Giornata mondiale delle api: perché senza impollinatori la tavola cambierebbe

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Il 20 maggio si celebra ogni anno la Giornata mondiale delle api, istituita dalle Nazioni Unite per ricordare quanto questi piccoli insetti siano fondamentali per la nostra alimentazione e per la salute degli ecosistemi. Una giornata che nasce da un’evidenza scientifica robusta: senza impollinatori la tavola degli italiani, e di mezzo pianeta, cambierebbe in modo drammatico. Vediamo perché.

Perché esiste una Giornata mondiale delle api

La risoluzione che ha istituito la giornata è stata adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2017, su proposta della Slovenia, paese con una lunga tradizione apicola. La data del 20 maggio è stata scelta perché coincide con la nascita di Anton Janša (1734-1773), considerato uno dei pionieri dell’apicoltura moderna in Europa.

L’obiettivo è ricordare ai cittadini, ai media e ai decisori politici l’importanza di api e altri impollinatori per la sicurezza alimentare, per il sostentamento di centinaia di milioni di persone e per la conservazione di moltissimi ecosistemi.

Cosa fanno davvero le api per noi

Quando pensiamo alle api ci viene in mente il miele, ma il vero servizio che ci offrono è un altro: l’impollinazione. Le api trasferiscono il polline dai fiori maschili a quelli femminili, permettendo la fecondazione delle piante. Senza questo passaggio, gran parte delle piante a fiore non potrebbe produrre semi e frutti.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, circa il 90% delle specie selvatiche a fiore dipende, in tutto o in parte, dagli impollinatori. Anche dal punto di vista alimentare i numeri sono notevoli: circa il 35% della produzione agricola mondiale, e in particolare moltissime varietà di frutta, ortaggi e semi oleosi, dipende almeno in parte dal lavoro delle api e di altri insetti pronubi.

Non solo Apis mellifera

Quando diciamo «ape» pensiamo subito alla classica ape da miele, Apis mellifera. In realtà esistono nel mondo oltre 20.000 specie di api, e ognuna ha un ruolo specifico nei propri ecosistemi. Molte sono solitarie, vivono in piccoli nidi nel terreno o nel legno e impollinano in modo addirittura più efficiente delle api domestiche su alcune colture.

A loro si aggiungono bombi, sirfidi, farfalle, falene, coleotteri e in altre regioni del mondo persino pipistrelli e uccelli. Quando si parla di crisi degli impollinatori, ci si riferisce all’insieme di queste specie, non solo all’ape da miele.

Campo fiorito di lavanda con api impollinatrici
Le piante aromatiche come lavanda, rosmarino e salvia sono tra le piu apprezzate dalle api.

Cosa mangeremmo senza api e impollinatori

Una semplice prova mentale aiuta a capire la portata del problema. Immaginiamo di togliere dalla tavola tutto ciò che dipende dagli impollinatori: scomparirebbero o si ridurrebbero drasticamente mele, pere, ciliegie, mandorle, mirtilli, fragole, kiwi, cetrioli, zucchine, pomodori da serra, peperoni, caffè, cacao, vaniglia. Si ridurrebbero anche molte foraggere come l’erba medica, con effetti a catena sull’allevamento.

Resterebbero in larga parte cereali come grano, riso e mais (impollinati dal vento), patate (riproduzione vegetativa) e poche altre piante. Una dieta tecnicamente sopravvivibile, ma povera di vitamine, di varietà e di micronutrienti. Per molti paesi tropicali, in cui le diete dipendono ancora più da frutta e ortaggi, l’impatto sarebbe drammatico.

Perché le api stanno male: le minacce principali

Negli ultimi decenni numerosi studi scientifici hanno documentato un declino generalizzato delle popolazioni di insetti, api comprese, in Europa e in Nord America. Le cause non sono mai una sola: si sommano e si rinforzano a vicenda.

Perdita di habitat

L’agricoltura intensiva su grandi superfici uniformi ha sostituito i prati polifiti, le siepi e i margini erbosi. Le api hanno meno fiori, e per meno settimane all’anno: una vera desertificazione floreale.

Pesticidi

Alcune classi di insetticidi sistemici, come i neonicotinoidi, hanno mostrato effetti documentati su orientamento, memoria e capacità riproduttiva delle api. Per questo l’Unione Europea ne ha vietato l’uso in pieno campo nel 2018.

Parassiti e patogeni

Il parassita più temuto è la Varroa destructor, un acaro arrivato in Europa nella seconda metà del Novecento. Le sue infestazioni indeboliscono le famiglie di api da miele e veicolano virus pericolosi. A questo si aggiunge la diffusione di specie invasive come il calabrone asiatico (Vespa velutina), arrivato in Italia da circa dieci anni.

Cambiamento climatico

Inverni più miti, fioriture anticipate e siccità estive sfasano il calendario tra api e fiori, riducendo la disponibilità di nettare nei mesi critici. Le ondate di calore stressano anche le colonie più sane.

Apicoltore al lavoro su un alveare
Gli alveari sono oggi usati anche come stazioni di monitoraggio per la qualita dell’ambiente.

L’Italia e le api: numeri e curiosità

L’Italia conta circa 1,5 milioni di alveari, con oltre 70.000 apicoltori censiti, in larga parte hobbisti. La produzione di miele oscilla negli anni intorno a 20-25 mila tonnellate, con grandi differenze regionali e climatiche.

L’Italia è inoltre uno dei paesi più ricchi di api selvatiche d’Europa, con circa 1.000 specie diverse: una biodiversità preziosa, che dipende anche dai paesaggi tradizionali (terrazzamenti, oliveti, prati stabili, boschi misti). Per approfondire si può consultare la voce Giornata mondiale delle api su Wikipedia.

Cosa possono fare le persone (anche in città)

Le api non vivono solo in campagna. Anche un piccolo balcone in città può diventare un punto di ristoro per impollinatori, se gestito con criterio.

  • Piantare specie nettarifere come lavanda, rosmarino, salvia, timo, borragine, calendula, achillea.
  • Lasciare zone di prato non rasato in giardino, almeno per parte dell’anno.
  • Evitare insetticidi a largo spettro, soprattutto durante la fioritura.
  • Installare un piccolo «hotel» per api solitarie (canne forate, blocchi di legno con fori da 4-8 mm).
  • Mettere a disposizione una ciotola d’acqua bassa con sassi affioranti, da cui le api possano bere senza affogare.
Ape solitaria su un fiore giallo
Nel mondo esistono oltre 20.000 specie di api: molte sono solitarie e impollinano in modo specialistico.

Il miele come sentinella ambientale

Le api sono dei veri e propri «sensori biologici». Quando volano per chilometri raccolgono polline, nettare e tracce di sostanze presenti nell’ambiente. Per questo il miele e i corpi delle api vengono analizzati per monitorare pesticidi, metalli pesanti e altri inquinanti su vasta scala.

Diversi progetti italiani, condotti da università e dal sistema sanitario nazionale, utilizzano gli alveari come stazioni di monitoraggio per valutare la qualità ambientale di città e aree agricole. Una funzione che le rende ancora più preziose, oltre la dolcezza del barattolo.

Cosa chiedere alla politica

Salvare le api non è solo questione di balconi fioriti. Servono politiche pubbliche stabili: riduzione dell’uso di pesticidi pericolosi, sostegno all’apicoltura sostenibile, ripristino di habitat seminaturali, fasce floreali ai margini dei campi, contrasto alle specie invasive. La Giornata mondiale delle api serve anche a tenere queste richieste al centro del dibattito.

Se questo tema ti incuriosisce, leggi anche il nostro approfondimento sull’incredibile rete dei funghi nel bosco, un altro esempio di alleanze invisibili da cui dipende la vita delle piante.

Domande frequenti

Perché la Giornata delle api si celebra il 20 maggio?

Perché è il giorno della nascita di Anton Janša (1734-1773), apicoltore sloveno considerato un pioniere dell’apicoltura moderna in Europa.

Quanto vale economicamente l’impollinazione?

Le stime variano: la FAO indica un valore globale dell’ordine di 235-577 miliardi di dollari all’anno per il contributo degli impollinatori alle colture.

Le api da miele sono in pericolo di estinzione?

L’Apis mellifera non è a rischio estinzione come specie, perché allevata in tutto il mondo. A preoccupare è il declino delle popolazioni in molte aree, e soprattutto la crisi delle api selvatiche e degli altri impollinatori.

Posso aiutare le api anche senza giardino?

Sì. Anche un balcone con fioriere di piante mellifere e una piccola ciotola d’acqua possono aiutare moltissimi insetti pronubi, soprattutto in città dove i fiori scarseggiano.

Pungono molto le api selvatiche?

La maggior parte delle api selvatiche è solitaria e non pungente o molto poco aggressiva. Non difende un alveare collettivo come l’ape da miele, quindi raramente attacca se non manipolata.

Il miele biologico aiuta davvero?

Acquistare miele locale e da apicoltori attenti all’ambiente sostiene piccole filiere e abitudini di gestione meno intensive. Non risolve la crisi, ma fa parte di un sistema di scelte coerenti.