Il 26 agosto 1789, in piena Rivoluzione francese, l’Assemblea nazionale costituente approvò la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. In pochi articoli, quel testo affermava principi che oggi diamo per scontati: la libertà, l’uguaglianza davanti alla legge, la sovranità del popolo. Ripercorriamo la storia di uno dei documenti più influenti dell’età moderna e capiamo perché continua a parlarci.
Cosa è la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino
La Dichiarazione è un testo solenne composto da un preambolo e diciassette articoli. Non è una legge nel senso stretto, ma un insieme di principi destinati a fondare un nuovo ordine politico. Il suo obiettivo era stabilire i diritti “naturali, inalienabili e sacri” di ogni essere umano e definire i limiti del potere. Con essa, il concetto stesso di autorità cambiava: non discendeva più dal re, ma dalla nazione.
Il contesto: la Francia del 1789
Alla fine del Settecento la Francia viveva una crisi profonda. Le finanze dello Stato erano al collasso, i raccolti erano stati scarsi e la popolazione soffriva la fame. La società era divisa in tre ordini, o “stati”: il clero, la nobiltà e il terzo stato, che comprendeva tutti gli altri e pagava la maggior parte delle tasse senza avere reale voce in capitolo.
Nell’estate del 1789 la tensione esplose. Il 14 luglio la folla parigina prese la Bastiglia, simbolo dell’assolutismo. In poche settimane il vecchio sistema di privilegi cominciò a sgretolarsi, e l’Assemblea si trovò a dover ridisegnare le basi stesse della convivenza.

Come nacque il documento
Il lavoro dell’Assemblea
Dopo l’abolizione dei privilegi feudali, votata nella notte del 4 agosto, i deputati decisero di premettere alla futura Costituzione una dichiarazione di principi. Il dibattito fu intenso: si discusse per giorni su quali diritti includere e con quali parole. Il testo definitivo fu approvato il 26 agosto 1789.
Le influenze culturali
Gli autori si ispirarono al pensiero illuminista, in particolare a Montesquieu, Rousseau e Voltaire, e guardarono anche alle recenti dichiarazioni delle colonie americane. L’idea di diritti universali, validi per ogni uomo in quanto tale, era il frutto di decenni di riflessione filosofica.
I principi fondamentali
Il primo articolo è tra i più celebri: “Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti”. Da questa premessa discendono gli altri punti. La sovranità appartiene alla nazione; la legge è espressione della volontà generale; nessuno può essere arrestato o punito se non nei casi previsti dalla legge. Vengono inoltre affermate la libertà di opinione e di stampa, entro i limiti stabiliti dalle norme.
Libertà, uguaglianza e proprietà
La Dichiarazione individua alcuni diritti considerati naturali: la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione. La libertà è definita come il poter fare tutto ciò che non nuoce agli altri. L’uguaglianza è intesa soprattutto come uguaglianza di fronte alla legge: tutti i cittadini sono ammissibili alle cariche pubbliche in base alle loro capacità, non alla nascita. È un rovesciamento radicale rispetto alla società di antico regime.

I limiti del documento
Nonostante la sua portata rivoluzionaria, la Dichiarazione del 1789 aveva confini precisi. Il diritto di voto non era universale e le donne restavano escluse dalla piena cittadinanza politica. Fu proprio per denunciare questa esclusione che, nel 1791, la scrittrice Olympe de Gouges pubblicò una “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”. Anche la questione della schiavitù nelle colonie rimase a lungo irrisolta. Questi limiti ci ricordano che i diritti si conquistano progressivamente, come mostra anche la lunga strada verso la loro estensione, di cui abbiamo parlato a proposito della memoria della tratta degli schiavi.
L’eredità: dai diritti dell’uomo ai diritti umani
La Dichiarazione del 1789 divenne un modello per l’Europa e per il mondo. Le sue idee attraversarono l’Ottocento e influenzarono le costituzioni liberali. Nel Novecento, dopo le tragedie delle due guerre mondiali, quello stesso spirito ispirò la Dichiarazione universale dei diritti umani approvata dalle Nazioni Unite nel 1948. Il filo che collega i due documenti è evidente: l’idea che esistano diritti spettanti a ogni persona, indipendentemente da nazionalità, religione o condizione sociale.

Perché è ancora attuale
A oltre due secoli di distanza, i principi del 1789 restano al centro del dibattito pubblico. Libertà di espressione, uguaglianza davanti alla legge, limiti al potere: sono temi che ritornano ogni volta che si discute di giustizia e di convivenza civile. Studiare quel testo aiuta a capire da dove vengono molti dei diritti che oggi consideriamo naturali, e quanto sia stato faticoso affermarli.
Domande frequenti sulla Dichiarazione del 1789
Quando fu approvata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo?
Il 26 agosto 1789, dall’Assemblea nazionale costituente francese, durante le prime fasi della Rivoluzione.
Da quanti articoli è composta?
Da un preambolo e diciassette articoli, che enunciano i principi fondamentali dei diritti e dei limiti del potere.
Qual è il principio più famoso?
Quello contenuto nel primo articolo: gli uomini nascono e restano liberi e uguali nei diritti.
La Dichiarazione riconosceva i diritti delle donne?
No. Le donne restavano escluse dalla piena cittadinanza politica. Nel 1791 Olympe de Gouges scrisse una dichiarazione dedicata proprio ai diritti delle donne.
Che rapporto ha con la Dichiarazione universale del 1948?
Il documento del 1948, promosso dall’ONU, riprende e amplia lo spirito del testo del 1789, estendendo i diritti a tutti gli esseri umani del pianeta.
La Dichiarazione è ancora in vigore in Francia?
Sì. È considerata parte del patrimonio costituzionale francese ed è richiamata dalla Costituzione della Repubblica.
Per il testo integrale e gli approfondimenti storici si può consultare la voce dedicata alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino su Wikipedia.