Il gallio: il metallo che si scioglie in mano

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Esiste un metallo solido e lucente che, se lo tieni nel palmo della mano, comincia a fondersi come un cubetto di ghiaccio. Non è fantascienza: è il gallio, un elemento sorprendente che si scioglie a poco meno di trenta gradi e nasconde più di una curiosità.

Il metallo che non regge il calore del corpo

Siamo abituati a pensare ai metalli come a qualcosa di duro, freddo e resistente. Eppure esiste un’eccezione clamorosa: il gallio. A temperatura ambiente si presenta come un metallo argenteo e solido, del tutto simile all’alluminio, ma basta prenderlo in mano perché il calore della pelle lo trasformi in una pozza lucente. Un fenomeno che lascia sempre a bocca aperta chi lo vede per la prima volta.

Questa caratteristica lo ha reso una vera star dei video di divulgazione scientifica, ma il gallio è molto più di un giocattolo da laboratorio: è un elemento fondamentale per la tecnologia moderna.

Che cos’è il gallio

Il gallio è un elemento chimico dal simbolo Ga e numero atomico 31. Appartiene alla categoria dei metalli e nella tavola periodica si trova subito sotto l’alluminio, con cui condivide diverse proprietà. In natura non esiste allo stato puro: si ricava soprattutto come sottoprodotto della lavorazione di altri minerali, in particolare durante la produzione di alluminio e zinco.

Perché si scioglie in mano

Il segreto sta tutto nel suo punto di fusione, insolitamente basso: circa 29,8 gradi centigradi. Poiché la temperatura del corpo umano si aggira intorno ai 37 gradi, il semplice contatto con la pelle è sufficiente a superare quella soglia e a far passare il metallo dallo stato solido a quello liquido.

Solido sì, ma per poco

A temperatura ambiente, quindi, il gallio resta solido soltanto perché la stanza è abbastanza fresca. In una giornata particolarmente calda potrebbe iniziare a cedere anche senza toccarlo. È uno dei pochissimi metalli con questa proprietà: la maggior parte degli altri richiede centinaia o migliaia di gradi per fondere.

Metallo liquido argenteo che riflette la luce
Il gallio fonde a circa 29,8 gradi: il calore della mano basta a renderlo liquido.

Lo scherzo del cucchiaino che sparisce

Con il gallio si può realizzare uno scherzo tanto famoso quanto istruttivo: creare un cucchiaino dall’aspetto perfettamente normale e offrirlo a qualcuno per mescolare il tè caldo. Immerso nella bevanda bollente, il cucchiaino si scioglie in pochi secondi, lasciando l’ospite di sasso. È una dimostrazione innocua e spettacolare del basso punto di fusione di questo elemento.

Un intervallo liquido da record

Se il gallio fonde a temperature bassissime, per farlo bollire serve invece un calore enorme: il suo punto di ebollizione supera i 2.000 gradi. Questo significa che il gallio rimane liquido per un intervallo di temperature amplissimo, uno dei più estesi tra tutti gli elementi. Proprio per questo viene impiegato in alcuni termometri ad alta temperatura, dove il mercurio non sarebbe adatto.

La scoperta: Mendeleev l’aveva previsto

La storia del gallio è legata a uno dei trionfi della scienza dell’Ottocento. Quando il chimico russo Dmitrij Mendeleev costruì la tavola periodica, lasciò alcune caselle vuote, prevedendo l’esistenza di elementi ancora sconosciuti. Uno di questi, che chiamò provvisoriamente “eka-alluminio”, corrispondeva proprio al gallio.

Nel 1875 il chimico francese Paul-Émile Lecoq de Boisbaudran individuò l’elemento analizzando la luce emessa da un minerale, confermando in pieno le previsioni di Mendeleev. Fu una prova straordinaria della validità della tavola periodica.

Il nome che fece discutere

Il nome “gallio” deriva da Gallia, l’antico nome latino della Francia, in onore della patria dello scopritore. Qualcuno però notò una curiosa coincidenza: in latino gallus significa “gallo”, proprio come il cognome Lecoq (dal francese le coq, “il gallo”). Lo scienziato smentì di aver voluto dare il proprio nome all’elemento, ma l’aneddoto è rimasto celebre.

Provette e strumenti in un laboratorio di chimica
Il gallio fu identificato nel 1875, confermando le previsioni della tavola periodica di Mendeleev.

A cosa serve davvero il gallio

Al di là degli esperimenti curiosi, il gallio è un materiale strategico per l’elettronica. I suoi composti, come l’arseniuro di gallio e il nitruro di gallio, sono impiegati nei semiconduttori di ultima generazione. Li troviamo nei LED, nei pannelli solari, nei laser, nei radar e nei circuiti ad alta frequenza degli smartphone.

Per queste ragioni il gallio è considerato una materia prima critica, essenziale per l’industria tecnologica. Come altri materiali dalle proprietà eccezionali, la sua importanza va ben oltre l’aspetto spettacolare: un discorso simile vale, per esempio, per il Vantablack, il nero più scuro mai creato dall’uomo.

Il “nemico” dell’alluminio

Il gallio ha anche un lato insidioso. A contatto con l’alluminio, penetra nella sua struttura interna e lo rende estremamente fragile: un oggetto di alluminio robusto può sgretolarsi come se fosse di carta. È un fenomeno impressionante, ma anche il motivo per cui il gallio va maneggiato con attenzione e tenuto lontano da oggetti di alluminio come lattine o telai.

Componenti elettronici e circuiti su sfondo blu
I composti del gallio sono impiegati in LED, pannelli solari e semiconduttori degli smartphone.

È pericoloso?

A differenza del mercurio, altro metallo liquido ben noto, il gallio non è considerato tossico e può essere maneggiato con relativa tranquillità. Tende però a macchiare la pelle e, come abbiamo visto, a corrodere l’alluminio. Un’altra sua particolarità è che, come l’acqua, si espande quando solidifica: per questo non va conservato in contenitori rigidi e completamente pieni, che rischierebbero di rompersi.

Per chi vuole approfondire le proprietà chimiche e gli usi di questo elemento, è utile consultare la scheda della Royal Society of Chemistry.

Domande frequenti sul gallio

A che temperatura si scioglie il gallio?

Il gallio fonde a circa 29,8 gradi centigradi. Poiché il corpo umano è a circa 37 gradi, basta tenerlo in mano per farlo diventare liquido.

Il gallio è pericoloso da toccare?

No, a differenza del mercurio non è considerato tossico e può essere maneggiato con relativa sicurezza. Tende però a macchiare la pelle e a danneggiare l’alluminio.

Perché il gallio si chiama così?

Dal latino Gallia, ossia la Francia, in onore del suo scopritore Paul-Émile Lecoq de Boisbaudran, che lo identificò nel 1875.

A cosa serve il gallio?

Soprattutto in elettronica: i suoi composti sono usati nei semiconduttori di LED, pannelli solari, laser, radar e circuiti degli smartphone. È una materia prima critica.

Il gallio esiste in natura allo stato puro?

No. Si ricava come sottoprodotto della lavorazione di altri minerali, in particolare durante la produzione di alluminio e zinco.

È vero che il gallio distrugge l’alluminio?

Sì. A contatto con l’alluminio ne penetra la struttura rendendolo fragile, tanto da farlo sgretolare. Per questo va tenuto lontano da oggetti di alluminio.