5 agosto 1966: usciva Revolver dei Beatles

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Il 5 agosto 1966 nei negozi di dischi britannici comparve un album destinato a cambiare per sempre il modo di fare musica pop: Revolver dei Beatles. A sessant’anni di distanza resta uno dei dischi più studiati e amati di sempre. Ecco la storia di quel giorno e perché quell’album segnò una svolta.

Il giorno in cui uscì Revolver

Il 5 agosto 1966 la casa discografica Parlophone pubblicò nel Regno Unito il settimo album in studio dei Beatles. Il gruppo, all’apice della propria popolarità mondiale, aveva appena concluso mesi di lavoro negli studi di Abbey Road a Londra. Il risultato era un disco molto diverso da tutto ciò che avevano fatto prima, e da quasi tutto ciò che si sentiva alla radio in quegli anni.

Pochi giorni dopo l’uscita, i Beatles partirono per quello che sarebbe stato il loro ultimo tour: il 29 agosto 1966, a San Francisco, tennero l’ultimo concerto ufficiale davanti a un pubblico pagante. Da quel momento in poi divennero soprattutto una band da studio di registrazione, e Revolver fu il primo grande frutto di questa nuova direzione.

Vecchio giradischi con un disco in vinile
Con Revolver lo studio di registrazione diventò uno strumento a tutti gli effetti.

Un disco che cambiò la musica pop

Fino ad allora la canzone pop era pensata soprattutto per essere suonata dal vivo. Con Revolver i Beatles ribaltarono la prospettiva: molti brani erano così complessi da essere quasi irriproducibili su un palco dell’epoca. Lo studio di registrazione smetteva di essere un semplice luogo dove incidere e diventava uno strumento a tutti gli effetti.

Le canzoni simbolo dell’album

Revolver contiene quattordici brani firmati in gran parte dalla coppia Lennon-McCartney, con un contributo crescente di George Harrison. Alcuni di questi pezzi sono diventati veri classici.

Taxman

Il disco si apre con un brano di Harrison dal ritmo tagliente, una critica ironica alle tasse elevate. È uno dei primi esempi di come il chitarrista stesse maturando come autore accanto a Lennon e McCartney.

Eleanor Rigby

Costruita su un quartetto d’archi e senza chitarre elettriche, racconta la solitudine con un tono quasi cinematografico. Fu una scelta audace per un gruppo pop e mostrò quanto la loro scrittura fosse cresciuta.

Tomorrow Never Knows

Il brano che chiude l’album è forse il più rivoluzionario: voci filtrate, nastri montati e sonorità ipnotiche anticipano di anni la musica psichedelica ed elettronica. Molti lo considerano un piccolo manifesto della sperimentazione in studio.

Collezione di dischi in vinile su uno scaffale
Molti brani dell’album erano quasi impossibili da riprodurre dal vivo nel 1966.

La rivoluzione in studio

Insieme al produttore George Martin e ai tecnici di Abbey Road, i Beatles trasformarono ogni possibilità tecnica in un’idea musicale. Fu qui che si affinò l'”automatic double tracking”, una tecnica per raddoppiare la voce senza doverla incidere due volte.

Nastri e suoni al contrario

Durante quelle sessioni il gruppo iniziò a usare in modo creativo i nastri montati a mano, i loop sonori e le registrazioni riprodotte al contrario. Erano soluzioni artigianali, ottenute tagliando e incollando fisicamente il nastro, che oggi si realizzerebbero con un semplice programma per computer.

L’influenza della musica indiana

Con il brano Love You To, George Harrison portò in primo piano il sitar e le sonorità della musica classica indiana. Era il segno di una curiosità culturale che avrebbe influenzato non solo i Beatles, ma buona parte della musica occidentale degli anni successivi.

Strumenti musicali in uno studio di registrazione
Le sessioni di Abbey Road unirono nastri montati a mano e nuove tecniche di incisione.

La copertina di Klaus Voormann

Anche la copertina segnò una rottura. Realizzata dall’artista e amico del gruppo Klaus Voormann, univa un disegno in bianco e nero a un collage di fotografie. Vinse un premio Grammy e divenne una delle immagini più riconoscibili nella storia del disco, lontanissima dalle classiche foto sorridenti delle band dell’epoca.

Perché segna una svolta per i Beatles

Revolver è spesso indicato come il punto in cui i Beatles smisero di essere soltanto il gruppo delle ragazze urlanti e divennero artisti di studio maturi. Il disco preparò il terreno per l’album successivo, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band del 1967, ma molti critici considerano proprio Revolver la vetta creativa più equilibrata della band.

L’eredità a sessant’anni di distanza

A distanza di sei decenni, Revolver continua a comparire ai primi posti nelle classifiche dei migliori album di sempre. La sua influenza si ritrova nella musica pop, rock ed elettronica che è venuta dopo. Ascoltarlo oggi significa cogliere il momento in cui una band decise di rischiare, trasformando lo studio in un laboratorio di idee. Per conoscere meglio uno dei suoi protagonisti si può leggere anche il ritratto di Paul McCartney, vita e cinque cose da sapere.

Una scheda dettagliata sull’album, con l’elenco completo dei brani, è disponibile su Wikipedia.

Domande frequenti su Revolver

Quando è uscito Revolver dei Beatles?

Nel Regno Unito è stato pubblicato il 5 agosto 1966 dalla Parlophone. Negli Stati Uniti uscì pochi giorni dopo, in una versione con una scaletta leggermente diversa.

Perché Revolver è considerato così importante?

Perché ha spostato il baricentro della musica pop dalla dimensione dal vivo a quella dello studio di registrazione, introducendo tecniche e sonorità nuove per l’epoca.

Quante canzoni contiene l’album?

Revolver comprende quattordici brani, tra cui Taxman, Eleanor Rigby, Yellow Submarine e Tomorrow Never Knows.

Chi ha prodotto il disco?

Il produttore era George Martin, storico collaboratore dei Beatles, affiancato dai tecnici degli studi di Abbey Road.

È vero che fu l’ultimo album prima della fine dei concerti?

Sì. Poco dopo l’uscita di Revolver i Beatles conclusero la loro attività dal vivo, dedicandosi quasi esclusivamente al lavoro in studio.

Chi ha disegnato la copertina?

La copertina è opera di Klaus Voormann, artista e amico del gruppo, e combina disegno a china e collage fotografico.