state guidate dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Nel corso degli anni sono stati liberati decine di esemplari, e il lavoro è proseguito con nuovi finanziamenti, tra cui il progetto “Back to Sardinia” sostenuto da Rewilding Europe e, più di recente, un nuovo programma LIFE che porterà avanti le reintroduzioni per i prossimi anni.

Le tappe di un ritorno

Nel giugno 2025 sono stati liberati altri esemplari nel Parco Naturale Regionale di Tepilora, uno degli ambienti più adatti dell’isola. Le attività, secondo i piani, proseguiranno fino al 2030, segno di quanto la conservazione richieda impegni di lungo periodo.

Paesaggio roccioso della Sardegna habitat dell'aquila di Bonelli
I paesaggi sardi offrono l’habitat ideale per la specie.

Come avviene la reintroduzione

La tecnica utilizzata si chiama hacking ed è ormai collaudata per i rapaci. I giovani esemplari, provenienti da centri di riproduzione o da nidi in soprannumero, vengono sistemati in voliere di ambientamento poste in natura. Qui vengono nutriti senza contatto diretto con l’uomo, per evitare che si abituino alla sua presenza.

Quando sono pronti al volo, le voliere vengono aperte e le aquile prendono confidenza con il territorio in modo graduale, continuando a ricevere cibo finché non imparano a cacciare da sole. È un metodo che imita il più possibile ciò che avverrebbe in natura.

I primi successi

Uno degli indicatori più incoraggianti è la formazione di nuove coppie riproduttive nate dagli esemplari reintrodotti nel Mediterraneo occidentale. Vedere gli animali non solo sopravvivere, ma anche accoppiarsi e nidificare, significa che il progetto sta funzionando davvero.

In Sardegna i giovani rapaci liberati stanno mostrando una buona capacità di adattamento, imparando rapidamente dove e come cacciare. È esattamente il comportamento che i ricercatori speravano di osservare.

Il monitoraggio con GPS

Ogni aquila liberata viene dotata di trasmettitori satellitari e GPS. Questi dispositivi permettono ai ricercatori di seguire in tempo reale gli spostamenti degli animali, distinguendo le attività quotidiane come il volo, la caccia, l’alimentazione e la sosta.

Il monitoraggio è fondamentale non solo per capire come si comportano gli esemplari, ma anche per intervenire tempestivamente in caso di pericolo, per esempio quando un’aquila si avvicina a linee elettriche a rischio di folgorazione.

Le minacce ancora presenti

Il ritorno dell’aquila di Bonelli non è privo di ostacoli. Il bracconaggio resta una piaga: purtroppo qualche esemplare reintrodotto è stato trovato ucciso, un danno grave per un progetto così delicato. Anche l’elettrocuzione sulle linee elettriche continua a rappresentare un rischio.

Per questo, oltre alle liberazioni, i progetti prevedono la messa in sicurezza dei tralicci e campagne di sensibilizzazione rivolte alle comunità locali. La protezione di una specie passa anche dalla collaborazione di chi vive sul territorio.

Aquila che caccia sorvolando un ambiente mediterraneo
Un cacciatore agile e veloce, all’apice della catena alimentare.

Perché è una notizia che dà speranza

Il caso dell’aquila di Bonelli dimostra che l’estinzione locale di una specie non è sempre irreversibile. Con conoscenze scientifiche, risorse e la volontà di collaborare tra Paesi, è possibile riportare la vita dove sembrava definitivamente spenta. È lo stesso spirito che anima molte iniziative di tutela, come racconta anche l’articolo sulla Giornata mondiale per la conservazione della natura.

Per approfondire i dettagli tecnici del programma è possibile consultare la scheda ufficiale del progetto pubblicata dall’ISPRA.

Domande frequenti

Che cos’è l’aquila di Bonelli?

È un rapace di taglia media (Aquila fasciata) diffuso nel Mediterraneo, agile cacciatore di conigli e uccelli, oggi tra le specie più minacciate d’Europa.

Perché era scomparsa dalla Sardegna?

Si è estinta intorno agli anni Novanta a causa di bracconaggio, avvelenamenti, folgorazione sulle linee elettriche e distruzione dell’habitat.

Come viene reintrodotta?

Con la tecnica dell’hacking: i giovani vengono allevati in voliere in natura, senza contatto con l’uomo, e liberati gradualmente quando sono pronti a volare e cacciare.

Chi segue il progetto?

Una rete internazionale coordinata dall’ONG spagnola GREFA, con l’ISPRA per l’Italia e il sostegno di programmi europei come i progetti LIFE e Rewilding Europe.

Il progetto sta funzionando?

Sì: si registrano nuove coppie riproduttive nel Mediterraneo occidentale e i giovani liberati in Sardegna mostrano una buona capacità di adattamento.

Quali pericoli restano?

Soprattutto il bracconaggio e la folgorazione sulle linee elettriche, contrastati con la messa in sicurezza dei tralicci e la sensibilizzazione delle comunità locali.