Grandi rettangoli di colore che sembrano galleggiare, superfici che vibrano e avvolgono chi le guarda: l’arte di Mark Rothko non si osserva soltanto, si vive. Questa estate Firenze le dedica una grande mostra a Palazzo Strozzi, un’occasione rara per immergersi nell’universo di uno dei maestri del Novecento. Ecco che cosa sapere e perché vale la pena andarci.
Firenze celebra Mark Rothko
Palazzo Strozzi ospita “Rothko a Firenze”, una grande esposizione dedicata al pittore americano di origine lettone. Il progetto è pensato appositamente per la città e nasce con un obiettivo preciso: raccontare il legame speciale, e per molti sorprendente, tra Rothko e Firenze.
La mostra riunisce oltre settanta opere che ripercorrono l’intera carriera dell’artista, dalle prime fasi fino ai celebri campi di colore della maturità. I prestiti arrivano da alcune tra le più importanti istituzioni del mondo e da prestigiose collezioni private, un fatto che da solo rende l’evento eccezionale.
Informazioni pratiche
La mostra si tiene a Palazzo Strozzi, nel cuore di Firenze, ed è visitabile fino al 23 agosto 2026: c’è quindi ancora tempo per organizzare una visita durante l’estate. La curatela è affidata a Christopher Rothko, figlio dell’artista e grande custode della sua eredità, insieme alla curatrice Elena Geuna. Per orari, biglietti e iniziative collegate conviene consultare il sito ufficiale della Fondazione Palazzo Strozzi.
Chi era Mark Rothko
Mark Rothko nacque nel 1903 in una famiglia ebraica dell’attuale Lettonia e emigrò da bambino negli Stati Uniti. Divenne uno dei protagonisti assoluti dell’espressionismo astratto, il grande movimento artistico che, a metà Novecento, spostò il centro dell’arte mondiale a New York.
La sua ricerca non fu mai puramente formale. Rothko era convinto che la pittura dovesse esprimere emozioni umane fondamentali, come la tragedia, l’estasi, il senso del sacro. Per questo rifiutava l’idea di essere considerato solo un pittore astratto: per lui, dietro quei colori, c’era sempre un contenuto profondamente umano.

L’espressionismo astratto e i campi di colore
Lo stile per cui Rothko è più conosciuto è quello dei grandi campi di colore. Le sue tele più celebri mostrano rettangoli dai contorni sfumati, sospesi su uno sfondo monocromo, che sembrano vibrare e respirare. Non ci sono figure, né riferimenti al mondo reale: solo colore, luce e spazio.
Questa apparente semplicità è in realtà il frutto di un lavoro raffinatissimo sulle proporzioni, sulle sovrapposizioni di velature e sui rapporti tra le tonalità. Davanti a un’opera di Rothko lo spettatore è invitato a rallentare, a lasciarsi avvolgere e a entrare in una dimensione quasi contemplativa.
Perché proprio Firenze: un legame speciale
Che cosa lega un pittore americano dell’espressionismo astratto alla città del Rinascimento? Più di quanto si possa immaginare. Rothko visitò l’Italia e rimase profondamente colpito dall’arte fiorentina, che ebbe un ruolo sorprendente nella sua evoluzione.
L’influenza di Michelangelo e del Beato Angelico
Un episodio in particolare è entrato nella leggenda: la visita alla Biblioteca Medicea Laurenziana progettata da Michelangelo. Gli spazi austeri e solenni di quell’architettura lasciarono in Rothko un’impressione duratura, che riemerse quando lavorò al suo celebre ciclo di dipinti murali. Anche gli affreschi del Beato Angelico, con la loro spiritualità silenziosa, sono considerati un riferimento importante per la sua idea di pittura come esperienza interiore.

Le sezioni speciali in città
Proprio per sottolineare questo legame, la mostra non si esaurisce dentro Palazzo Strozzi. Sono previste sezioni speciali in luoghi simbolo della città, tra cui il Museo di San Marco, che custodisce i capolavori del Beato Angelico, e la stessa Biblioteca Medicea Laurenziana. In questo modo il percorso invita a un dialogo diretto tra l’arte di Rothko e le opere che lo hanno ispirato, trasformando la visita in un itinerario attraverso Firenze.
Come guardare un quadro di Rothko
Prendersi il tempo
Le opere di Rothko chiedono un atteggiamento diverso da quello a cui siamo abituati. L’artista stesso suggeriva di osservarle da vicino, in modo che il colore riempisse tutto il campo visivo. Non bisogna cercare un soggetto o una storia: l’obiettivo è lasciare che l’emozione affiori lentamente, quasi per contatto. Molti visitatori raccontano di provare, davanti a queste tele, una sensazione di calma profonda o addirittura di commozione.

Perché non perdere la mostra
Un’occasione per ammirare dal vivo oltre settanta opere di Rothko non capita spesso, soprattutto in Italia. La cornice di Palazzo Strozzi, il dialogo con i luoghi che ispirarono l’artista e la cura di chi conosce meglio di chiunque altro la sua eredità rendono questa mostra un appuntamento imperdibile per gli amanti dell’arte, ma anche per chi vuole semplicemente lasciarsi sorprendere. Se ami le grandi esposizioni, potrebbe interessarti anche il nostro racconto della grande mostra su Hokusai a Palazzo Bonaparte, a Roma.
Domande frequenti
Dove si tiene la mostra su Rothko?
A Palazzo Strozzi, nel centro di Firenze, con alcune sezioni speciali in altri luoghi simbolo della città.
Fino a quando è visitabile?
La mostra “Rothko a Firenze” resta aperta fino al 23 agosto 2026.
Chi ha curato la mostra?
La curatela è di Christopher Rothko, figlio dell’artista, insieme a Elena Geuna.
Quante opere sono esposte?
Oltre settanta opere, provenienti da importanti musei internazionali e da collezioni private.
Che legame c’è tra Rothko e Firenze?
Rothko rimase profondamente colpito dall’arte fiorentina, in particolare dalla Biblioteca Medicea Laurenziana di Michelangelo e dagli affreschi del Beato Angelico, che influenzarono la sua pittura.
Bisogna essere esperti d’arte per apprezzarla?
No: le opere di Rothko parlano soprattutto alle emozioni. Basta prendersi il tempo di osservarle con calma per lasciarsi coinvolgere.