Il 23 giugno la tradizione cattolica italiana ricorda San Giuseppe Cafasso, sacerdote piemontese dell’Ottocento noto per la sua vicinanza ai carcerati e ai condannati a morte. Figura storicamente importante per il Piemonte e maestro spirituale di don Bosco, è ricordato ancora oggi come una delle voci più umane della Torino del suo tempo.
Chi era San Giuseppe Cafasso
Giuseppe Cafasso nacque a Castelnuovo d’Asti, oggi Castelnuovo Don Bosco, il 15 gennaio 1811, in una famiglia di contadini benestanti. Avviato presto agli studi religiosi, fu ordinato sacerdote nel 1833. Visse e operò soprattutto a Torino, in un’epoca di grandi trasformazioni sociali e politiche, lasciando un’impronta profonda nella vita religiosa e culturale della città. La sua biografia è documentata nella voce Giuseppe Cafasso su Wikipedia.
Gli anni della formazione e l’insegnamento
Dopo l’ordinazione, Cafasso si perfezionò presso un’istituzione torinese dedicata alla formazione del clero, dove ben presto passò dal ruolo di allievo a quello di insegnante e guida. Divenne un punto di riferimento per la preparazione di numerosi sacerdoti, distinguendosi per equilibrio, mitezza e attenzione concreta alle persone più che per la sola dottrina.

Il legame con don Bosco
Uno degli aspetti più noti della vita di Cafasso è il rapporto con Giovanni Bosco, il futuro san Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani. Conterraneo e più anziano, Cafasso fu per lui un padre spirituale e un consigliere fidato, sostenendolo nei primi passi della sua opera a favore dei giovani poveri di Torino. Quella guida discreta contribuì a indirizzare una delle figure più celebri della storia educativa italiana.
Cosa fece: il “prete della forca”
L’opera per cui Cafasso è maggiormente ricordato riguarda l’assistenza ai detenuti delle carceri torinesi e, in particolare, ai condannati a morte. Secondo le testimonianze storiche, accompagnò molti di loro negli ultimi momenti di vita, offrendo conforto umano e spirituale in un’epoca in cui l’esecuzione capitale era ancora praticata. Per questo impegno fu chiamato, con espressione popolare, il “prete della forca”.

Perché viene ricordato
La memoria di Cafasso è legata soprattutto alla sua attenzione verso gli ultimi e gli emarginati. La Chiesa cattolica lo proclamò santo nel 1947 e successivamente lo indicò come patrono dei detenuti italiani. Al di là del significato religioso, la sua figura è studiata anche come esempio di impegno sociale in una Torino attraversata da forti tensioni e disuguaglianze.
Una guida spirituale apprezzata
I contemporanei descrissero Cafasso come un confessore richiestissimo e un consigliere capace di trasmettere serenità. Secondo la tradizione cattolica, la sua forza stava nella mitezza e nella capacità di accogliere chiunque, senza giudizio. Questo tratto contribuì a renderlo una figura amata ben oltre la cerchia ecclesiastica.
Tradizioni italiane legate al santo
La festa di San Giuseppe Cafasso, fissata al 23 giugno, è particolarmente sentita in Piemonte, soprattutto nelle terre dell’Astigiano e del Torinese a lui legate. Nei luoghi natali e nelle comunità che ne custodiscono la memoria si svolgono celebrazioni e momenti di raccoglimento, spesso intrecciati con la più ampia devozione che in quelle zone unisce le figure di Cafasso e di don Bosco.
Dove è venerato in Italia oggi
Il principale luogo di memoria resta il territorio di Castelnuovo Don Bosco, nell’Astigiano, profondamente segnato dalla presenza di entrambi i santi. A Torino, città in cui Cafasso visse e operò, sopravvivono i ricordi del suo apostolato presso il clero e le carceri. La sua figura è inoltre presente in numerose chiese e istituti, soprattutto dell’area salesiana, che ne tramandano l’esempio. Chi è interessato a queste ricorrenze può leggere anche il nostro approfondimento su San Luigi Gonzaga.

Domande frequenti su San Giuseppe Cafasso
Quando si festeggia San Giuseppe Cafasso?
La sua memoria si celebra il 23 giugno, data che ricorda la sua morte avvenuta a Torino nel 1860.
Perché è chiamato il “prete della forca”?
Per il suo impegno nell’assistere i condannati a morte delle carceri torinesi, che secondo le testimonianze accompagnava nei loro ultimi momenti di vita.
Di chi fu maestro spirituale?
Fu guida e consigliere di Giovanni Bosco, il futuro san Giovanni Bosco, sostenendolo agli inizi della sua opera a favore dei giovani.
Di che cosa è patrono?
Secondo la tradizione cattolica è considerato patrono dei detenuti italiani, in ragione della sua vicinanza ai carcerati.
Dove nacque?
Nacque a Castelnuovo d’Asti, oggi Castelnuovo Don Bosco, nell’Astigiano, il 15 gennaio 1811.
Perché è ancora ricordato oggi?
Per il suo impegno verso gli emarginati e i carcerati e per il suo ruolo nella formazione del clero piemontese, che ne fanno una figura storicamente e culturalmente rilevante.