Per oltre quattrocento anni i cieli europei erano rimasti orfani di un uccello dall’aspetto quasi preistorico: l’ibis eremita, scomparso dal continente intorno al Seicento. Oggi torna a nidificare allo stato selvatico grazie a uno dei progetti di conservazione più originali mai realizzati, in cui alcune persone insegnano ai giovani uccelli la rotta migratoria volando davanti a loro con un deltaplano. È una buona notizia che unisce scienza, pazienza e un pizzico di poesia.
Chi è l’ibis eremita
L’ibis eremita (Geronticus eremita) è un uccello inconfondibile: piumaggio nero con riflessi metallici verdi e viola, testa calva di colore rosso, lungo becco ricurvo e un caratteristico ciuffo di penne sulla nuca. Non è elegante come altri trampolieri, ma ha un fascino antico e severo. Vive in colonie, nidifica su pareti rocciose e si nutre sondando il terreno alla ricerca di insetti, larve, piccoli rettili e altri invertebrati.
Un tempo diffuso in tutta Europa
Fino al Medioevo l’ibis eremita popolava buona parte dell’Europa centrale e meridionale, del Nord Africa e del Medio Oriente. Poi la caccia intensiva, considerata anche una prelibatezza sulle tavole nobiliari, e la trasformazione degli ambienti naturali lo portarono a scomparire dal continente europeo intorno al XVII secolo. Per secoli è sopravvissuto quasi soltanto in Marocco, dove una piccola popolazione selvatica non si è mai estinta.

Il problema della rotta perduta
Riportare l’ibis eremita in Europa non era semplice come liberare esemplari allevati in cattività. Questi uccelli, infatti, non nascono sapendo dove andare: la rotta migratoria non è scritta nei loro geni, ma viene appresa seguendo gli adulti più esperti. Gli individui allevati dall’uomo non avevano nessuno da cui imparare e, lasciati liberi, non sarebbero sopravvissuti al primo inverno.
Genitori umani e voli in deltaplano
La soluzione, sviluppata soprattutto dal team austriaco del progetto Waldrappteam, è tanto ingegnosa quanto commovente. Alcuni operatori diventano “genitori adottivi” dei pulcini, allevandoli fin dai primi giorni perché si affezionino a loro. Quando arriva il momento della migrazione, questi genitori umani salgono a bordo di un ultraleggero o di un deltaplano a motore e volano davanti agli uccelli, guidandoli lungo la rotta corretta.
In questo modo i giovani ibis imparano il percorso e, negli anni successivi, sono in grado di compierlo da soli e di insegnarlo a loro volta ai nuovi nati. È il seme di una tradizione migratoria ricostruita da zero. Un approccio che ricorda, per audacia, altre storie di rinascita animale come quella della lince iberica salvata dall’orlo dell’estinzione.

L’Italia come meta d’inverno
Per anni la rotta ricostruita ha portato gli ibis dalle aree di riproduzione in Austria e Germania a svernare in Toscana, in particolare nella zona della laguna di Orbetello. L’Italia è quindi diventata un tassello fondamentale del progetto, offrendo agli uccelli un rifugio mite dove trascorrere i mesi freddi prima di tornare a nord in primavera.
La sfida del clima che cambia
Negli ultimi anni il progetto ha dovuto affrontare un ostacolo inatteso: il riscaldamento globale. Con autunni sempre più caldi, gli uccelli iniziano la migrazione troppo tardi e rischiano di trovare le Alpi già coperte di neve e impossibili da attraversare. Per questo i ricercatori hanno sperimentato una rotta alternativa più lunga, che aggira l’arco alpino verso ovest per raggiungere aree di svernamento in Spagna. È un adattamento in tempo reale, la prova che salvare una specie richiede di ripensare continuamente le strategie.
Perché è davvero una buona notizia
Nonostante le difficoltà, i numeri raccontano una storia positiva. Grazie a questi sforzi la popolazione europea è cresciuta al punto che l’ibis eremita ha ricominciato a riprodursi spontaneamente in natura, e a livello internazionale la specie è stata riclassificata da “in pericolo critico” a “in pericolo”, un passo indietro dall’estinzione. Non è ancora salva, ma la direzione è quella giusta. Chi vuole approfondire può seguire gli aggiornamenti del Waldrappteam, il progetto europeo dedicato al suo ritorno.

Un simbolo antico che torna a volare
C’è anche un aspetto culturale che rende questa storia speciale. Alcuni studiosi ritengono che l’ibis eremita fosse raffigurato già nell’antico Egitto e in altre civiltà del Mediterraneo, dove gli ibis avevano un forte valore simbolico. Rivedere questi uccelli solcare i cieli europei significa quindi restituire al paesaggio non solo una specie, ma anche un frammento di memoria condivisa tra uomo e natura.
Domande frequenti sull’ibis eremita
Perché l’ibis eremita era scomparso dall’Europa?
A causa della caccia eccessiva e della perdita degli ambienti naturali, la specie si estinse dal continente europeo intorno al XVII secolo, sopravvivendo quasi solo in Marocco.
Come fanno gli uccelli a imparare la rotta migratoria?
La rotta non è istintiva ma appresa. Nel progetto di reintroduzione alcuni operatori guidano i giovani ibis volando davanti a loro con ultraleggeri e deltaplani.
Dove svernano gli ibis eremita reintrodotti?
Per anni la meta principale è stata la Toscana, in particolare la laguna di Orbetello. A causa del clima si sperimentano oggi anche rotte alternative verso la Spagna.
L’ibis eremita è ancora a rischio?
Sì, ma la situazione è migliorata: da “in pericolo critico” è stato riclassificato a “in pericolo”, segno che gli sforzi di conservazione stanno funzionando.
Che aspetto ha l’ibis eremita?
Ha piumaggio nero con riflessi metallici, testa calva rossa, lungo becco ricurvo e un ciuffo di penne sulla nuca. È un uccello dall’aspetto insolito e antico.
Chi si occupa della reintroduzione in Europa?
Il progetto è portato avanti da diverse istituzioni scientifiche, con un ruolo centrale del team austriaco Waldrappteam, nell’ambito di programmi europei di conservazione.