LHS 3844 b: il James Webb apre l’era della «geologia» degli esopianeti

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A maggio 2026 il telescopio spaziale James Webb ha aggiunto un nuovo tassello alla nostra conoscenza dei pianeti che orbitano attorno ad altre stelle: ha studiato in dettaglio la superficie di LHS 3844 b, una super-Terra rocciosa a circa 49 anni luce dalla Terra. È uno dei primi tentativi di descrivere non solo «se» un esopianeta esiste, ma com’è fatto dal punto di vista geologico. Per gli astronomi è l’inizio di una nuova era: quella della «geologia dei mondi lontani».

Che cosa è LHS 3844 b

LHS 3844 b è un pianeta extrasolare scoperto nel 2018 dal telescopio spaziale TESS della NASA. Orbita molto vicino alla sua stella, una piccola nana rossa chiamata LHS 3844, completando un giro in poco più di 11 ore terrestri. Il pianeta è una super-Terra, leggermente più grande del nostro pianeta: ha un raggio circa il 30% superiore a quello della Terra e una massa stimata maggiore.

L’orbita ravvicinata ha due conseguenze importanti: la superficie rivolta verso la stella è estremamente calda (alcune stime parlano di temperature superiori ai 700 °C nell’emisfero illuminato) e il pianeta è probabilmente in rotazione sincrona, cioè mostra sempre lo stesso lato alla stella, come fa la Luna con la Terra.

Cosa ha fatto il James Webb

Il James Webb Space Telescope (JWST), lanciato nel 2021 e operativo dal 2022, è l’osservatorio infrarosso più potente mai costruito. Le sue dimensioni e i suoi strumenti permettono di analizzare la luce emessa o riflessa dagli esopianeti con un dettaglio prima impensabile. Nel caso di LHS 3844 b, gli scienziati hanno usato lo strumento MIRI, dedicato all’infrarosso medio, per studiare la radiazione termica proveniente dal pianeta lungo la sua orbita.

Combinando le osservazioni con modelli geologici, secondo quanto riportato in studi pubblicati nel maggio 2026 e diffusi da agenzie scientifiche europee, è stato possibile ipotizzare la presenza di rocce simili a basalti sulla superficie illuminata e di una distribuzione del calore compatibile con un pianeta quasi privo di atmosfera, o con un’atmosfera molto sottile.

Osservatorio astronomico con cielo stellato
Lo studio delle super-Terre richiede strumenti con sensibilità senza precedenti.

Cosa significa «geologia degli esopianeti»

Fino a pochi anni fa, lo studio degli esopianeti era essenzialmente «statistico»: si contavano i pianeti, se ne misuravano massa e raggio, si stimava la temperatura media. Oggi, grazie a strumenti come il James Webb, si comincia a fare qualcosa di diverso: caratterizzazione fisica. Vale a dire chiedersi:

  • di che materiali è composta la superficie?
  • c’è un’atmosfera? e se sì, quale?
  • come si distribuisce il calore tra il lato esposto alla stella e quello «notturno»?
  • esistono fenomeni di vulcanismo, di erosione, di magnetismo?

Sono domande che, fino a poco fa, ci ponevamo solo per Marte, Venere o le lune di Giove. Ora cominciamo a porcele anche per pianeti distanti decine di anni luce.

Perché LHS 3844 b è un caso «modello»

LHS 3844 b è un pianeta «scomodo» per la vita, ma estremamente utile per la scienza. Le sue caratteristiche lo rendono un caso quasi ideale per testare strumenti e ipotesi:

  • È vicino: 49 anni luce sono pochi nella scala cosmica, e permettono di raccogliere molta luce con tempi di esposizione ragionevoli;
  • Orbita una nana rossa: le stelle piccole sono i bersagli preferiti per cercare pianeti rocciosi;
  • Mostra sempre lo stesso volto alla stella: facilita lo studio di un emisfero «giorno» permanente e di uno «notte»;
  • È roccioso e nudo: l’assenza o la scarsità di atmosfera permette di osservare quasi direttamente la superficie.
Osservatorio durante la notte con telescopio
Telescopi a terra e nello spazio si completano a vicenda nello studio dei pianeti extrasolari.

Una superficie possibile di basalti

Secondo le ricerche più recenti, i dati raccolti dal James Webb sono compatibili con una superficie ricca di rocce basaltiche, simili a quelle che si trovano sulle isole vulcaniche terrestri (Islanda, Hawaii) o sulle pianure laviche della Luna e di Marte. È un’ipotesi preliminare, da confermare con ulteriori osservazioni, ma è la prima volta che si riesce a discutere così nel dettaglio la composizione di un mondo extrasolare.

Le mappature di temperatura suggeriscono inoltre che il pianeta non possiede un’atmosfera densa: il calore non viene «redistribuito» dalla parte illuminata a quella in ombra, come avverrebbe se ci fossero venti planetari significativi. Questo, pur essendo un risultato negativo per la possibilità di vita, è di grande valore scientifico: ci dice molto su come si comportano le super-Terre vicine alle proprie stelle.

Cinque cose da sapere su questa scoperta

  1. Non si tratta di vita extraterrestre: LHS 3844 b è quasi certamente inabitabile per come la intendiamo noi. La novità è metodologica, non biologica;
  2. È un risultato preliminare: si parla di ipotesi e di modelli compatibili con i dati, non di verità definitive. Le scoperte scientifiche si consolidano con il tempo e con verifiche indipendenti;
  3. Il James Webb è il vero protagonista: l’osservazione ravvicinata, anche se «a distanza», è resa possibile solo dalla sua sensibilità nell’infrarosso medio;
  4. Le super-Terre sono fra i pianeti più diffusi nella galassia, e capirle meglio significa capire meglio quanto sia, o non sia, eccezionale la Terra;
  5. L’Europa partecipa al James Webb: la missione è il frutto di una collaborazione fra NASA, ESA e CSA, con un ruolo importante anche di scienziati italiani.

Cosa cambia per l’astronomia

Il significato profondo di queste osservazioni è metodologico. Per la prima volta:

  • si può associare un esopianeta a una specifica tipologia di rocce, sia pure in via preliminare;
  • si può stimare se ha atmosfera e di che tipo, partendo dalla redistribuzione del calore;
  • si può confrontare un mondo lontano con i pianeti del sistema solare per cogliere somiglianze e differenze;
  • si possono guidare i bersagli delle future missioni: pianeti più «promettenti» dal punto di vista dell’abitabilità.

Si entra così in una fase in cui parlare di «geologia degli esopianeti» non è più una metafora. Per chi è interessato a vedere come questa stessa logica si applichi ad altri sistemi, può essere utile leggere il nostro articolo su GJ 887d, la super-Terra a dieci anni luce.

Visualizzazione dell'atmosfera di un pianeta lontano
L’analisi delle atmosfere è la prossima grande frontiera della ricerca sugli esopianeti.

I limiti dello studio

È bene essere chiari sui limiti, come la stessa comunità scientifica sottolinea:

  • le inferenze sulla composizione rocciosa sono indirette: si basano su modelli che mettono in relazione la radiazione termica con possibili mineralogie;
  • diverse combinazioni di rocce e di atmosfere tenui potrebbero produrre segnali simili;
  • le proprietà delle nane rosse complicano le misurazioni, perché queste stelle hanno una attività magnetica variabile;
  • le conclusioni andranno consolidate con nuovi cicli di osservazioni, anche su altri pianeti analoghi.

È il modo normale di funzionare della scienza: ipotesi, dati, controlli incrociati, prima di parlare di «risultato consolidato».

Il ruolo delle nane rosse

Le nane rosse come LHS 3844 sono fra le stelle più frequenti della galassia: più piccole e fredde del Sole, hanno vite molto lunghe e ospitano spesso pianeti rocciosi a distanze ravvicinate. La «zona abitabile» di queste stelle, però, è altrettanto vicina, e i pianeti che vi orbitano sono spesso esposti a forti emissioni di particelle ad alta energia, che possono compromettere l’eventuale atmosfera.

Lo studio di LHS 3844 b si inserisce in questa cornice: capire se e come le super-Terre vicine alle nane rosse riescano a mantenere un involucro gassoso è cruciale anche per valutare la possibilità che pianeti simili, ma più distanti dalla loro stella, possano essere abitabili.

Il futuro della ricerca

Nei prossimi anni le osservazioni si concentreranno su un piccolo gruppo di super-Terre rocciose ben caratterizzate, scelte come «laboratori naturali». L’idea è ricostruire una mappa, sia pure incompleta, di mondi compatibili con la presenza di atmosfere, oceani, magmi attivi.

Anche l’Europa contribuisce con missioni come Ariel, in preparazione, dedicata allo studio delle atmosfere planetarie. Il quadro generale che si va delineando è chiaro: studiare i pianeti extrasolari non sarà più solo «contarli», ma raccontarli uno per uno, con la stessa cura con cui da decenni si raccontano Marte o Venere.

Domande frequenti su LHS 3844 b e il James Webb

A quanti anni luce si trova LHS 3844 b?

Circa 49 anni luce dalla Terra, nella costellazione dell’Indo (Indus).

È un pianeta abitabile?

Quasi certamente no. Le temperature superficiali sono troppo elevate e l’atmosfera, se presente, è molto sottile.

Perché si chiama «super-Terra»?

Perché è un pianeta roccioso con dimensioni e massa superiori a quelle della Terra ma inferiori a quelle dei giganti gassosi come Nettuno.

Quali sono le evidenze sulla sua superficie?

Le osservazioni del James Webb suggeriscono in via preliminare una superficie ricca di basalti e l’assenza o la scarsità di un’atmosfera densa. È un’ipotesi, non ancora una certezza definitiva.

Chi gestisce il telescopio James Webb?

È una collaborazione tra la NASA, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l’Agenzia Spaziale Canadese (CSA).

Perché si parla di «geologia degli esopianeti»?

Perché, per la prima volta, è possibile studiare la composizione e la struttura superficiale di un pianeta extrasolare con un dettaglio che ricorda quello degli studi sui mondi del sistema solare.