I polpi giganti del Cretaceo: la scoperta del Kraken preistorico

Uno studio pubblicato su Science nell’aprile 2026 dai ricercatori della Hokkaido University ha riportato l’analisi di 15 mandibole fossili appartenute a polpi giganti vissuti nel Cretaceo, fra 100 e 72 milioni di anni fa. Alcuni esemplari potevano raggiungere quasi 19 metri di lunghezza. I cefalopodi non erano, come si pensava, soltanto prede dei grandi rettili marini: erano anche predatori al vertice.

Cosa è stato scoperto

Il gruppo di paleontologi della Hokkaido University, guidato da Yasuhiro Iba, ha analizzato 15 grandi mandibole fossili di cefalopodi raccolte nei depositi di età cretacica della Columbia Britannica e dell’isola di Hokkaido. I reperti, alcuni dei quali erano in museo da decenni senza una classificazione precisa, sono stati attribuiti a due specie del genere Nanaimoteuthis: Nanaimoteuthis jeletzkyi e Nanaimoteuthis haggarti.

Lo studio è stato pubblicato il 23 aprile 2026 sulla rivista Science. È firmato da un team internazionale e segna un punto di svolta nella ricostruzione delle reti alimentari dei mari del Cretaceo. Lo trovate citato come «Iba et al., 2026, Science» e indicizzato sui database scientifici di riferimento. Il paper è disponibile sul sito di Science.

Quanto erano grandi davvero

La stima delle dimensioni si basa sull’analisi morfologica e statistica delle mandibole, comparate con quelle di cefalopodi viventi di taglie note. Nanaimoteuthis jeletzkyi sarebbe stato compreso fra 2,8 e 7,7 metri di lunghezza totale. Nanaimoteuthis haggarti, l’altra specie, avrebbe raggiunto un intervallo fra 6,6 e 18,6 metri, paragonabile ai più grandi predatori marini dell’era dei dinosauri.

Per dare un’idea, il calamaro gigante moderno (Architeuthis dux) raggiunge circa 13 metri compresi i tentacoli. La balenottera azzurra, il più grande animale vivente, supera i 25-30 metri. Quindi parliamo di cefalopodi di proporzioni straordinarie, ma plausibili in un ecosistema saturo di prede di grossa taglia come quello del Cretaceo.

Polpo in acquario che richiama l'anatomia dei cefalopodi
I polpi viventi sono i parenti più vicini dei Nanaimoteuthis. Foto via Pexels.

Perché si parla di «Kraken»

Il riferimento al Kraken, mostro marino della mitologia scandinava, è ricorso in molte cronache che hanno commentato lo studio. È una metafora suggestiva, ma serve precisare. Il Kraken delle leggende era descritto come un essere capace di affondare navi: pura fantasia. Le specie del Cretaceo identificate da Iba e colleghi erano grandi predatori marini, ma niente di più drammatico di quanto vediamo negli ecosistemi marini moderni.

La cautela è importante. Studi seri di paleontologia richiedono di distinguere bene dato fossile, ricostruzione plausibile e licenza narrativa. Lo studio su Science contiene dati misurabili (15 mandibole, range dimensionali, datazioni stratigrafiche). Le immagini di «mostri marini» che hanno girato sui social sono ricostruzioni artistiche, non documenti scientifici.

Cosa è il suborderino Cirrata

I Nanaimoteuthis appartengono al sottordine dei Cirrata, un gruppo di polpi caratterizzato dalla presenza di sottili filamenti laterali (cirri) accanto alle ventose e da due «orecchie» (pinne) ai lati del corpo. I Cirrata viventi sono soprattutto polpi degli abissi, di piccole dimensioni, e includono il celebre polpo «Dumbo».

Trovare specie di Cirrata di taglia eccezionale nei mari del Cretaceo è una sorpresa per gli specialisti. Suggerisce che il gruppo, oggi marginale e nascosto nelle profondità, ebbe in passato uno spettro ecologico molto più ampio, con varianti di superficie e predatori al vertice. Una situazione paragonabile a quella dei coccodrilli marini, oggi assenti ma diffusi in altre ere geologiche.

Dove vivevano i Nanaimoteuthis

I fossili analizzati provengono da rocce sedimentarie depositatesi in ambienti marini costieri e di mare aperto dell’allora oceano Pacifico nord-orientale. I due principali siti di provenienza sono Vancouver Island in Canada e Hokkaido in Giappone, oggi distanti migliaia di chilometri ma all’epoca collegati dalla stessa massa oceanica.

L’età geologica dei reperti copre l’intervallo fra il Cretaceo medio e il Cretaceo superiore, fra circa 100 e 72 milioni di anni fa. È un periodo in cui i mari erano dominati da rettili marini come mosasauri, plesiosauri e ittiosauri. Era anche l’epoca dei pesci ossei moderni e dei primi grandi tursiopi mesozoici. Aggiungere polpi giganti a questo quadro rende l’ecosistema più articolato.

Fossile museale che illustra la conservazione di resti antichi
Solo le parti dure dei cefalopodi si conservano nei depositi fossili. Foto via Pexels.

Cosa mangiavano e da chi erano mangiati

Le mandibole molto robuste, simili a becchi di pappagallo come quelle dei polpi attuali ma di dimensioni eccezionali, suggeriscono una dieta basata su prede di grossa taglia con strutture dure: ammoniti dai gusci spessi, pesci ossei di medie e grandi dimensioni, forse rettili marini più piccoli. Gli autori dello studio sono cauti su questi ultimi e parlano di «possibili interazioni predatorie» con mosasauri di piccola taglia.

I Nanaimoteuthis non erano probabilmente al vertice della catena alimentare. I grandi mosasauri adulti (12-15 metri) restavano predatori superiori. Ma all’interno della loro nicchia ecologica, questi polpi giganti svolgevano un ruolo di predatori importanti, alla pari di grandi squali contemporanei come Cretoxyrhina.

Come ricostruire un polpo da un becco

Il punto interessante dello studio è metodologico. I cefalopodi hanno scheletri molli che raramente si conservano. Le sole parti dure sono i «becchi» (le mandibole) e talvolta gli «statoliti», piccoli organi dell’equilibrio. Da questi reperti gli scienziati estraggono informazioni sulla taglia totale dell’animale e sulle sue abitudini alimentari.

Il team di Iba ha usato un set di equazioni di scala calibrate sui polpi viventi e sui dati museali esistenti. L’analisi statistica restituisce un intervallo di taglia, non un singolo valore esatto. È per questo che le stime sono espresse con range («fra 6,6 e 18,6 metri») e non con numeri puntuali.

Cosa cambia nella nostra visione del Cretaceo

Per molti decenni la paleontologia marina del Cretaceo è stata centrata sui vertebrati: rettili, pesci, squali. I cefalopodi giganti sono entrati nel dibattito grazie a singoli ritrovamenti spettacolari, come il famoso «kraken triassico» di cui si è parlato (con scetticismo) negli anni Duemila. Lo studio del 2026 porta dati robusti e ben datati. Conferma che ci sono ancora capitoli da scrivere sul ruolo degli invertebrati nei mari del Mesozoico.

È anche un richiamo a una verità banale ma sottovalutata: gli ecosistemi del passato erano probabilmente più complessi di quanto i fossili ci abbiano permesso di vedere finora. Animali grandi ma a corpo molle si conservano peggio dei vertebrati. La loro storia evolutiva resta in gran parte da scoprire. Per saperne di più sui grandi predatori del passato puoi leggere anche il nostro articolo sui dinosauri e gli ecosistemi del Mesozoico.

Bolle d'aria che salgono in un mare sereno e profondo
Le coste pacifiche del Cretaceo furono teatro dell’evoluzione di questi giganti. Foto via Pexels.

Le reazioni della comunità scientifica

Il paper ha attirato attenzione su riviste specialistiche, blog di paleontologia e magazine scientifici. La maggioranza dei commenti pubblicati nelle settimane successive ha riconosciuto la solidità del campionamento, sottolineando però la necessità di analisi indipendenti su nuovi reperti. È una norma di prassi: nessuna singola pubblicazione, anche su Science, chiude un argomento.

Alcuni studiosi hanno chiesto cautela sui valori massimi delle stime (i 18,6 metri di N. haggarti), suggerendo che potrebbero essere il limite superiore di un intervallo, non una taglia abituale. Altri hanno auspicato studi paleoecologici per capire come due specie di taglia simile coesistessero nello stesso oceano.

Polpi giganti oggi: cosa sappiamo

Per dare un riferimento utile, i polpi giganti viventi raggiungono in genere 4-9 metri se si misura «punta a punta» tra i tentacoli più lunghi. Il polpo gigante del Pacifico (Enteroctopus dofleini), il più grande della sua categoria, supera in rari casi i 9 metri. Questo significa che i Nanaimoteuthis più grandi avevano taglie doppie o triple rispetto al massimo noto delle specie attuali.

I cefalopodi moderni continuano a sorprendere per l’intelligenza, la capacità di mimetizzarsi e la velocità con cui colonizzano nuovi ambienti. Ricerche recenti hanno mostrato che la loro popolazione sta aumentando in alcuni mari, anche per effetto dei cambiamenti climatici. La scoperta dei loro lontani parenti giganti aggiunge profondità storica a un gruppo zoologico già affascinante.

Domande frequenti

Quando è uscito lo studio sui polpi giganti?

Il 23 aprile 2026 sulla rivista Science, a firma di Yasuhiro Iba (Hokkaido University) e colleghi. Si basa su 15 mandibole fossili attribuite a due specie del genere Nanaimoteuthis.

Quanto erano grandi questi polpi?

Le stime variano per le due specie. Nanaimoteuthis jeletzkyi: fra 2,8 e 7,7 metri di lunghezza totale. Nanaimoteuthis haggarti: fra 6,6 e 18,6 metri.

Dove vivevano?

Nei mari del Cretaceo, in particolare nell’allora oceano Pacifico nord-orientale, in zone che oggi corrispondono a Vancouver Island (Canada) e Hokkaido (Giappone).

Era davvero il Kraken della leggenda?

No. Il Kraken è un mostro mitologico scandinavo descritto come affondatore di navi. I Nanaimoteuthis erano grandi polpi predatori, certamente impressionanti ma reali e plausibili in un ecosistema marino del passato.

Cosa mangiavano?

Probabilmente ammoniti, pesci ossei di medie dimensioni e, in alcuni casi, rettili marini di piccola taglia. Le mandibole molto robuste suggeriscono una dieta che includeva prede con strutture dure.

Sono parenti dei polpi attuali?

Sì. Sono cefalopodi del sottordine Cirrata, lo stesso a cui appartengono i polpi degli abissi viventi, come il «polpo Dumbo». La taglia eccezionale dei Nanaimoteuthis li rende un caso particolare nella storia evolutiva del gruppo.

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