Il 14 maggio 1804 un piccolo gruppo di uomini in canoa lasciava Camp Dubois, in Missouri, e cominciava a risalire un fiume di cui nessuno conosceva la sorgente. Quel viaggio, oggi conosciuto come spedizione di Lewis e Clark, avrebbe cambiato per sempre la geografia mentale dell’America. Vediamo cosa accadde davvero e perché, a due secoli di distanza, è ancora una delle imprese di esplorazione più studiate.
L’America vista da Washington nel 1803
All’inizio del XIX secolo, gli Stati Uniti d’America erano una giovane repubblica affacciata sull’Atlantico. A occidente del fiume Mississippi si estendeva un’enorme regione poco mappata, popolata da decine di nazioni indigene e attraversata da fiumi di cui non si conosceva la lunghezza. Nel 1803 il presidente Thomas Jefferson concluse con la Francia napoleonica l’acquisto della Louisiana, un territorio di oltre due milioni di chilometri quadrati. Da un giorno all’altro, la superficie degli Stati Uniti era quasi raddoppiata.
Il problema era semplice: nessuno, a Washington, sapeva davvero cosa ci fosse in quei territori. Quante popolazioni indigene? Quali animali? Esisteva davvero un passaggio fluviale che collegasse il Mississippi al Pacifico? Per rispondere, Jefferson decise di mandare una piccola spedizione scientifica e diplomatica.
I due capitani: Meriwether Lewis e William Clark
Jefferson scelse come comandante il suo segretario personale, Meriwether Lewis, ufficiale dell’esercito di 29 anni. Lewis insistette per condividere il comando con un amico fidato, l’ex ufficiale William Clark, ottimo cartografo. Il duo divenne una delle coppie di esploratori più celebri della storia. Pur essendo formalmente subordinato a Lewis, Clark fu considerato co-comandante per tutto il viaggio.
Il piccolo corpo di esplorazione, chiamato «Corps of Discovery», contava circa 33 persone fra soldati, interpreti, traduttori e un cane di nome Seaman.
La partenza: 14 maggio 1804
Dopo un inverno di preparazione passato a Camp Dubois, vicino all’odierna St. Louis, la spedizione partì il 14 maggio 1804 risalendo il fiume Missouri. L’obiettivo, secondo le istruzioni scritte di Jefferson, era trovare «la più diretta e praticabile via d’acqua attraverso il continente, allo scopo del commercio».
Le imbarcazioni utilizzate erano una grande barca con vela quadra di circa 17 metri, chiamata keelboat, e due pirogue più piccole. Il viaggio sarebbe durato due anni, quattro mesi e dieci giorni.

Risalire il Missouri: il primo anno
Risalire un fiume di portata enorme e corrente forte, in barche a remi e vela, non fu un’impresa banale. La spedizione si trovò ad affrontare correnti, sponde franose, banchi di sabbia, calore, zanzare e nubifragi improvvisi. Ogni giorno, gruppi a piedi sulle rive integravano la navigazione con la caccia.
Lewis e Clark mantennero diari dettagliatissimi, annotando temperatura, fauna, flora, mineralogia, posizione astronomica e incontri con le popolazioni native. Sono questi quaderni, oggi conservati e digitalizzati, a renderci la spedizione viva ancora oggi.
L’inverno tra i Mandan
Nel novembre 1804 il gruppo costruì un piccolo forte (Fort Mandan, nell’attuale Dakota del Nord) per svernare presso i villaggi della nazione Mandan e Hidatsa. Qui assunsero come interpreti il commerciante franco-canadese Toussaint Charbonneau e, soprattutto, sua moglie adolescente, una giovane donna shoshone catturata anni prima: Sacagawea.
Sacagawea, figura chiave della spedizione
Sacagawea aveva circa 16 anni e portò con sé il figlio neonato Jean Baptiste, soprannominato «Pomp». La sua importanza per la riuscita del viaggio è difficile da sovrastimare. Conosceva la lingua shoshone, capiva alcune lingue dei popoli vicini, sapeva riconoscere piante alimentari, ma soprattutto: la sua semplice presenza, da donna con un bambino, segnalava alle altre popolazioni indigene che il gruppo non era una banda di guerra.
Nel paese degli Shoshone permise alla spedizione di trattare l’acquisto di cavalli essenziali per attraversare le Montagne Rocciose. Oggi compare sulla moneta da un dollaro USA dedicata alle figure femminili della storia americana.

L’attraversamento delle Rocky Mountains
Nell’estate del 1805 il gruppo raggiunse la zona delle sorgenti del Missouri, in Montana. Qui scoprì la prima grande delusione: non esisteva un passaggio diretto d’acqua verso il Pacifico. Tra Missouri e Columbia si frapponevano le Montagne Rocciose, una catena ben più ampia di quanto si credesse a Washington.
L’attraversamento dei Bitterroot Mountains, in settembre, fu il momento più drammatico: tempeste di neve a inizio autunno, scarsità di selvaggina, fame e ipotermia portarono il gruppo a rischiare il disastro. Ne uscirono grazie all’aiuto della nazione Nez Perce, che li ospitò e indicò il percorso fluviale verso il Pacifico.
Il primo affaccio sull’oceano
Discesi i fiumi Clearwater, Snake e Columbia, il 7 novembre 1805 Clark scrisse nel suo diario la celebre frase «Ocian in view! O! the joy». In realtà era ancora l’estuario del Columbia, ma il Pacifico era a portata di mano. Pochi giorni dopo costruirono Fort Clatsop, dove svernarono in un inverno piovosissimo.
Per la spedizione fu un trionfo simbolico: l’oceano era stato raggiunto da terra, attraversando il continente. Tornarono indietro nel marzo 1806 e, dopo aver esplorato anche alcune varianti del percorso, rientrarono a St. Louis il 23 settembre 1806. Erano dati per dispersi.
I numeri della spedizione
I dati raccolti dal Corps of Discovery sono impressionanti, soprattutto considerando i mezzi:
- oltre 13.000 chilometri percorsi a piedi, in barca e a cavallo;
- circa 140 mappe disegnate, molte delle quali sono rimaste riferimento per decenni;
- oltre 120 specie animali nuove per la scienza occidentale descritte, dal grizzly al cane della prateria;
- circa 180 specie vegetali raccolte e classificate;
- incontri documentati con quasi 50 nazioni indigene.

Una storia che ha anche un lato in ombra
La narrazione eroica della spedizione, popolare per buona parte del Novecento, è stata rivista nei decenni recenti. Per molte popolazioni indigene, l’arrivo del Corps of Discovery fu l’anticipo di un secolo di espropri, malattie e violenze. Le carte di Lewis e Clark furono usate poi per pianificare le linee della «destinazione manifesta», l’espansione verso ovest che portò alla quasi totale spoliazione dei popoli nativi.
Anche all’interno della spedizione c’erano contraddizioni: Clark portò con sé uno schiavo afroamericano di nome York, che partecipò a tutte le fatiche del viaggio. Al ritorno, York chiese la libertà come ricompensa: gli fu negata per anni. Per approfondire il contesto storico si può consultare la voce Spedizione di Lewis e Clark su Wikipedia.
L’eredità scientifica e culturale
Al netto delle ombre, l’eredità scientifica del viaggio resta straordinaria. I diari di Lewis e Clark sono ancora oggi una miniera per storici, biologi e linguisti: descrivono ecosistemi prima della grande trasformazione industriale, lingue indigene oggi in parte perdute, comportamenti animali in popolazioni mai più tornate alla loro consistenza originaria.
Se ti incuriosiscono le grandi esplorazioni del passato, leggi anche il nostro articolo sulla prima stazione spaziale americana Skylab, lanciata in un’altra storica data del 14 maggio.
Perché ricordare il 14 maggio 1804
Quel giorno di metà maggio segna l’inizio di una nuova era nella cartografia del Nord America. Per la scienza, un’occasione unica di catalogare un mondo che stava per cambiare in modo irreversibile. Per le popolazioni indigene, l’apertura di un capitolo doloroso. Per la storia in generale, un esempio di come la curiosità geografica possa intrecciarsi inevitabilmente con la politica e il potere.
Domande frequenti
Quanto durò la spedizione di Lewis e Clark?
Dalla partenza da Camp Dubois (14 maggio 1804) al ritorno a St. Louis (23 settembre 1806), circa due anni e quattro mesi.
Lewis e Clark trovarono il passaggio a Nord-Ovest?
No. Confermarono anzi che un passaggio fluviale diretto tra Missouri e Columbia non esisteva, perché le Montagne Rocciose si frapponevano.
Quante persone faceva parte del Corps of Discovery?
Il nucleo principale era di circa 33 persone, con qualche cambiamento durante il viaggio. Solo un uomo morì durante la spedizione, probabilmente per appendicite.
Chi era davvero Sacagawea?
Una giovane donna shoshone, rapita da un gruppo Hidatsa e poi sposata da un commerciante franco-canadese. Fu interprete, mediatrice e simbolo di pace per il gruppo. Aveva circa 16 anni e un neonato a carico.
Esistono ancora i diari originali?
Sì. I diari di Lewis e Clark, oltre a quelli di altri membri della spedizione, sono conservati in archivi americani e sono stati pubblicati in più edizioni. Sono fra le fonti primarie più importanti della storia americana di inizio Ottocento.
Posso ripercorrere oggi il loro itinerario?
In parte sì: negli Stati Uniti esiste un percorso turistico ufficiale, il «Lewis and Clark National Historic Trail», che attraversa 16 stati e include musei, ricostruzioni di forti e parchi naturali.