In una teca dell’Università del Queensland, a Brisbane, c’è un imbuto di vetro che gocciola da quasi un secolo. Da quando è stato aperto sono scese nove gocce. Nessuno, in tutto questo tempo, è riuscito a vederne cadere una.
L’imbuto lo preparò Thomas Parnell, primo professore di fisica dell’ateneo, nel 1927. Voleva mostrare agli studenti una cosa semplice e contraria al buon senso: la pece, quella roba nera che sembra un sasso, è un liquido. Scaldò un blocco, lo colò nell’imbuto col gambo sigillato, lasciò che si assestasse per qualche anno e poi tagliò il gambo. Poi si mise ad aspettare. Morì senza aver visto niente.
Mezzo secolo davanti a un imbuto
Negli anni Sessanta dell’esperimento si prese cura John Mainstone, che ne divenne il custode e lo restò per cinquant’anni. L’Università del Queensland lo tiene ancora in una vetrina nell’atrio dell’edificio intitolato a Parnell, senza condizionamento dedicato né precauzioni speciali: d’estate la pece scende un po’ più svelta, d’inverno rallenta. Mainstone ci passava davanti ogni giorno. Sapeva che la goccia sarebbe caduta, prima o poi. Voleva solo esserci.
La fisica delle cose di tutti i giorni è piena di trappole del genere: provate a spezzare uno spaghetto in due, o a indovinare da che parte gira l’acqua nel lavandino.
Cinque minuti sbagliati
Nel 1988, mentre a Brisbane si teneva l’Expo e l’imbuto era in mostra, la goccia si staccò. Mainstone si era allontanato cinque minuti per bere qualcosa. Un’altra volta la mancò per un giorno soltanto. Alla successiva aveva finalmente una telecamera puntata, e la telecamera si spense per un guasto alla corrente proprio in quel momento. «La pece ha una testa sua», commentò lui. Nel frattempo l’esperimento era diventato una piccola celebrità mondiale: un premio Ig Nobel per la fisica andò a Mainstone e a Parnell, morto da un pezzo.
A Dublino ce l’hanno fatta
Il colpo di scena arrivò dall’Irlanda. Al Trinity College di Dublino un imbuto gemello era stato messo in funzione negli anni Quaranta, quando il dipartimento di fisica era guidato da Ernest Walton, e poi era rimasto lì, guardato da nessuno. In primavera il fisico Shane Bergin gli puntò addosso una webcam, tanto per provarci. L’undici luglio del 2013 la goccia cadde, e le immagini del Trinity College divennero le prime al mondo a mostrare una goccia di pece che si stacca. Mainstone morì quell’agosto, dall’altra parte del pianeta, senza aver visto la sua.
La decima è già lì che pende
L’anno dopo la sua morte, a Brisbane, le telecamere erano finalmente pronte. La nona goccia scese, ma invece di cadere si appoggiò piano sul mucchio delle vecchie, che nessuno aveva mai tolto dal becher, e rimase attaccata all’imbuto per settimane. Il conto, a rigore, è ancora aperto. Adesso dall’imbuto pende la decima, e il custode attuale ammette di non sapere se si staccherà in fretta o se ci metterà anni.
La cosa più strana resta questa: quella roba non sembra affatto un liquido. Un blocco di pece a temperatura ambiente si spacca a martellate come il vetro, eppure cola. Al confronto il miele è acqua corrente. È la stessa pece che Dante vide bollire nell’Arsenale di Venezia.
Fonti
University of Queensland, School of Mathematics and Physics, Pitch Drop experiment
UQ News, Pitch drop touches down, oh so gently
Trinity College Dublin, Trinity scientists capture pitch drop on camera for first time
Nature, World’s slowest-moving drop caught on camera at last
Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2026