Alto Adige: droni e mille volontari salvano i cuccioli di capriolo

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All’alba, mentre i prati dell’Alto Adige sono ancora avvolti nella foschia, decine di droni si alzano in volo e mille volontari si mettono al lavoro. La missione è delicata e commovente: trovare e mettere in salvo i cuccioli di capriolo nascosti nell’erba alta, prima che arrivino le falciatrici. È una delle storie più belle di questa estate, e i numeri la rendono ancora più straordinaria.

Una corsa contro il tempo tra i prati

Ogni anno, all’inizio dell’estate, i prati di montagna vengono falciati per produrre il fieno. È un’attività agricola essenziale, ma coincide con il periodo in cui i caprioli mettono al mondo i loro piccoli. Ed è qui che nasce il problema.

Nelle prime settimane di vita, infatti, il cucciolo di capriolo non fugge davanti a un pericolo: si acquatta immobile nell’erba, contando sul mimetismo e sull’assenza di odore per non farsi scoprire. È una strategia perfetta contro i predatori naturali, ma diventa una trappola mortale davanti a una falciatrice meccanica, che l’animale non percepisce come una minaccia da cui scappare.

La soluzione arriva dal cielo

Per proteggere i piccoli, in Alto Adige è nata una vera e propria rete organizzata per il salvataggio dei caprioletti, promossa dalla Provincia di Bolzano. Il cuore del progetto è la tecnologia: droni dotati di termocamere ad altissima precisione.

Come funziona la termocamera

I droni sorvolano i campi nelle prime ore del mattino, quando il terreno è ancora fresco. In queste condizioni il calore emanato dal corpo dei cuccioli nascosti spicca nettamente rispetto all’ambiente circostante, apparendo come un punto luminoso sullo schermo del pilota. In questo modo è possibile individuare anche i piccoli più nascosti, invisibili a occhio nudo.

Prato verde di montagna prima dello sfalcio in Alto Adige
Nelle prime settimane di vita il cucciolo di capriolo resta immobile nell’erba: un istinto che lo protegge dai predatori ma lo espone alle falciatrici.

Il salvataggio, passo dopo passo

Una volta localizzato un cucciolo, entra in azione la squadra di volontari a terra. Il piccolo viene prelevato con delicatezza e sistemato in una speciale cesta ventilata, che lo protegge durante le operazioni di sfalcio. È importante maneggiarlo il meno possibile e con le dovute precauzioni, così da non lasciare tracce che potrebbero disturbare il ricongiungimento con la madre.

Terminata la falciatura del prato, il cucciolo viene liberato nella stessa zona, dove la madre torna a cercarlo. In questo modo l’agricoltore può portare a termine il suo lavoro e, allo stesso tempo, la vita del piccolo è salva.

I numeri di una grande mobilitazione

Le cifre di questa operazione raccontano meglio di ogni parola la portata dell’impegno. A dare manforte sono circa mille volontari, tra cacciatori, agricoltori e collaboratori locali, che hanno accumulato oltre 13.000 ore di lavoro sul campo. In cielo operano circa 70 droni con termocamera, che hanno totalizzato migliaia di ore di volo.

Il risultato complessivo è impressionante: si parla di circa 23.000 cuccioli di capriolo messi in salvo grazie a questo sistema. Un numero che dà la misura di quante vite sarebbero altrimenti andate perdute e di quanto possa essere efficace unire tecnologia e volontariato.

Cerbiatto nascosto tra la vegetazione di un pascolo
I droni con termocamera sorvolano i prati all’alba, quando il calore del corpo dei cuccioli spicca sul terreno ancora fresco.

Un investimento sul futuro

Perché un progetto del genere funzioni servono strumenti adeguati. Per questo la Fondazione Cassa di Risparmio dell’Alto Adige ha finanziato l’acquisto di decine di nuovi droni, ciascuno dei quali comporta un costo non trascurabile tra acquisto e manutenzione. Il Consiglio provinciale ha inoltre approvato all’unanimità il sostegno a queste attività, segno di quanto l’iniziativa sia considerata importante da tutta la comunità.

Quando tecnologia e comunità collaborano

Il salvataggio dei caprioli è un esempio di come strumenti nati per altri scopi, come i droni, possano essere messi al servizio della tutela della fauna. Ma il vero motore resta umano: senza le persone disposte ad alzarsi all’alba, la tecnologia da sola non basterebbe.

Paesaggio di prati e montagne dell'Alto Adige all'alba
Dopo lo sfalcio i piccoli vengono liberati e possono ricongiungersi alla madre.

Perché questa notizia conta

In un periodo in cui le notizie sull’ambiente sono spesso preoccupanti, storie come questa ricordano che soluzioni concrete esistono e funzionano. La convivenza tra agricoltura e fauna selvatica non è un’utopia: richiede organizzazione, buona volontà e un pizzico di innovazione. E ogni cucciolo salvato è la prova che il lavoro di tante persone, sommato, può fare una differenza enorme.

Non è la prima volta che raccontiamo lieti fini che riguardano gli animali: lo abbiamo fatto, per esempio, con la storia di Libero, l’orso marsicano salvato da un laccio. Per tutti i dettagli e le immagini di questa mobilitazione puoi leggere anche l’approfondimento pubblicato su greenMe.

Domande frequenti

Perché i cuccioli di capriolo non scappano dalle falciatrici?

Nelle prime settimane di vita il piccolo resta immobile nell’erba per non farsi notare dai predatori. Questo istinto lo protegge in natura, ma non lo fa allontanare davanti a una falciatrice.

Come fanno i droni a trovare i cuccioli?

I droni montano termocamere che rilevano il calore del corpo. All’alba, con il terreno ancora fresco, i piccoli appaiono come punti caldi ben visibili sullo schermo.

Quanti cuccioli sono stati salvati?

Complessivamente si parla di circa 23.000 cuccioli di capriolo messi in salvo grazie a questo sistema in Alto Adige.

Chi partecipa alle operazioni?

Circa mille volontari tra cacciatori, agricoltori e collaboratori locali, coordinati da una rete promossa dalla Provincia di Bolzano.

Il cucciolo viene abbandonato dalla madre se toccato dall’uomo?

Per questo i volontari maneggiano i piccoli il meno possibile e con precauzioni. Dopo lo sfalcio il cucciolo viene liberato nella stessa zona, così la madre può tornare a cercarlo.

Questo metodo si usa solo in Alto Adige?

La tecnica dei droni con termocamera è impiegata anche altrove, ma in Alto Adige ha assunto una scala particolarmente ampia grazie all’organizzazione e ai finanziamenti dedicati.