23 giugno 2008: la NASA conferma il ghiaccio d’acqua su Marte

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Il 23 giugno 2008 la NASA annunciò una notizia attesa da decenni: la sonda Phoenix, posata sulle pianure ghiacciate del nord di Marte, aveva confermato la presenza di acqua congelata nel suolo del pianeta rosso. Fu un passo decisivo nello studio del nostro vicino planetario e nella ricerca delle condizioni che possono ospitare la vita.

Il giorno in cui Marte mostrò il suo ghiaccio

Per anni gli scienziati avevano ipotizzato che sotto la superficie marziana si nascondesse acqua allo stato solido. Le immagini dall’orbita e i dati indiretti lasciavano pochi dubbi, ma mancava la prova diretta, raccolta sul posto. Quella prova arrivò proprio il 23 giugno 2008, grazie a una piccola sonda fissa atterrata vicino al polo nord del pianeta.

Che cos’era la missione Phoenix

Phoenix era un lander, cioè una sonda destinata a restare ferma nel punto di atterraggio anziché spostarsi come un rover. Lanciata dalla Terra nell’agosto 2007, toccò il suolo marziano il 25 maggio 2008 nella regione chiamata Vastitas Borealis, una vasta pianura artica scelta proprio perché si sospettava la presenza di ghiaccio poco sotto la superficie.

Il suo compito era scavare, analizzare il terreno e studiare l’atmosfera locale. A bordo aveva un braccio robotico capace di raccogliere campioni e una serie di laboratori in miniatura per esaminarli.

Superficie di Marte con terreno roccioso e polveroso
Marte, il pianeta rosso, custodisce ghiaccio d’acqua nel sottosuolo.

Come fu trovata l’acqua ghiacciata

La conferma arrivò in modo quasi teatrale. Scavando una piccola trincea, il braccio robotico portò alla luce dei frammenti chiari. Nei giorni successivi quei frammenti scomparvero: erano sublimati, cioè passati direttamente dallo stato solido a quello gassoso, esattamente come ci si aspetta dal ghiaccio d’acqua esposto alla rarefatta atmosfera marziana. Se fosse stato sale o altro materiale, sarebbe rimasto al suo posto.

Il ruolo del laboratorio di bordo

La prova definitiva venne poi dall’analisi di un campione di suolo riscaldato in uno strumento dedicato: gli strumenti rilevarono vapore acqueo, confermando senza ambiguità che nel terreno era presente acqua congelata. Per la prima volta, l’acqua marziana era stata toccata e analizzata direttamente.

Perché questa scoperta era così importante

L’acqua è considerata l’ingrediente fondamentale per la vita come la conosciamo. Trovarla, anche allo stato solido, significava che Marte possiede uno degli elementi chiave per l’abitabilità. La scoperta non dimostrava l’esistenza di organismi marziani, ma rendeva il pianeta un obiettivo ancora più interessante per la ricerca di tracce di vita, presente o passata.

Sonda spaziale impegnata nell'esplorazione di un pianeta
La sonda Phoenix scavò il terreno marziano per analizzarne la composizione.

Che cosa scoprì ancora Phoenix

Oltre al ghiaccio, la sonda raccolse altre informazioni preziose. Analizzò la chimica del suolo, individuando sostanze come i perclorati, e osservò per la prima volta nevicate nell’atmosfera marziana grazie a uno strumento laser puntato verso il cielo. Documentò inoltre le condizioni meteorologiche del sito, contribuendo a costruire un quadro più dettagliato del clima del pianeta.

La fine di una missione di successo

Phoenix non era progettata per durare a lungo. Con l’avvicinarsi dell’inverno marziano, la luce solare necessaria ad alimentare i suoi pannelli diminuì progressivamente. Nel novembre 2008 le comunicazioni si interruppero e la missione fu dichiarata conclusa. La sonda aveva però già raggiunto e superato i suoi obiettivi principali.

L’eredità del 23 giugno 2008

La conferma diretta dell’acqua ghiacciata aprì la strada alle missioni successive, che hanno continuato a studiare l’acqua marziana sotto forma di ghiaccio sepolto, antichi laghi e fiumi prosciugati. Oggi sappiamo che Marte conserva enormi riserve di ghiaccio, una risorsa potenzialmente preziosa anche per le future esplorazioni umane. Per chi ama questi temi, consigliamo l’articolo su il primo esopianeta fotografato dal telescopio Webb.

Veduta del pianeta rosso nello spazio profondo
La scoperta dell’acqua ghiacciata aprì la strada alle missioni successive.

Domande frequenti sull’acqua su Marte

C’è acqua liquida su Marte oggi?

In superficie l’acqua liquida è praticamente impossibile per via della bassa pressione e delle temperature rigide. Marte conserva soprattutto ghiaccio, mentre la possibile presenza di acqua liquida in profondità è ancora oggetto di studio.

Quanto ghiaccio c’è sul pianeta rosso?

Le calotte polari e i depositi sotterranei contengono grandi quantità di ghiaccio d’acqua. Le missioni in orbita hanno mappato vasti strati ghiacciati nascosti sotto la superficie, soprattutto alle medie e alte latitudini.

Perché il ghiaccio marziano sublima?

Perché l’atmosfera di Marte è estremamente rarefatta. A quelle pressioni l’acqua tende a passare direttamente dallo stato solido a quello di vapore, senza diventare liquida, fenomeno chiamato sublimazione.

La scoperta di Phoenix dimostra che c’è vita su Marte?

No. La missione confermò la presenza di acqua congelata, un ingrediente importante per la vita, ma non trovò organismi né tracce dirette di forme viventi.

Dove atterrò esattamente la sonda?

Nella regione artica chiamata Vastitas Borealis, vicino al polo nord marziano, una zona scelta proprio perché si riteneva contenesse ghiaccio poco sotto la superficie.

Perché studiare l’acqua su Marte è utile per il futuro?

Perché l’acqua, oltre a essere legata alla ricerca della vita, potrebbe servire alle future missioni umane: dal ghiaccio si possono ricavare acqua potabile, ossigeno e persino combustibile.