Il primo codice a barre era su una gomma da masticare

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Ogni giorno, alla cassa del supermercato, sentiamo lo stesso suono: il bip del lettore che legge il codice a barre. È un gesto talmente banale da sembrare eterno. Eppure ha una data di nascita precisa e un protagonista inatteso: il primissimo prodotto scansionato al mondo fu un pacchetto di gomme da masticare. Ecco la storia di quel bip che ha cambiato per sempre il commercio.

Il primo bip della storia

Erano le 8:01 del mattino del 26 giugno 1974, in un supermercato Marsh della cittadina di Troy, in Ohio. Un cliente posò sul nastro un pacchetto di gomme da masticare Wrigley’s Juicy Fruit. La cassiera lo passò sotto il nuovo lettore ottico e la macchina emise il suo primo bip ufficiale, leggendo un codice a barre e restituendo il prezzo: 67 centesimi. In quel momento nasceva l’era della spesa moderna.

A compiere il gesto simbolico fu Clyde Dawson, responsabile della ricerca e sviluppo dei supermercati Marsh, mentre la cassiera che effettuò materialmente la lettura si chiamava Sharon Buchanan. Quel pacchetto di gomme è oggi conservato come cimelio storico.

Perché proprio una gomma da masticare

La scelta non fu casuale, e questo è il dettaglio più curioso. Dawson non prese il primo oggetto che gli capitò sottomano: scelse deliberatamente le gomme Wrigley. Il motivo? All’epoca molti dubitavano che si potesse stampare un codice a barre leggibile su una superficie tanto piccola come un pacchetto di chewing gum. Wrigley aveva risolto il problema, dimostrando che il codice funzionava anche su confezioni minuscole.

Scegliere proprio quel prodotto era quindi un modo per rispondere agli scettici: se il sistema leggeva le gomme, avrebbe letto qualsiasi cosa. Fu una piccola dimostrazione tecnica travestita da acquisto quotidiano.

Scanner ottico che legge un prodotto al supermercato
Scanner ottico che legge un prodotto al supermercato. Foto: Pexels.

Cos’è davvero un codice a barre

Il codice a barre che vediamo sui prodotti si chiama UPC, sigla che sta per Universal Product Code. È fatto di barre verticali di spessore variabile, alternate a spazi bianchi, che codificano una sequenza di numeri. Il lettore proietta un raggio luminoso, misura la luce riflessa dalle barre scure e dagli spazi chiari e traduce quel motivo in cifre.

Quelle cifre non contengono il prezzo, ma identificano il produttore e il prodotto specifico. Il prezzo viene poi recuperato da un database collegato alla cassa. Ecco perché un negozio può cambiare i prezzi senza dover ristampare i codici sui prodotti.

Un’idea nata decenni prima

La storia del codice a barre inizia in realtà molto prima del 1974. Già alla fine degli anni Quaranta due inventori americani, Norman Joseph Woodland e Bernard Silver, brevettarono un sistema di simboli per identificare le merci: la loro prima idea aveva la forma di cerchi concentrici, un occhio di bue. La tecnologia dell’epoca, però, non permetteva ancora di leggere quei simboli in modo pratico ed economico.

La rivoluzione silenziosa del commercio

L’adozione del codice a barre trasformò radicalmente il modo di fare la spesa e di gestire i negozi. Prima, ogni prodotto andava marcato a mano con il prezzo e ogni articolo veniva digitato singolarmente alla cassa. Con lo scanner, le operazioni divennero più rapide, si ridussero gli errori di battitura e diventò possibile tenere sotto controllo il magazzino in tempo reale.

Da lì in poi il sistema si diffuse in tutto il mondo, applicandosi non solo ai supermercati ma alla logistica, alle biblioteche, agli ospedali e alla gestione dei bagagli negli aeroporti. Un’invenzione discreta, quasi invisibile, che ha reso possibile la grande distribuzione così come la conosciamo.

Codice a barre stampato su una confezione
Codice a barre stampato su una confezione. Foto: Pexels.

Un cimelio da museo

Data la sua importanza storica, quel primo pacchetto di gomme scansionato è entrato di diritto nella storia della tecnologia. Il lettore ottico usato quel giorno è conservato in un’importante istituzione museale statunitense, come testimonianza di un momento di svolta. Chi vuole approfondire la vicenda può leggere la ricostruzione pubblicata dallo Smithsonian Magazine, fonte autorevole sulla storia dell’invenzione.

Piccoli oggetti, grandi conseguenze

La storia del codice a barre insegna che le innovazioni più rivoluzionarie non sono sempre le più appariscenti. Un pacchetto di gomme, un raggio di luce e una fila di barrette nere hanno cambiato l’economia mondiale più di tanti oggetti ben più celebrati. È un tema che si lega ad altre curiosità sui falsi miti e sulle piccole verità sorprendenti della storia, come raccontiamo in Napoleone non era basso: l’origine di un mito.

Cassa di un supermercato con lettore di codici a barre
Cassa di un supermercato con lettore di codici a barre. Foto: Pexels.

Il codice a barre oggi

A distanza di mezzo secolo, il codice a barre è ancora ovunque, affiancato da tecnologie più recenti come i codici QR e le etichette a radiofrequenza. Ma il principio resta lo stesso inaugurato con quel pacchetto di gomme: trasformare un oggetto in un dato leggibile da una macchina in una frazione di secondo. Ogni volta che sentiamo il bip alla cassa, stiamo ripetendo un gesto compiuto per la prima volta nel 1974.

Domande frequenti sul primo codice a barre

Qual è stato il primo prodotto scansionato con un codice a barre?

Un pacchetto di gomme da masticare Wrigley’s Juicy Fruit, letto il 26 giugno 1974 in un supermercato Marsh a Troy, in Ohio.

Perché scelsero proprio una gomma da masticare?

Per dimostrare che il codice a barre poteva essere stampato e letto anche su una confezione molto piccola, cosa di cui molti dubitavano.

Chi ha effettuato la prima scansione?

Il gesto fu compiuto da Clyde Dawson dei supermercati Marsh, mentre la cassiera Sharon Buchanan effettuò materialmente la lettura.

Il codice a barre contiene il prezzo del prodotto?

No. Il codice identifica produttore e prodotto; il prezzo viene recuperato da un database collegato alla cassa, così può essere aggiornato senza ristampare le etichette.

Chi ha inventato il codice a barre?

L’idea originaria risale a Norman Joseph Woodland e Bernard Silver, che alla fine degli anni Quaranta brevettarono un sistema di simboli, inizialmente a forma di cerchi concentrici.

Cosa significa la sigla UPC?

UPC sta per Universal Product Code, il tipo di codice a barre più diffuso nei prodotti di consumo, basato su barre verticali che codificano una sequenza numerica.