Quel gesto che fai in ascensore, quando sollevi le schede delle app una a una e le butti via per far durare la carica, non fa durare la carica. Semmai la accorcia.
Non è l’opinione di un forum. Lo scrive Apple nelle sue pagine di assistenza e lo ripete Google nella documentazione destinata a chi le app le costruisce. Ed è uno dei pochi casi in cui Apple e Google dicono esattamente la stessa cosa.
Da dove viene la paura
Il mito non è nato dal nulla. Sui primi telefoni con lo schermo grande la gestione della memoria era grossolana: un’app lasciata aperta continuava davvero a macinare in sottofondo, e il telefono si scaldava. Nacque un’intera categoria di programmi, i cosiddetti task killer, che promettevano di ripulire la memoria con un tocco. Andarono fortissimo.
Poi i sistemi operativi sono cresciuti e quei programmi sono diventati prima inutili, poi controproducenti. A un certo punto Google ha smesso di spiegarlo e ha agito: da Android 14 un’app che prova a chiudere i processi di un’altra app non ci riesce più. Il comando esiste ancora, semplicemente non fa niente.
Sull’altra sponda c’è un aneddoto che gli appassionati si tramandano. Nel 2016 un lettore scrisse a Tim Cook per chiedergli se chiudesse le app di continuo e se servisse alla batteria. Rispose Craig Federighi, il capo del software di Apple, con una risposta secca: «No e no».
Cosa fa davvero l’app che hai lasciato aperta
Quando esci da un’app il telefono non la tiene accesa. La mette in freezer: resta in memoria com’era, immobile, senza consumare il processore. Apple lo dice quasi con queste parole, cioè che le app usate di recente consumano soltanto quando sono attive o quando stanno svolgendo un compito preciso in sottofondo, tipo scaricare un messaggio o seguire la tua posizione.
La memoria piena, che tanto ci inquieta, è una memoria che sta lavorando bene. Il sistema tiene lì le app congelate proprio per riaprirle al volo, e quando gli serve spazio le butta fuori da solo, senza chiedere il permesso a nessuno.
Il conto arriva quando le chiudi tu. Un’app buttata via deve ripartire da zero, e ripartire da zero significa ricreare il processo, ricostruire la schermata, ricaricare i dati. I tecnici di Google scrivono nero su bianco che questa ripartenza costa molte più risorse del risveglio di un’app rimasta congelata. Tradotto: lo swipe con cui pensavi di risparmiare è la cosa che ti consuma.
Vero o falso?
Falso: chiudere le app a mano allunga la batteria. Non la allunga, e ripetuto tutto il giorno la accorcia.
Vero: chiuderne una ha senso se si è impallata o si comporta male. Secondo Apple è l’unico motivo per farlo.
Vero anche questo: certe app consumano davvero in sottofondo. Il rimedio però non passa dal dito, passa dalle impostazioni, togliendo loro il permesso di aggiornarsi o di usare la posizione quando non le stai usando.
Qui un dubbio onesto ci sta: i telefoni sono tutti diversi, e un’app scritta male può comportarsi peggio di quanto il sistema preveda. Ma resta un problema di quella singola app, non della scheda che vedi aperta.
Resta il fatto che la batteria se ne va soprattutto da un’altra parte, e sta sotto le tue dita: lo schermo. È l’ingrediente più goloso di qualsiasi telefono moderno, da quando il primo iPhone salì sul palco a oggi, e nessuno swipe lo mette a dieta. Se poi vuoi sapere quanta ingegneria si nasconde in quel vetro, il touchscreen è una storia a parte, e anche la ricarica senza fili ha le sue sorprese.
C’è una piccola ironia in tutto questo. Nel tempo che passi in ascensore a spazzare via le schede, lo schermo è acceso apposta per mostrartele. La prossima volta lascia stare. Il telefono sa già cosa fare.
Fonti
Apple, «Close an app on your iPhone or iPod touch»
Android Developers, «Behavior changes: all apps» (Android 14)
Android Developers, «App startup time»
Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2026