La farfalla più grande d’Europa non mangia mai

Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

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La farfalla più grande d’Europa vive in Italia, apre le ali quanto una mano adulta e non mangia. Mai: esce dal bozzolo già senza un apparato boccale che funzioni, campa qualche giorno e muore senza aver ingoiato nulla.

Si chiama saturnia del pero, o pavonia maggiore. È una farfalla notturna, di quelle che d’istinto chiamiamo falene, e chi se la trova davanti la prima volta di solito fa un passo indietro: sulle ali brune ha quattro macchie tonde che sembrano occhi, una per ala, messe lì per convincere un uccello affamato di avere davanti qualcosa di molto più grosso di una farfalla.

Una bocca che non serve più

Il lavoro di mangiare lo fa tutto il bruco. Passa l’estate sulle foglie di pero, melo, susino o salice, diventa grosso come un dito, poi si chiude in un bozzolo di seta e lì aspetta l’inverno. Quando a maggio ne esce l’adulto, la parte dell’insetto che serviva a nutrirsi è ridotta a un moncone inutile.

Non è una sfortuna, è un calcolo. Alla saturnia adulta resta un solo compito, trovare un partner, e per farlo brucia le riserve accumulate da bruco. Il tempo a disposizione è quello: qualche giorno, al massimo una settimana. Sembra poco, e lo è, ma ha anche un vantaggio pratico: un animale che non deve mangiare può permettersi di essere enorme e vistoso senza passare la vita a cercare cibo.

Il maschio che la trova a chilometri di distanza

Qui sta il primato meno visibile e più impressionante. La femmina appena sfarfallata rilascia nell’aria una quantità minuscola di una sostanza profumata. Il maschio ha due antenne che sembrano piccole piume, due pettini pieni di recettori fatti apposta per pescare quelle molecole in mezzo all’odore di tutto il resto. Le schede dei parchi piemontesi parlano di due, cinque chilometri. Altri censimenti italiani arrivano a citare distanze doppie, e su quanto si spinga davvero il naso di questo insetto la discussione è aperta.

Chi ci sbatté contro per primo fu un naturalista francese, Jean-Henri Fabre, in una sera di maggio dell’Ottocento. Fabre aveva messo sotto una reticella, in casa sua in Provenza, una femmina uscita dal bozzolo quel giorno stesso. Poche ore dopo la stanza era piena di maschi entrati dalla finestra, tanti da costringerlo a definirla un’invasione. Provò a circondare la femmina con sostanze dall’odore violentissimo per confondere i pretendenti: arrivavano lo stesso. Non poteva sapere di star guardando i feromoni all’opera, perché la parola non esisteva ancora.

L’ultima volta che si è fatta vedere a Merano

Nel maggio del 2021, durante un censimento delle farfalle notturne ai Giardini di Castel Trauttmansdorff, sopra Merano, ne è comparsa una davanti agli entomologi. In quei giardini non era mai stata registrata prima, e in Alto Adige è diventata una rarità.

Il motivo è il solito, poco romantico: i frutteti vecchi e disordinati dove il bruco trovava da mangiare sono diventati filari puliti, le siepi sono sparite, e di notte c’è molta più luce artificiale, che a un animale che si orienta di notte non fa bene. È la stessa storia che tocca a parecchi insetti nostrani, anche a quelli che di notte si orientano guardando le stelle. Non tutte le falene se la passano male, per carità: certe specie arrivate da fuori se la cavano benissimo. Ma quelle grandi e schizzinose no.

Se una sera di maggio te ne trovi una addosso al muro sotto la lampada dell’ingresso, guarda le antenne prima di tutto. Se sembrano due piume, è un maschio, ed è arrivato lì da lontano seguendo un odore che tu non senti e che non c’entra niente con la tua lampadina. Sbagliano rotta anche loro, ogni tanto: la prima falena entrata nella storia, del resto, finì dentro un computer e ci inventò la parola bug. Poi spegni la luce e lasciala andare.

Ha pochi giorni, e una cosa sola da fare.

Fonti

Piemonte Parchi – Pavonia maggiore, la vita in un battito d’ali

UKmoths – Saturnia pyri, Great Peacock Moth

Il Floricultore – Avvistamento ai Giardini di Castel Trauttmansdorff, Merano

Science News Explores – Secret signals (l’esperimento di Jean-Henri Fabre)

Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2026