Il cimitero di balene nell’Oceano Indiano: cosa hanno scoperto

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Negli abissi dell’Oceano Indiano un gruppo di ricercatori, con la partecipazione dell’Università di Pisa, ha individuato quello che viene descritto come il più esteso e profondo “cimitero di balene” mai documentato. Uno studio pubblicato su una rivista scientifica internazionale racconta una scoperta che apre nuove finestre sulla storia dei grandi cetacei.

Che cosa hanno trovato gli scienziati

Sul fondale della cosiddetta Zona Diamantina, nell’Oceano Indiano sudorientale, i ricercatori hanno mappato una vasta accumulazione di resti di cetacei. Secondo i dati riportati, si tratterebbe di centinaia di carcasse fossili distribuite lungo circa 1.200 chilometri di fondale, a profondità che superano i settemila metri. Alcuni di questi resti risalirebbero fino a 5,3 milioni di anni fa.

Il ruolo dei ricercatori italiani

Allo studio hanno partecipato i paleontologi Giovanni Bianucci e Alberto Collareta del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, in collaborazione con team internazionali. Il loro contributo si è concentrato sull’analisi e l’interpretazione dei resti, in un lavoro che ha unito competenze di paleontologia, geologia e biologia marina. I dettagli della ricerca sono illustrati nel comunicato dell’Università di Pisa, che ha annunciato la pubblicazione dello studio su una rivista scientifica internazionale.

Distese oscure delle profondità marine
I grandi cetacei popolano gli oceani da milioni di anni.

Perché si parla di “cimitero di balene”

L’espressione, suggestiva ma da intendere in senso descrittivo, indica un’area in cui si concentra un numero insolitamente alto di resti di grandi cetacei. Quando una balena muore, il suo corpo affonda e dà origine a un fenomeno che gli scienziati chiamano “whale fall”, la caduta della balena: la carcassa diventa per anni una fonte di nutrimento per interi ecosistemi sottomarini. La presenza di tanti resti in un’unica zona rende il sito particolarmente interessante per lo studio di questi processi.

Come è stata datata la scoperta

Per stabilire l’età dei resti i ricercatori hanno utilizzato, tra le altre tecniche, l’analisi degli isotopi dello stronzio, un metodo che permette di stimare quanto tempo fa un organismo sia vissuto. I dati indicherebbero che i resti delle specie ancora esistenti sono i più recenti, mentre quelli appartenenti a specie ormai estinte coprirebbero un arco di tempo che si spinge fino a milioni di anni fa. Va però ricordato che alcune interpretazioni sono ancora oggetto di studio e potranno essere affinate.

Balena immersa nelle acque dell'oceano
Quando una balena muore, la carcassa nutre interi ecosistemi degli abissi.

Perché questa scoperta è importante

Un sito così esteso offre agli scienziati una sorta di archivio naturale. Studiando i resti accumulati nel corso di milioni di anni è possibile ricostruire come siano cambiate le popolazioni di cetacei, quali specie si siano estinte e come gli ecosistemi degli abissi abbiano reagito nel tempo. È un’occasione rara per osservare la storia evolutiva dei grandi mammiferi marini su scale temporali enormi.

Una finestra sugli ecosistemi profondi

Gli abissi oceanici sono tra gli ambienti meno conosciuti del pianeta. Scoperte come questa aiutano a comprendere come la vita si organizzi a profondità estreme, dove la luce non arriva e le condizioni sono ostili. I resti dei cetacei, in particolare, sostengono comunità di organismi specializzati che dipendono proprio da queste “oasi” di nutrimento.

Cosa resta da capire

Come spesso accade nella ricerca scientifica, la scoperta apre più domande di quante ne chiuda. Restano da chiarire i motivi per cui i resti si siano concentrati proprio in quell’area, il ruolo delle correnti e della geologia del fondale, e le dinamiche precise che hanno portato alla formazione del deposito. Si tratta di ipotesi di lavoro che i ricercatori intendono approfondire con ulteriori missioni e analisi.

Un lavoro internazionale

La scoperta è il frutto di una collaborazione tra istituzioni di diversi Paesi, con campagne di esplorazione condotte tramite navi attrezzate per lo studio dei fondali profondi. La partecipazione italiana conferma il ruolo della ricerca paleontologica del nostro Paese in progetti di rilievo internazionale. Per chi è interessato ai temi del mare, segnaliamo il nostro articolo sulla dichiarazione di Mombasa contro la pesca illegale.

Superficie dell'oceano sopra gli abissi profondi
Il sito offre un archivio naturale sull’evoluzione dei cetacei.

Domande frequenti sul cimitero di balene

Dove si trova il cimitero di balene?

Nella Zona Diamantina, un’area del fondale dell’Oceano Indiano sudorientale, a profondità superiori ai settemila metri.

Quanti resti sono stati individuati?

Secondo lo studio si tratterebbe di centinaia di carcasse fossili distribuite lungo circa 1.200 chilometri di fondale.

Quanto sono antichi i reperti?

Alcuni resti risalirebbero fino a 5,3 milioni di anni fa, mentre quelli delle specie ancora esistenti sarebbero più recenti. Alcune datazioni sono ancora in fase di studio.

Che cos’è un “whale fall”?

È il fenomeno per cui la carcassa di una balena, affondando, diventa per anni una fonte di nutrimento per ecosistemi specializzati degli abissi.

Chi ha condotto la ricerca?

Lo studio è frutto di una collaborazione internazionale a cui hanno partecipato i paleontologi dell’Università di Pisa Giovanni Bianucci e Alberto Collareta.

Perché la scoperta è importante per la scienza?

Perché offre un archivio naturale per studiare l’evoluzione dei cetacei e il funzionamento degli ecosistemi degli abissi su scale temporali di milioni di anni.