Nel maggio 2026 il termine “hantavirus” è tornato sulle prime pagine internazionali per via di un focolaio segnalato sulla nave da crociera olandese MV Hondius, partita da Ushuaia il 1° aprile. Si tratta di un virus che spaventa per la rapidità con cui può portare a complicanze gravi, ma che è stato studiato per oltre quarant’anni e ha contorni epidemiologici ben noti. Vediamo cos’è davvero l’hantavirus, come si trasmette, quali sintomi provoca, come si cura e come ci si protegge. Per ogni dubbio sulla salute, consulta sempre un medico: questo articolo ha solo scopo divulgativo.
Cos’è l’hantavirus
Hantavirus è il nome comune dato a un gruppo di virus a RNA appartenenti al genere Orthohantavirus, della famiglia Hantaviridae. Sono virus zoonotici: vivono naturalmente in alcuni roditori (topi e ratti) e occasionalmente possono passare all’uomo. Il nome deriva dal fiume Hantan, in Corea del Sud, lungo le cui sponde fu identificato per la prima volta negli anni Settanta.
A seconda del ceppo, l’infezione umana può sfociare in due quadri clinici principali: la sindrome polmonare da hantavirus (HPS, Hantavirus Pulmonary Syndrome), tipica delle Americhe, e la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS, Hemorrhagic Fever with Renal Syndrome), più comune in Europa e in Asia.
Come si trasmette dai roditori all’uomo
I roditori infetti non sembrano ammalarsi: portano il virus per tutta la vita ed eliminano particelle virali con saliva, urina e feci. L’uomo si infetta quasi sempre per via inalatoria, respirando aerosol contaminati che si formano quando si pulisce o si frequenta un ambiente chiuso in cui i roditori hanno lasciato escrementi: garage, baite, fienili, magazzini, soffitte.
Più raramente, il contagio avviene per contatto diretto della pelle ferita con materiale infetto o per morso. Il virus non sopravvive a lungo all’aria aperta e viene inattivato facilmente con i comuni disinfettanti a base di candeggina o alcol.

L’eccezione del virus Andes
Tra le decine di ceppi noti, uno solo ha mostrato la capacità di trasmettersi da persona a persona: il virus Andes, diffuso in Cile e Argentina. Si tratta comunque di un evento raro e legato a un contatto stretto e prolungato, come tra familiari conviventi o operatori sanitari non protetti. È proprio questo ceppo a essere stato identificato nel cluster del 2026 a bordo della nave MV Hondius.
Sintomi e fasi della malattia
Il periodo di incubazione varia molto: in genere da una a otto settimane dopo l’esposizione. La malattia esordisce in modo aspecifico, motivo per cui spesso viene confusa nelle prime fasi con un’influenza o con una gastroenterite. Per questo è importante segnalare al medico un’eventuale esposizione recente a roditori o a luoghi a rischio.
Fase precoce (giorni 1-5)
- Febbre alta improvvisa
- Brividi e dolori muscolari intensi, soprattutto a cosce, schiena e spalle
- Mal di testa
- Stanchezza marcata
- Sintomi gastrointestinali: nausea, vomito, diarrea, dolori addominali
Fase cardio-polmonare (giorni 4-10)
- Tosse secca
- Respiro corto in rapido peggioramento
- Accumulo di liquido nei polmoni (edema polmonare non cardiogeno)
- Calo della pressione arteriosa, fino allo shock
- Possibile sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS)
Nella forma HFRS prevalgono invece le manifestazioni emorragiche e i danni ai reni, con riduzione della produzione di urina, ematuria e alterazioni della coagulazione. Entrambe le sindromi richiedono ricovero in ospedale e, nei casi gravi, terapia intensiva.
Quanto è pericoloso l’hantavirus
La letalità varia molto in base al ceppo. La HPS provocata dal virus Sin Nombre, presente negli Stati Uniti, ha una mortalità che oscilla intorno al 35-40% nei casi confermati. La HFRS provocata dai virus euroasiatici (Hantaan, Seoul, Puumala, Dobrava) ha invece tassi molto più variabili, da meno dell’1% (Puumala in Scandinavia) fino al 10-12% per il Hantaan. La diagnosi precoce e il ricovero in centri attrezzati possono ridurre sensibilmente il rischio.

Come viene diagnosticato
La conferma di laboratorio si basa principalmente sulla ricerca di anticorpi IgM e IgG specifici nel siero del paziente, oppure sulla rilevazione del materiale genetico del virus tramite test di biologia molecolare (RT-PCR). Le prime fasi della malattia possono presentare alterazioni di laboratorio molto suggestive: piastrinopenia, aumento dell’ematocrito, leucocitosi con linfociti atipici e, nelle forme renali, valori alterati di creatinina e proteinuria.
La radiografia del torace mostra spesso, nelle ore precedenti alla crisi respiratoria, un’iniziale congestione bilaterale che peggiora rapidamente: un dato che aiuta i clinici a sospettare l’hantavirus anche prima della conferma sierologica.
Trattamento: cosa si può fare
Non esiste a oggi un farmaco antivirale specifico approvato contro l’hantavirus. La cura è di tipo supportivo e va calibrata in base alle condizioni del paziente. Negli ospedali si interviene con:
- Ossigenoterapia, fino alla ventilazione meccanica nei casi più gravi
- Gestione attenta dei liquidi per evitare di peggiorare l’edema polmonare
- Supporto della pressione con farmaci vasopressori in caso di shock
- ECMO (ossigenazione extracorporea a membrana) nei centri specializzati per le forme refrattarie
- Dialisi nelle forme renali (HFRS) con insufficienza renale acuta
Studi clinici hanno valutato la ribavirina, soprattutto per la HFRS, con risultati incoraggianti se somministrata nelle prime fasi. Per la HPS i dati sono meno solidi e l’uso non è raccomandato di routine. Sono in fase di studio anticorpi monoclonali e nuovi antivirali.
Esiste un vaccino?
Per le forme provocate dai virus euroasiatici esistono vaccini sperimentali e alcuni vaccini in uso in Cina e in Corea del Sud. Per la HPS delle Americhe, ad oggi, non è disponibile alcun vaccino approvato a livello internazionale. La prevenzione, di conseguenza, ruota tutta intorno alla riduzione del contatto con i roditori.
Come prevenire l’infezione
Le indicazioni dei Centers for Disease Control statunitensi e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità convergono su poche regole pratiche:
- Sigillare la casa: chiudere fessure e crepe larghe più di pochi millimetri, intorno a tubi, finestre, soffitte, garage
- Eliminare le fonti di cibo: conservare gli alimenti in contenitori ermetici, non lasciare avanzi all’aperto, raccogliere subito le ciotole degli animali
- Pulire correttamente: non spazzare e non aspirare zone con escrementi di topo, perché si solleva polvere contaminata; bagnare prima con disinfettante a base di candeggina (1 parte di candeggina per 9 parti d’acqua), attendere almeno 5 minuti e raccogliere con panni umidi monouso
- Indossare protezioni: guanti di gomma, mascherina FFP2 o superiore e occhiali nelle pulizie di ambienti chiusi a rischio
- Aerare a fondo: aprire porte e finestre per almeno 30 minuti prima di iniziare a pulire una baita o una soffitta lasciate chiuse a lungo

Il caso del 2026: la nave MV Hondius
Il 7 maggio 2026 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un comunicato ufficiale su un cluster di casi di hantavirus tra i passeggeri della MV Hondius, una nave da crociera battente bandiera olandese. La nave era partita il 1° aprile dal porto argentino di Ushuaia, in Patagonia, per una crociera in Antartide.
Al momento della comunicazione, i casi sospetti erano nove e quelli confermati sei, con tre decessi: in uno è stata confermata la responsabilità del virus Andes. Le autorità sanitarie di Argentina, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Singapore e Sudafrica stanno tracciando i passeggeri sbarcati nelle ultime settimane in quattro continenti.
L’OMS ha però sottolineato un punto importante: «il rischio per la popolazione generale è molto basso» e «non si tratta dell’inizio di una nuova pandemia simile al COVID-19». Il virus Andes, pur trasmissibile da persona a persona, lo fa in modo poco efficiente e in contesti di contatto stretto e prolungato.
Hantavirus in Italia: la situazione
In Italia non sono mai stati documentati casi autoctoni di sindrome polmonare da hantavirus. Sono stati invece segnalati sporadicamente casi di HFRS riconducibili a soggiorni in aree endemiche balcaniche o asiatiche. Nei roditori italiani circolano ceppi del genere Puumala e Dobrava-Belgrade, ma con tassi di trasmissione all’uomo molto contenuti. L’Istituto Superiore di Sanità raccomanda comunque attenzione nelle attività di pulizia di stalle, magazzini e seconde case lasciate chiuse a lungo.
Differenza fra hantavirus e altri virus respiratori
A differenza di SARS-CoV-2, dell’influenza o di altri virus respiratori, l’hantavirus non si trasmette tra esseri umani per via aerea (con la rara eccezione del virus Andes). Ciò significa che la presenza di un caso non genera catene di contagio comunitarie, e che le misure tipo distanziamento o mascherine non sono utili nella popolazione generale, ma solo per chi pulisce ambienti contaminati o assiste pazienti infetti.
Quando rivolgersi al medico
Bisogna contattare un medico, idealmente recandosi in pronto soccorso, se in seguito a un’esposizione plausibile (pulizia di ambienti chiusi infestati da topi, soggiorno in baite, lavoro agricolo o forestale, viaggi recenti in zone con focolai noti) compaiono:
- Febbre improvvisa con dolori muscolari importanti
- Difficoltà respiratoria progressiva
- Diminuzione marcata della diuresi
- Confusione, vertigini, pressione molto bassa
Riferire al medico l’eventuale esposizione è cruciale per indirizzare il sospetto diagnostico e accorciare i tempi di trattamento. Le informazioni di questo articolo non sostituiscono il parere medico: servono solo a orientarsi.
Per approfondire
Per chi vuole approfondire il tema delle malattie zoonotiche e il rapporto fra esseri umani e fauna selvatica, su Curiosando si impara trovi articoli dedicati alla biologia, alla microbiologia e alla salute pubblica. Per i dati ufficiali aggiornati sull’hantavirus, le fonti più autorevoli sono il CDC degli Stati Uniti e l’OMS.
Domande frequenti sull’hantavirus
L’hantavirus è contagioso da persona a persona?
Nella stragrande maggioranza dei casi no: ci si infetta per contatto con roditori o loro escrementi. L’unica eccezione documentata è il virus Andes, presente in Sud America, che può trasmettersi da persona a persona ma solo in caso di contatto stretto e prolungato.
Quanto tempo passa fra l’esposizione e i sintomi?
Il periodo di incubazione varia in genere da una a otto settimane. Per questo, in caso di esposizione plausibile, è importante segnalarla al medico anche dopo diverse settimane.
Esiste un vaccino contro l’hantavirus?
Per le forme euroasiatiche (HFRS) esistono vaccini in uso in Cina e in Corea del Sud. Per la sindrome polmonare delle Americhe (HPS) non esiste a oggi un vaccino approvato. La prevenzione si basa sulla riduzione del contatto con i roditori.
Si può guarire dall’hantavirus?
Sì. Con assistenza ospedaliera tempestiva, la maggior parte dei pazienti guarisce. La letalità però può essere elevata (35-40% per la HPS), motivo per cui il riconoscimento precoce e il ricovero in centri attrezzati sono fondamentali.
Quali sono i Paesi più a rischio?
La sindrome polmonare è endemica in Stati Uniti, Canada, Argentina, Cile, Brasile e Panama. La HFRS è più frequente in Cina, Corea del Sud, Russia e Balcani. In Italia il rischio è basso ma non nullo, soprattutto per chi pulisce ambienti rurali chiusi.
Come pulire una soffitta o una baita con tracce di topi?
Indossare guanti e mascherina protettiva, aerare per almeno 30 minuti, irrorare le aree con tracce di feci con una soluzione di candeggina diluita (1:10 in acqua), attendere alcuni minuti e raccogliere con panni umidi monouso. Non spazzare e non aspirare prima di aver disinfettato: si rischia di sollevare aerosol contaminati.
