Ogni 17 luglio si celebra la Giornata mondiale delle emoji, il World Emoji Day: una ricorrenza nata per festeggiare le piccole faccine e i simboli colorati che ormai accompagnano quasi ogni nostro messaggio. Ma perché proprio questa data, da dove arrivano le emoji e come hanno cambiato il modo in cui comunichiamo? Scopriamolo insieme.
Cos’è la Giornata mondiale delle emoji
Il World Emoji Day è una ricorrenza non ufficiale ma ormai molto seguita, dedicata alle emoji e alla cultura digitale che ruota attorno a esse. Ogni anno, il 17 luglio, aziende tecnologiche, social network e semplici utenti celebrano queste immagini con iniziative, sondaggi e annunci di nuove faccine in arrivo.
Non si tratta di una festa istituzionale, ma di un appuntamento nato dal basso, dalla passione per un linguaggio che nel giro di pochi anni è diventato universale, capace di attraversare lingue e culture diverse.
Perché proprio il 17 luglio
La scelta della data non è casuale. La giornata fu ideata nel 2014 da Jeremy Burge, fondatore di Emojipedia, il sito che cataloga e spiega tutte le emoji esistenti. Burge notò un dettaglio curioso: sull’emoji del calendario, così come appare su molti dispositivi, è raffigurata proprio la data del 17 luglio.
Da qui l’idea di scegliere quel giorno come “compleanno” delle emoji. Un piccolo dettaglio grafico è diventato così il simbolo di un’intera ricorrenza.
Da dove nascono le emoji
Le emoji come le conosciamo oggi hanno origine in Giappone. La parola stessa deriva dal giapponese: e significa “immagine” e moji significa “carattere”. Nonostante l’assonanza, non ha quindi nulla a che vedere con l’inglese emotion.
Il ruolo di Shigetaka Kurita
Alla fine degli anni Novanta il designer giapponese Shigetaka Kurita progettò un primo set di 176 piccole icone per un operatore di telefonia mobile. Erano immagini elementari, di appena 12 per 12 pixel, pensate per trasmettere informazioni ed emozioni in modo rapido nei messaggi. Quel set è considerato l’antenato delle emoji moderne.

Emoji ed emoticon: non sono la stessa cosa
Spesso i due termini vengono confusi, ma indicano cose diverse. Le emoticon sono combinazioni di segni di punteggiatura che, ruotando la testa, formano un volto: il classico 🙂 ne è l’esempio più noto. Le emoji, invece, sono vere e proprie immagini: faccine, animali, oggetti, cibi, simboli.
Le emoticon sono nate prima, negli anni Ottanta, come soluzione ingegnosa per aggiungere tono ed emozione al testo scritto. Le emoji le hanno poi affiancate e in gran parte sostituite, offrendo un vocabolario visivo molto più ricco.
Chi decide quali emoji esistono
Può sembrare sorprendente, ma le emoji non le inventa un’unica azienda. A stabilire quali entrino nel repertorio ufficiale è il Consorzio Unicode, l’organizzazione che gestisce lo standard con cui i dispositivi di tutto il mondo codificano i caratteri.
Ogni anno vengono valutate proposte di nuove emoji: solo alcune vengono approvate e aggiunte allo standard. Poi ciascun produttore, da uno smartphone all’altro, le disegna con il proprio stile: ecco perché la stessa emoji può apparire leggermente diversa a seconda del dispositivo.
Un linguaggio quasi universale
Il successo delle emoji sta nella loro immediatezza. Un cuore, un pollice alzato o una faccina che ride si capiscono in ogni parte del mondo, indipendentemente dalla lingua parlata. In una comunicazione sempre più rapida e globale, le emoji aiutano a chiarire il tono di un messaggio, a smorzarlo o a renderlo più affettuoso.
Ogni giorno miliardi di emoji viaggiano tra chat e social network. Sono diventate parte integrante del nostro modo di scrivere, un po’ come in passato lo furono altre icone della cultura digitale, dai primi videogiochi alle interfacce grafiche.

Non sempre significano la stessa cosa
Attenzione, però: le emoji non hanno un significato univoco. La stessa immagine può essere interpretata in modi diversi a seconda del contesto, dell’età di chi la usa o della cultura di appartenenza. Un gesto innocuo in un Paese può risultare ambiguo in un altro, e alcune faccine hanno assunto nel tempo significati ironici o gergali. È uno degli aspetti più affascinanti di questo linguaggio in continua evoluzione.
Emoji e cultura popolare
Le emoji hanno superato i confini delle chat. Sono finite su magliette, gadget, campagne pubblicitarie e persino al cinema. Nel 2015 un dizionario di prestigio scelse addirittura una emoji, quella con le lacrime di gioia, come “parola dell’anno”: un riconoscimento del loro peso culturale.

Come si celebra il World Emoji Day
Nel giorno della ricorrenza le grandi aziende tecnologiche spesso annunciano le nuove emoji in arrivo, lanciano sondaggi sulle più amate o presentano statistiche curiose sull’uso. Sui social si moltiplicano post, quiz e sfide a base di faccine. È un’occasione leggera per riflettere su quanto queste piccole immagini siano entrate nella nostra vita quotidiana. Per esplorare l’intero repertorio si può consultare la voce enciclopedica dedicata alle emoji.
Domande frequenti sulle emoji
Quando si celebra la Giornata mondiale delle emoji?
Ogni anno il 17 luglio, data scelta perché è quella raffigurata sull’emoji del calendario in molti dispositivi.
Chi ha creato il World Emoji Day?
La giornata è stata ideata nel 2014 da Jeremy Burge, fondatore del sito Emojipedia, dedicato al catalogo delle emoji.
Che differenza c’è tra emoji ed emoticon?
Le emoticon sono formate da segni di punteggiatura, come :-), mentre le emoji sono vere e proprie immagini, come faccine, oggetti e simboli.
Da dove viene la parola emoji?
Dal giapponese: e significa immagine e moji carattere. Non deriva quindi dall’inglese emotion, nonostante l’assonanza.
Chi decide quali emoji esistono?
Le nuove emoji vengono approvate dal Consorzio Unicode, che gestisce lo standard usato dai dispositivi di tutto il mondo. Ogni produttore le disegna poi con il proprio stile.
Perché la stessa emoji appare diversa su telefoni diversi?
Perché lo standard definisce solo il significato, non il disegno. Ogni sistema operativo o app realizza la propria versione grafica della stessa emoji.