Il 22 maggio in molti paesi d’Italia si celebra la festa di Santa Rita da Cascia, una delle figure più amate della tradizione religiosa popolare. Dietro al soprannome di «santa degli impossibili» si nasconde però una vita storicamente molto interessante, vissuta nell’Umbria del Quattrocento. In questo articolo proviamo a raccontarla con taglio storico-culturale, distinguendo quel che le fonti ci dicono dal patrimonio leggendario costruito intorno a lei nei secoli.
Margherita Lotti: chi era davvero Rita
Margherita Lotti, conosciuta come Rita, nasce intorno al 1381 a Roccaporena, una piccola frazione di Cascia, in Umbria. I genitori, Antonio e Amata Lotti, sarebbero stati una coppia di età avanzata: nei documenti tardomedievali e nelle agiografie più antiche si parla di una nascita inattesa e a lungo desiderata. La famiglia non era nobile né povera: si trattava di piccoli proprietari terrieri.
L’Umbria del tempo è una terra dura, segnata da faide tra fazioni guelfe e ghibelline e dalle ostilità tra clan locali. È in questo contesto che si svolgerà tutta la vita di Rita.
Un matrimonio combinato in tempi difficili
Secondo la tradizione, Rita avrebbe voluto entrare in monastero giovanissima. La famiglia, però, le imponeva un destino più comune per le ragazze del Quattrocento umbro: il matrimonio. Sposa così, attorno ai dodici-tredici anni, Paolo Mancini, uomo dal carattere difficile, coinvolto nelle faide locali.
Le fonti agiografiche, scritte in gran parte nei secoli successivi, descrivono un’unione segnata dalla violenza domestica e dalla pazienza di Rita. Vanno lette con cautela storica, ma indicano un dato condiviso: Rita visse a lungo in un contesto in cui la donna aveva poca voce e doveva mediare quotidianamente fra clan in conflitto. La coppia ebbe due figli.
L’omicidio del marito e la rinuncia alla vendetta
Paolo Mancini venne ucciso in un agguato, in circostanze legate alle lotte tra famiglie locali. La notizia, in quel contesto, comportava una conseguenza quasi automatica: la vendetta del clan. I figli avrebbero dovuto «riscattare» l’onore del padre.
Qui la tradizione attribuisce a Rita un gesto particolarmente significativo: avrebbe convinto i figli a rinunciare alla faida, pregando perché morissero piuttosto che diventare assassini a loro volta. Entrambi i ragazzi morirono di malattia poco dopo. Dal punto di vista narrativo è uno dei passaggi più potenti della vicenda; dal punto di vista storico è plausibile che episodi reali di rinuncia alla vendetta siano stati amplificati e drammatizzati dalle agiografie. Quel che resta certo è il tema della rinuncia alla violenza, che attraversa tutta la sua storia.

Il monastero di Cascia: una vocazione tardiva
Vedova e senza figli, Rita poté finalmente seguire il desiderio della giovinezza. Chiese di entrare nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia. Secondo la leggenda, la sua richiesta fu inizialmente respinta tre volte (forse per ragioni legate alla faida ancora aperta) e poi accettata in modo prodigioso. Più realisticamente, gli storici ipotizzano una lunga trattativa di mediazione tra le famiglie coinvolte.
Rita entra nel monastero intorno ai trent’anni e vi rimarrà per più di quattro decenni, fino alla morte avvenuta probabilmente il 22 maggio 1457. La sua vita monastica fu segnata da preghiera, ascesi, cura delle consorelle malate e da una crescente fama di consigliera per gli abitanti di Cascia.
La «spina» sulla fronte: tra storia e devozione
Uno degli elementi più noti della sua iconografia è una piaga sulla fronte, che la tradizione cattolica interpreta come la marca di una spina della corona di Cristo. Secondo la leggenda, durante una meditazione sulla Passione, Rita avrebbe chiesto di condividere una parte della sofferenza di Cristo: una spina si sarebbe distaccata da una statua del Crocifisso e si sarebbe conficcata nella sua fronte, lasciandole un segno permanente.
Storicamente, alcuni studiosi hanno ipotizzato che potesse trattarsi di una lesione cutanea cronica, riconducibile a malattie note in epoca medievale. Le fonti agiografiche, però, ne fecero un tratto iconografico distintivo: la santa con la spina sulla fronte è ancora oggi una delle immagini più riconoscibili dell’arte sacra italiana del Cinque e Seicento.

Beatificazione, canonizzazione e culto
Rita morì nel 1457 e il suo corpo, conservato nel monastero di Cascia, divenne molto presto oggetto di pellegrinaggi. Il culto locale si consolidò nei secoli successivi. Fu beatificata nel 1627 da papa Urbano VIII, ma la canonizzazione vera e propria arrivò molto più tardi, con papa Leone XIII il 24 maggio 1900.
Da quel momento il culto di Santa Rita ha conosciuto una diffusione enorme, soprattutto nel mondo cattolico di lingua italiana, spagnola e portoghese. Il santuario di Cascia, ampliato nel Novecento, è oggi uno dei principali centri di pellegrinaggio del centro Italia. Per approfondire la voce Rita da Cascia su Wikipedia raccoglie molte fonti storiche.
Perché è chiamata «santa degli impossibili»
Il soprannome di «santa degli impossibili» o «santa dei casi disperati» nasce nella devozione popolare per via dei temi della sua vita: matrimonio infelice, perdita di marito e figli, opposizione familiare al desiderio di entrare in monastero. Il messaggio implicito è che Rita, dopo aver attraversato l’esperienza estrema della perdita, possa farsi tramite per chi affronta situazioni considerate prive di sbocchi.
Va detto che, secondo l’insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica, i santi non «risolvono» i problemi: la devozione li considera intermediari di preghiera. Ma è proprio questo immaginario di tenacia che ha fatto di Rita una figura cara a molte persone, soprattutto donne, di ogni epoca.
Le tradizioni italiane: rose, ulivo e «fuochi» di Cascia
Diverse tradizioni popolari legate a Rita sono ancora vive nei paesi d’Italia.
La benedizione delle rose
Il 22 maggio in molte chiese italiane si benedicono rose da distribuire ai fedeli. La tradizione richiama una leggenda secondo cui, in pieno inverno, Rita avrebbe chiesto a una parente di portarle una rosa dal giardino di Roccaporena, e una rosa fiorita sarebbe miracolosamente sbocciata fuori stagione.
La festa di Cascia
A Cascia il 22 maggio è il momento centrale dell’anno: pellegrinaggi, processioni, fuochi d’artificio e una rievocazione storica con figuranti in costume quattrocentesco. L’evento richiama ogni anno decine di migliaia di pellegrini, in gran parte dall’Italia centrale e meridionale.
I proverbi e i nomi propri
In molte regioni italiane il nome «Rita» è popolarissimo proprio per devozione alla santa. Non a caso, fino alla seconda metà del Novecento, era tra i nomi femminili più diffusi nel Mezzogiorno e in alcune zone del centro Italia.

Santa Rita nell’arte italiana
Dal Seicento in poi, la figura di Rita diventa un soggetto ricorrente di pale d’altare e statue lignee, specialmente nelle chiese degli ordini agostiniani. L’iconografia tipica la rappresenta in abito monastico nero, con il libro del Vangelo, la corona del rosario, una rosa e una piccola ferita rossa sulla fronte. In molti casi compare anche un crocifisso, in riferimento alla meditazione sulla Passione.
Dal punto di vista storico-artistico le opere più importanti si trovano a Cascia, ma anche a Roma, a Napoli e in vari santuari minori. La devozione si è poi diffusa in America Latina e nelle Filippine grazie ai missionari agostiniani.
Una figura culturalmente italiana
Al di là della prospettiva strettamente religiosa, Santa Rita è anche un personaggio culturalmente molto italiano: la sua vita racconta in modo emblematico la condizione femminile nelle comunità tardo-medievali, le faide di paese, la mediazione fra clan, la rinuncia alla violenza, la cura dell’altro, il lutto. Per questo è studiata anche da storici sociali e da chi si occupa di storia delle donne.
Se ti interessano queste figure storiche italiane e i paesi che le ricordano, leggi anche il nostro articolo su San Mattia apostolo, il santo del 14 maggio.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Rita da Cascia?
Il 22 maggio, anniversario tradizionale della sua morte (1457). In alcune parrocchie italiane si fa anche una novena nei nove giorni precedenti.
Perché si benedicono le rose il 22 maggio?
Per una tradizione popolare che richiama la leggenda della rosa fiorita fuori stagione nel giardino di Roccaporena. Le rose benedette vengono poi portate a casa o donate a persone care.
È vero che Rita aveva una spina sulla fronte?
La tradizione cattolica racconta che una spina del Crocifisso si sarebbe conficcata nella sua fronte. Storicamente potrebbe trattarsi di una lesione cutanea, ma il dettaglio è diventato centrale nella sua iconografia.
Quando è stata canonizzata?
Beatificata nel 1627 da papa Urbano VIII e canonizzata nel 1900 da papa Leone XIII. La sua spoglia è conservata nel santuario di Cascia.
Perché viene chiamata «santa degli impossibili»?
Per la sua vita segnata da perdite e situazioni difficili. Nella tradizione popolare è considerata patrona dei «casi disperati»: matrimoni difficili, lutti, malattie, contrasti familiari.
Dove si trova oggi Cascia?
Cascia è un piccolo comune della provincia di Perugia, in Umbria, nell’area montuosa della Valnerina. Il santuario di Santa Rita è il cuore del centro abitato e tra i più visitati del centro Italia.