Libero, l’orso marsicano salvato dal laccio, sta bene

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Per settimane il suo destino è rimasto sospeso. Libero, un grande orso marsicano con un cappio d’acciaio stretto intorno al collo, è oggi una delle notizie più belle arrivate dall’Appennino: le fototrappole lo hanno immortalato di nuovo, in buona salute, libero davvero. Una storia di pazienza, lavoro di squadra e speranza per una delle specie più rare d’Europa.

Chi è Libero, l’orso dell’Appennino

Libero è un maschio di orso bruno marsicano di circa 193 chili, di un’età stimata tra i dieci e i dodici anni. L’orso marsicano (Ursus arctos marsicanus) è una popolazione che vive solo nell’Appennino centrale, soprattutto attorno al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM). Si tratta di pochissimi esemplari, una manciata di decine di animali, il che rende ogni singolo individuo prezioso per la sopravvivenza dell’intera popolazione.

Proprio per la sua rarità, l’orso marsicano è simbolo della fauna italiana e oggetto di programmi di tutela tra i più delicati del Paese. La perdita anche di un solo esemplare adulto in salute è un colpo duro; il salvataggio di uno di loro, al contrario, è una vittoria che vale doppio.

Il dramma del laccio

La vicenda comincia con un’immagine che fa stringere il cuore: Libero viene avvistato con un cappio scorrevole d’acciaio serrato intorno al collo. È uno strumento da bracconaggio, di solito destinato alla cattura illegale dei cinghiali, che però non distingue le sue vittime. Quel laccio, stringendosi, gli aveva provocato ferite profonde.

Il rischio era enorme. Un cappio del genere può infettarsi, soffocare lentamente l’animale o impedirgli di nutrirsi a sufficienza. Per un orso selvatico, abituato a spostarsi su vasti territori, anche solo avvicinarsi diventa una sfida.

Orso bruno tra gli alberi di una foresta
L’orso marsicano vive solo nell’Appennino centrale ed è rarissimo. (foto: Ferencz Istvan / Pexels)

Dove è successo

L’orso si muoveva nel territorio di Civitella Roveto, in provincia dell’Aquila, lungo un corridoio ecologico che collega il PNALM ai Monti Simbruini. Sono proprio questi corridoi a permettere agli orsi di espandersi e di scambiare individui tra le aree protette: una buona notizia per la specie, ma anche una zona dove l’incontro con attività umane illegali, come il bracconaggio, resta una minaccia concreta.

Un mese di tentativi

Liberare un orso selvatico da un laccio non è un’operazione semplice né rapida. Per circa un mese gli esperti hanno provato a intervenire senza successo: un animale di quasi due quintali, diffidente e in movimento, non si lascia avvicinare facilmente.

La svolta è arrivata nella notte tra il 24 e il 25 aprile 2026. Gli specialisti della squadra di cattura sono riusciti a narcotizzare l’orso e a rimuovere il cappio d’acciaio, medicando le ferite. Un intervento delicato, condotto al buio e con la massima cautela per non mettere a rischio la vita dell’animale.

Una squadra al lavoro

Il salvataggio è stato possibile grazie alla collaborazione tra il personale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e le associazioni impegnate nella tutela del plantigrado, come Salviamo l’Orso e Rewilding Apennines. È il tipo di sinergia, tra istituzioni e volontari, che fa la differenza nella conservazione delle specie a rischio.

Dopo l’intervento, però, restava la domanda più importante: Libero ce l’avrebbe fatta? Le ferite erano profonde e l’esito della guarigione, in piena natura e senza possibilità di cure quotidiane, era tutt’altro che scontato.

Orso bruno che cammina nella natura
I boschi del Parco sono il cuore dell’areale dell’orso bruno. (foto: Janko Ferlic / Pexels)

La buona notizia: le fototrappole lo ritrovano

La risposta è arrivata circa un mese dopo. A fine maggio 2026 le fototrappole disseminate sul territorio hanno fotografato di nuovo Libero: in piedi, in movimento, apparentemente in buona salute. Le immagini hanno confermato che l’orso aveva superato il momento più difficile.

Per chi lavora alla tutela dell’orso marsicano è stato un sollievo enorme. In una specie così fragile, vedere un maschio adulto tornare a muoversi nei boschi significa preservare un patrimonio genetico e un futuro riproduttivo che valgono per tutta la popolazione.

Perché questa storia conta davvero

La vicenda di Libero non è solo commovente: è istruttiva. Mostra che il bracconaggio resta una minaccia reale anche dentro e attorno alle aree protette, e che strumenti illegali pensati per altri animali colpiscono indiscriminatamente specie rarissime.

Ma racconta anche che il monitoraggio costante, le competenze veterinarie e il lavoro di rete possono ribaltare un destino che sembrava segnato. È la stessa dedizione che muove tante persone in difesa della natura: pensiamo, in un contesto diverso, all’uomo che restò nella zona rossa di Fukushima per salvare gli animali abbandonati.

Come proteggere l’orso marsicano

La primavera e l’inizio dell’estate sono stagioni delicate: le femmine si spostano con i cuccioli alla ricerca di cibo e gli orsi attraversano spesso zone frequentate dall’uomo. Comportamenti semplici aiutano a ridurre i rischi.

Cosa possiamo fare tutti

Non lasciare cibo o rifiuti incustoditi in montagna, rispettare i limiti di velocità nelle aree dove gli orsi attraversano le strade, segnalare alle autorità eventuali lacci o trappole sospette e sostenere i progetti di conservazione sono gesti concreti. Per seguire gli aggiornamenti ufficiali sulle attività di tutela è utile consultare fonti specializzate come la cronaca del salvataggio di Libero e i canali del Parco.

Orso bruno fotografato in ambiente montano
Ogni esemplare adulto è prezioso per la sopravvivenza della specie. (foto: Saleh Bakhshiyev / Pexels)

Domande frequenti

Chi è l’orso Libero?

È un maschio di orso bruno marsicano di circa 193 chili e 10-12 anni, che si muoveva nell’Appennino centrale ed era rimasto intrappolato in un cappio d’acciaio da bracconaggio.

Che cos’è l’orso marsicano?

È una popolazione di orso bruno che vive solo nell’Appennino centrale, attorno al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. È molto raro, con appena poche decine di esemplari, ed è un simbolo della fauna italiana.

Come è stato salvato Libero?

Nella notte tra il 24 e il 25 aprile 2026, dopo circa un mese di tentativi, gli specialisti del Parco lo hanno narcotizzato e gli hanno rimosso il cappio d’acciaio, medicando le ferite.

Come si sa che oggi sta bene?

A fine maggio 2026 le fototrappole lo hanno fotografato di nuovo in buona salute, mentre si muoveva normalmente nel suo territorio: la prova che aveva superato la fase più critica.

Chi ha partecipato al salvataggio?

La squadra di cattura del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, insieme alle associazioni Salviamo l’Orso e Rewilding Apennines.

Che cosa possiamo fare per proteggere gli orsi?

Non lasciare cibo o rifiuti in montagna, guidare con prudenza nelle aree di passaggio, segnalare lacci o trappole sospette e sostenere i progetti di conservazione.