Il ritorno della lontra nei fiumi italiani

Condividi l'articolo

Per decenni era quasi scomparsa dai nostri corsi d’acqua, tanto da essere considerata a rischio di estinzione. Oggi la lontra sta tornando a risalire i fiumi italiani, riconquistando regioni dove non si vedeva da generazioni. È una delle buone notizie più incoraggianti per la natura del nostro Paese.

Una buona notizia che risale i fiumi

Le notizie sulla fauna selvatica non sono sempre allarmanti. Ogni tanto arrivano segnali che raccontano una storia diversa, fatta di recupero e di ritorni. Quello della lontra euroasiatica (Lutra lutra) in Italia è uno di questi: un animale che sembrava destinato a sparire dai nostri fiumi sta lentamente ma costantemente riguadagnando terreno, spingendosi in territori dai quali era assente da decenni.

Non si tratta di un episodio isolato, ma di una tendenza confermata dai monitoraggi scientifici degli ultimi anni. Un piccolo, grande successo della conservazione, reso possibile da politiche ambientali e da una rinnovata attenzione alla salute dei nostri ecosistemi d’acqua dolce.

Chi è la lontra, “regina dei fiumi”

La lontra è un mammifero carnivoro semiacquatico appartenente alla famiglia dei mustelidi, la stessa di donnole, tassi e martore. Ha un corpo affusolato lungo fino a ottanta centimetri, coda robusta, zampe palmate e una pelliccia fittissima e impermeabile che la protegge dal freddo dell’acqua.

Elegante nuotatrice, si nutre soprattutto di pesci, ma anche di anfibi, crostacei e piccoli invertebrati. Vive lungo fiumi, torrenti, laghi e zone umide pulite, dove trova cibo e rifugi lungo le sponde. Proprio per il suo legame con l’acqua limpida è stata soprannominata la “regina dei fiumi”.

Perché era quasi scomparsa dall’Italia

Fino a metà Novecento la lontra era diffusa in gran parte della penisola. Poi, nel giro di pochi decenni, la sua popolazione è crollata. Le cause sono state molte e spesso combinate tra loro: l’inquinamento delle acque, la distruzione degli ambienti fluviali, la cementificazione delle sponde, la caccia e il bracconaggio.

Verso la fine del secolo scorso la specie si era ridotta a pochi nuclei isolati, sopravvissuti soltanto in alcuni corsi d’acqua dell’Italia meridionale, tra Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Abruzzo e Molise. Per anni la lontra è stata uno dei mammiferi più minacciati del nostro Paese.

Lontra su una roccia lungo la riva di un fiume
La lontra euroasiatica vive lungo fiumi e zone umide dalle acque pulite e ricche di pesce.

I segnali del ritorno

Negli ultimi anni la situazione ha iniziato a cambiare in meglio. Grazie alle politiche nazionali ed europee di tutela, i due nuclei meridionali si sono riavvicinati e la specie ha ripreso a espandersi verso nuove aree, risalendo i fiumi e colonizzando ambienti che sembravano ormai persi.

Il ritorno sulle Alpi

Uno degli sviluppi più sorprendenti riguarda l’arco alpino. La lontra è ricomparsa in Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Lombardia e Liguria, regioni dalle quali mancava da decenni. Questo ritorno è legato anche all’espansione naturale della specie dai vicini Austria e Slovenia, dove le popolazioni sono in buona salute.

La riconquista del Centro Italia

Anche il Centro della penisola mostra segnali positivi: la lontra è stata nuovamente segnalata nel Lazio e nelle Marche. La popolazione storica del Sud, intanto, resta stabile e continua a rappresentare il cuore della presenza italiana della specie.

Come si studia una specie così elusiva

La lontra è un animale schivo e prevalentemente notturno: avvistarla dal vivo è raro. Per seguirne gli spostamenti, i ricercatori si affidano ai segni indiretti che lascia sul territorio, in particolare gli escrementi (chiamati “spraint”) con cui marca i confini del proprio spazio, e le impronte sul fango delle rive.

A oltre trent’anni dal precedente censimento e a più di dieci dal piano di conservazione curato dall’ISPRA, il WWF ha finanziato un nuovo monitoraggio nelle regioni di recente espansione, coordinato dall’Università del Molise secondo un protocollo standardizzato raccomandato dagli specialisti dell’IUCN. È possibile approfondire i risultati consultando il monitoraggio del WWF sul ritorno della lontra.

Lontra che emerge dall'acqua con il muso bagnato
Prevalentemente notturna, la lontra si studia soprattutto attraverso i segni che lascia sul territorio.

Perché la lontra è un ottimo bioindicatore

Il ritorno della lontra non è solo una bella notizia per gli amanti degli animali: è anche un segnale positivo sullo stato di salute dei nostri fiumi. Questo mammifero, infatti, ha bisogno di acque pulite e ricche di pesce per sopravvivere. La sua presenza indica quindi che l’ecosistema fluviale funziona bene.

Per questo gli scienziati la considerano una specie ombrello: proteggere la lontra significa preservare l’intero ambiente in cui vive, a beneficio di molte altre specie animali e vegetali che condividono lo stesso habitat.

Cosa ha reso possibile il recupero

Dietro questa rinascita ci sono diversi fattori che hanno agito insieme. Il miglioramento della qualità delle acque, grazie a depuratori più efficienti e a normative più severe sugli scarichi, ha restituito ai fiumi ambienti vivibili. La protezione legale della specie ha ridotto l’impatto di caccia e bracconaggio. Infine, i progetti di conservazione europei hanno favorito il ripristino di zone umide e sponde naturali.

Storie simili si stanno registrando anche nei nostri mari, come il graduale ritorno della foca monaca a Punta Campanella: segnali che, con impegno e pazienza, la natura sa riprendersi i suoi spazi.

Le sfide che restano

Il quadro è incoraggiante, ma il cammino non è concluso. La lontra deve ancora fare i conti con la frammentazione degli habitat, con gli investimenti stradali (una delle principali cause di mortalità) e con la scomparsa delle zone umide. Consolidare il recupero richiederà attenzione costante, corridoi ecologici tra i vari nuclei e la tutela dei corsi d’acqua ancora integri.

Lontra che nuota tra la vegetazione di uno stagno
La presenza della lontra è il segnale di un ecosistema fluviale in buona salute.

Come comportarsi se si avvista una lontra

Incontrare una lontra in natura è un privilegio raro. Se dovesse capitare, la regola è semplice: osservarla da lontano, in silenzio, senza avvicinarsi né tentare di darle da mangiare. Segnalare l’avvistamento alle associazioni naturalistiche o agli enti di ricerca può inoltre fornire dati preziosi per il monitoraggio della specie.

Domande frequenti sul ritorno della lontra

La lontra è a rischio di estinzione in Italia?

La lontra resta una specie protetta e vulnerabile, ma negli ultimi anni è in ripresa: ha ampliato il proprio areale e ricolonizzato regioni del Nord e del Centro dove era scomparsa da decenni.

Dove vive oggi la lontra in Italia?

La popolazione storica è nel Sud (Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Abruzzo, Molise). A questa si aggiungono il ritorno sull’arco alpino (Friuli, Veneto, Trentino, Lombardia, Liguria) e nuove segnalazioni in Lazio e Marche.

Perché la lontra era quasi scomparsa?

A causa dell’inquinamento delle acque, della distruzione degli ambienti fluviali, della cementificazione delle sponde e del bracconaggio, che nel Novecento ridussero la specie a pochi nuclei isolati.

Perché la lontra è importante per l’ambiente?

È un bioindicatore: vive solo in acque pulite e ricche di pesce. La sua presenza segnala un ecosistema fluviale sano e la sua tutela protegge molte altre specie.

La lontra è pericolosa per l’uomo?

No. La lontra è un animale schivo e notturno che evita il contatto con le persone. Non rappresenta un pericolo, ma va comunque osservata a distanza e non disturbata.

Come fanno gli scienziati a sapere che è tornata?

Attraverso monitoraggi basati sui segni indiretti, come gli escrementi con cui marca il territorio e le impronte sulle rive, raccolti secondo protocolli scientifici standardizzati.