Oggi il ramen è uno dei simboli gastronomici del Giappone, celebrato in film, fumetti e ristoranti di mezzo mondo. Eppure le sue radici non sono giapponesi: questa ciotola fumante di brodo e noodle nasce da una storia di scambi, povertà e ingegno che attraversa due paesi e oltre un secolo. Ripercorrere le origini del ramen significa scoprire come un piatto “straniero” sia diventato un’icona nazionale.
Cos’è davvero il ramen
Prima di raccontarne la storia, vale la pena chiarire di cosa parliamo. Il ramen è un piatto a base di noodle di grano serviti in un brodo caldo, accompagnati da vari ingredienti: fettine di maiale, alga nori, germogli di bambù fermentati, cipollotto, uovo marinato e molto altro. La parola giapponese si scrive in katakana (ラーメン), l’alfabeto che i giapponesi riservano ai termini di origine straniera: già questo dettaglio tradisce le radici non locali del piatto.
Le radici cinesi: i noodle tirati a mano
Il ramen affonda le sue origini nei lamian (拉麺), che in cinese significa letteralmente “noodle tirati a mano”. È una tecnica antica, con cui l’impasto viene allungato e ripiegato più volte fino a ottenere fili sottili e regolari. Nel tempo questa tradizione ha dato vita a innumerevoli varianti regionali in tutta la Cina.
La stessa parola “ramen” deriva proprio da lamian: i giapponesi adattarono il termine alla propria pronuncia, trasformando i lamian cinesi nei ramen che oggi conosciamo. È un caso emblematico di come un piatto, viaggiando, cambi nome insieme alla lingua che lo accoglie.

Quando il ramen arrivò in Giappone
L’introduzione in Giappone si colloca tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, in un periodo di crescente apertura del paese agli scambi con l’estero. Furono soprattutto i cuochi e i commercianti cinesi presenti nelle città portuali a far conoscere ai giapponesi questi noodle in brodo, inizialmente noti con nomi come shina soba o chuka soba, cioè “soba alla cinese”.
All’inizio era un cibo da bancarella, economico e veloce, consumato in piedi durante una pausa dal lavoro. Niente a che vedere con la raffinatezza di certi ramen contemporanei: era street food puro, pensato per riempire lo stomaco a basso costo.
Il dopoguerra: la svolta decisiva
Il momento che trasforma il ramen da curiosità a fenomeno di massa è il secondo dopoguerra. Il Giappone uscì dal conflitto stremato e affamato, e la farina di grano — in buona parte importata dagli Stati Uniti — divenne improvvisamente disponibile e a buon mercato. I noodle di grano, sazianti ed economici, erano la risposta perfetta alla fame di un’intera popolazione.
In quegli anni nacquero migliaia di chioschi e piccoli locali specializzati. Il ramen divenne il pasto del lavoratore, del giovane, di chi aveva poco tempo e pochi soldi ma voleva mangiare caldo e abbondante. Da piatto cinese importato cominciava a diventare un piatto profondamente giapponese.
L’invenzione del ramen istantaneo
Una tappa fondamentale arriva nel 1958, quando viene commercializzato il primo ramen istantaneo: noodle precotti ed essiccati, pronti in pochi minuti con la sola aggiunta di acqua bollente. Quell’invenzione cambiò per sempre la storia dell’alimentazione mondiale, rendendo il ramen un prodotto globale presente oggi in qualunque supermercato del pianeta.

Una ciotola, mille varianti regionali
Con la diffusione capillare, ogni regione e ogni città del Giappone ha sviluppato la propria versione del ramen, dando vita a una straordinaria varietà. Le differenze riguardano soprattutto il brodo e il condimento di base (la tare).
I principali tipi di brodo
Tra le grandi famiglie ci sono il shoyu ramen, a base di salsa di soia, dal sapore deciso e dal colore bruno; il shio ramen, più delicato e salato, dal brodo chiaro; il miso ramen, originario di Sapporo, ricco e corposo grazie alla pasta di soia fermentata; e il tonkotsu ramen, tipico del Kyushu, ottenuto da una lunga bollitura di ossa di maiale che regala un brodo bianco, denso e intensamente saporito.
Da cibo povero a cultura gastronomica
Nel corso del Novecento, soprattutto durante il periodo Shōwa, il ramen ha compiuto un’ultima trasformazione: da pasto frugale e veloce è diventato oggetto di vera e propria passione gastronomica. Sono nate guide, classifiche e perfino un museo dedicato a Yokohama. Mangiare ramen non è più solo nutrirsi in fretta: è un’esperienza da scegliere, raccontare e condividere.
Questo capovolgimento è interessante anche dal punto di vista culturale. Mentre nella tradizione cinese i noodle in brodo restavano un cibo da consumare rapidamente, in Giappone il ramen è diventato qualcosa di più: un piccolo rito, con i suoi rituali, i suoi maestri e i suoi appassionati pronti a fare la fila per ore davanti al locale giusto.

Il ramen oggi nel mondo
Negli ultimi decenni il ramen ha conquistato l’Occidente, Italia compresa, con l’apertura di numerosi locali specializzati. Il pubblico ha imparato a distinguere i diversi brodi, a slurpare i noodle senza imbarazzo — gesto perfettamente accettato in Giappone — e ad apprezzare la cura che si nasconde dietro una ciotola apparentemente semplice. È la prova definitiva di quanto un piatto possa viaggiare: nato dai noodle cinesi, cresciuto nel Giappone affamato del dopoguerra, oggi è un linguaggio gastronomico globale.
Se ti appassionano le storie dei cibi e delle loro origini, puoi leggere anche come sono nati i grissini torinesi. Per approfondire la diffusione internazionale del piatto è interessante la ricostruzione proposta da questa guida dedicata alla storia del ramen.
Domande frequenti
Il ramen è cinese o giapponese?
Entrambe le cose, a seconda di come lo si guarda. Nasce dai noodle cinesi (i lamian) importati in Giappone tra fine Ottocento e inizio Novecento, ma è in Giappone che si è evoluto fino a diventare il piatto iconico che conosciamo oggi.
Da dove viene la parola “ramen”?
Deriva dal cinese lamian, “noodle tirati a mano”. I giapponesi adattarono il termine alla propria pronuncia. Si scrive in katakana, l’alfabeto usato per le parole di origine straniera.
Perché il ramen è diventato così popolare in Giappone?
Soprattutto per il secondo dopoguerra: la farina di grano economica rese i noodle un cibo saziante e a basso costo, perfetto per una popolazione affamata. Da lì nacquero migliaia di locali specializzati.
Quali sono i principali tipi di ramen?
Le grandi famiglie si distinguono per il brodo: shoyu (salsa di soia), shio (sale), miso (pasta di soia fermentata) e tonkotsu (ossa di maiale). Esistono poi infinite varianti regionali.
Quando è stato inventato il ramen istantaneo?
Il primo ramen istantaneo fu commercializzato nel 1958. Quell’invenzione rese il piatto un prodotto globale, oggi presente nei supermercati di tutto il mondo.
È vero che in Giappone si “slurpa” il ramen?
Sì, ed è del tutto accettato. Aspirare rumorosamente i noodle è considerato normale e, secondo molti, aiuta anche a raffreddarli e ad apprezzarne meglio l’aroma.