Verdi, viola, rosse, danzano nei cieli polari come se qualcuno tirasse i fili di una tenda di luce. Le aurore boreali e le loro cugine australi sono uno dei fenomeni naturali più spettacolari del pianeta. Negli ultimi anni, complice il massimo solare, si sono spinte fino in Italia. Vediamo come si formano, dove ammirarle e cosa serve davvero per fotografarle.
Cosa sono le aurore boreali
Le aurore boreali sono fenomeni luminosi che illuminano i cieli vicino al Polo Nord, mentre nell’emisfero sud lo stesso fenomeno prende il nome di aurore australi. Il nome scientifico complessivo è «aurore polari». Si tratta di emissioni di luce visibile che possono assumere colori dal verde mela al rosso porpora, dal blu al rosa, in forme che vanno dalle bande continue alle tende verticali in continua trasformazione.
Il termine «aurora boreale» fu coniato nel 1619 dall’astronomo Galileo Galilei, che combinò il nome romano della dea dell’alba (Aurora) con il greco Boreas, vento del nord. Già le popolazioni preromane e quelle indigene del Nord avevano nomi e leggende per descriverle.
Come si forma un’aurora: fisica in tre passaggi
Il fenomeno nasce dal dialogo fra il Sole e la Terra. Il primo passaggio è l’eruzione solare: il Sole espelle continuamente particelle cariche, chiamate vento solare, e durante le tempeste geomagnetiche può espellerne ondate molto più intense, le cosiddette espulsioni di massa coronale. Queste viaggiano nello spazio interplanetario a velocità di centinaia di chilometri al secondo.
Il secondo passaggio coinvolge il campo magnetico terrestre. Quando il flusso di particelle arriva alla Terra, viene incanalato dalle linee del nostro campo magnetico verso le regioni polari. Il terzo passaggio avviene nell’alta atmosfera, fra i 100 e i 300 chilometri di quota: le particelle solari urtano contro gli atomi di ossigeno e azoto. L’urto eccita gli elettroni degli atomi, che poi rilasciano energia sotto forma di luce.

Perché cambiano colore
I colori delle aurore dipendono dal tipo di atomo eccitato e dalla quota in cui avviene la collisione. L’ossigeno a circa 100 chilometri produce il classico verde mela, il colore più frequente. A quote più alte, oltre i 200 chilometri, lo stesso ossigeno produce il rosso intenso, più raro e tipico delle tempeste forti.
L’azoto, invece, produce sfumature di blu, viola e rosa, soprattutto ai bordi inferiori delle tende luminose. Quando in un’unica scena si mescolano verdi, rossi e viola si sta osservando una tempesta complessa, in cui diverse zone dell’atmosfera vengono colpite simultaneamente.
Le forme: tende, archi e corone
Gli osservatori più attenti distinguono diverse forme di aurora. L’arco, la forma più comune, è una banda continua che si stende lungo l’orizzonte. La tenda è una struttura verticale con pieghe in movimento. Il raggio è un singolo filamento luminoso. La corona è la forma più rara e spettacolare, una sorta di cerchio che si vede solo quando si è quasi sotto il punto in cui l’aurora si forma.
Le forme cambiano in pochi minuti e talvolta in pochi secondi. Una notte di aurora ben sviluppata può attraversare ondate di intensità che ricordano una vera coreografia di luce.
Le tempeste solari e gli ultimi anni
L’attività solare segue cicli di circa undici anni. In ogni ciclo c’è un massimo, in cui macchie solari ed eruzioni sono frequenti, e un minimo, in cui il Sole è più quieto. Il ciclo attuale, il 25, è in fase di massimo intorno al 2024-2026, ed è uno dei più intensi degli ultimi decenni.
Per questo motivo negli ultimi due anni si sono viste aurore visibili a latitudini insolite. A maggio 2024 e poi nel 2025-2026 spettatori in Toscana, Lazio, Friuli, persino in Sicilia hanno potuto osservare bagliori rossi e verdi all’orizzonte nord. È una situazione storica: episodi simili erano stati documentati l’ultima volta nei secoli scorsi.

Le aurore si possono vedere in Italia?
La risposta corretta è: occasionalmente. Le aurore italiane non hanno l’intensità di quelle di Tromsø o di Reykjavík, ma durante le grandi tempeste geomagnetiche si manifestano come bagliori diffusi sul nord. Le Alpi sono i punti privilegiati, perché offrono altitudine, cieli scuri e orizzonte aperto verso nord.
Tra i luoghi che hanno raccolto le testimonianze più convincenti negli ultimi mesi ci sono il Trentino-Alto Adige, la Valle d’Aosta, le valli più alte del Piemonte, l’altopiano di Asiago. Anche le coste della Liguria, dell’Emilia e delle Marche hanno regalato fotografie sorprendenti durante i picchi di Kp 8 e 9, le tempeste più forti.
Quando è più probabile osservarle
La finestra migliore in generale è il periodo equinoziale (marzo-aprile e settembre-ottobre), perché in quei mesi l’asse del campo magnetico terrestre è meglio orientato rispetto al vento solare. Tuttavia, durante un massimo solare, le tempeste si verificano in qualunque momento dell’anno.
Per sapere se c’è un’aurora in arrivo si possono consultare gli aggiornamenti del NOAA Space Weather Prediction Center, che pubblica previsioni in tempo reale con un indicatore detto «Kp index». Da Kp 5 in su le aurore diventano visibili anche a medie latitudini, da Kp 7-8 possono arrivare fino al Mediterraneo. Per approfondire la connessione tra Sole e fenomeni terrestri, leggi anche il nostro articolo sui ritmi della relazione fra Sole e Terra.
Dove vederle al meglio in Europa
Per esperienze garantite restano i classici dell’Aurora Borealis. La Norvegia del Nord (Tromsø, Senja, isole Lofoten) ha cieli scuri e una posizione perfetta sotto l’ovale aurorale. L’Islanda offre paesaggi straordinari e un facile accesso aereo. La Finlandia, con Rovaniemi e Saariselkä, propone tour mirati anche per fotografi. La Svezia con Abisko gode di un microclima famoso per la rarità delle nuvole.
Sotto i 65 gradi di latitudine la probabilità cala, ma cresce la suggestione: vedere un’aurora sopra le coste islandesi al chiaro di luna, o riflessa nei laghi finlandesi, è un’esperienza diversa da quella di una caccia notturna in Alaska o in Canada.

Come fotografare un’aurora
Anche con uno smartphone moderno si può ottenere uno scatto dignitoso, ma la fotocamera reflex o mirrorless è la scelta consigliata. Servono un obiettivo grandangolare luminoso (f/2.8 o più aperto), un treppiede solido, un telecomando o autoscatto. Le impostazioni di partenza sono: ISO 1600-3200, apertura f/2.8, tempo 5-15 secondi. Si regola in base all’intensità della luce.
Per gli smartphone, attivare la modalità notturna o un’app come «NightCap» migliora di molto la qualità. Per ridurre il mosso conviene appoggiare il telefono a un sasso o usare un mini treppiede. Le foto talvolta «vedono» l’aurora prima dell’occhio umano: se l’attività è debole, conviene scattare lo stesso un test verso nord.
Le aurore nella cultura
Per i popoli indigeni del Nord le aurore hanno sempre avuto un significato simbolico. Per i Sami della Scandinavia erano spiriti degli antenati, da rispettare in silenzio. Per gli Inuit del Canada erano anime che giocavano a palla con un teschio di tricheco. In Giappone medievale si credeva che concepire un figlio sotto un’aurora rossa portasse fortuna.
Anche la scienza ha avuto i suoi pionieri delle aurore. Il fisico norvegese Kristian Birkeland, a inizio Novecento, dimostrò sperimentalmente che si trattava di particelle cariche guidate dal campo magnetico terrestre. Le sue intuizioni, all’epoca contestate, sono oggi un capitolo classico della fisica spaziale.
Aurore e tecnologia: i rischi delle tempeste solari
Le aurore sono lo spettacolo visibile delle tempeste solari, ma queste stesse tempeste possono creare problemi alle nostre infrastrutture. Durante i picchi più forti, le compagnie elettriche segnalano transitori sulle reti ad alta tensione; alcuni voli polari vengono dirottati per ridurre l’esposizione alle radiazioni; i satelliti GPS perdono temporaneamente precisione e le comunicazioni radio HF possono interrompersi.
L’evento più importante documentato fu la tempesta di Carrington del 1859, che fece prendere fuoco a varie stazioni telegrafiche. Se accadesse oggi, il danno alle reti elettriche e ai satelliti potrebbe essere enorme. È uno dei motivi per cui agenzie come la NOAA e l’ESA seguono il Sole con telescopi dedicati.
Domande frequenti
Si possono vedere le aurore boreali in Italia?
Sì, ma solo in occasione di forti tempeste geomagnetiche. Negli ultimi anni si sono viste anche al centro Italia. I luoghi più favorevoli restano le Alpi e gli orizzonti settentrionali aperti.
Qual è il periodo migliore per andare a caccia di aurore?
I mesi compresi tra settembre e marzo offrono il maggior numero di ore di buio nel Nord Europa, indispensabili per osservarle. I picchi nelle settimane vicine agli equinozi tendono a essere più intensi.
Perché le aurore sono soprattutto verdi?
Perché il colore verde corrisponde all’eccitazione dell’ossigeno atmosferico a circa 100 chilometri di altitudine, la quota in cui le particelle solari penetrano più facilmente.
Posso fotografare l’aurora con il telefono?
Sì, con uno smartphone recente e modalità notturna i risultati possono essere ottimi. Conviene appoggiare il telefono a un appoggio stabile per ridurre il mosso.
Le aurore fanno rumore?
Non emettono suoni udibili, sebbene alcune testimonianze in Finlandia riportino lievi crepitii. Non è dimostrato che il fenomeno produca onde sonore percepibili dall’orecchio umano.
Le aurore sono pericolose per la salute?
No, sono pure manifestazioni luminose dell’alta atmosfera. Possono però accompagnare tempeste solari che disturbano le tecnologie satellitari e i sistemi elettrici a terra.
