Le renne vedono la luce ultravioletta: ecco perché

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Per noi il mondo finisce dove comincia l’ultravioletto: quella parte di luce ci è semplicemente invisibile. Le renne, invece, la vedono benissimo. E in un paesaggio artico dominato dal bianco della neve, questa capacità non è un dettaglio curioso ma un vero strumento di sopravvivenza, che permette loro di trovare il cibo e di individuare i predatori dove noi vedremmo solo un abbagliante nulla candido.

Una vista costruita per la neve

La renna (Rangifer tarandus) vive in uno degli ambienti più estremi del pianeta: la tundra artica, dove per gran parte dell’anno il terreno è coperto di neve e la luce del sole resta bassa sull’orizzonte. In queste condizioni gli occhi di quasi tutti i mammiferi faticano, perché la neve riflette la luce in modo uniforme e cancella i contrasti. La renna ha risolto il problema in un modo sorprendente: ha esteso la propria vista oltre il limite che la natura ha imposto a noi esseri umani.

Mentre l’occhio umano percepisce solo la cosiddetta luce visibile, quella che va dal rosso al violetto, la renna riesce a cogliere anche la radiazione ultravioletta, la stessa che a noi provoca le scottature solari ma che i nostri occhi non riescono a registrare.

Che cos’è la luce ultravioletta

La luce ultravioletta (UV) è una forma di radiazione elettromagnetica con lunghezze d’onda più corte di quelle della luce visibile, tipicamente fra i 100 e i 400 nanometri. È presente in abbondanza nella luce del sole ed è responsabile dell’abbronzatura, ma anche delle scottature e dei danni alla pelle.

Perché noi non la vediamo

L’occhio umano è dotato di filtri naturali: il cristallino, in particolare, assorbe gran parte degli ultravioletti prima che raggiungano la retina. È un meccanismo di protezione, perché quella radiazione ad alta energia può danneggiare le cellule sensibili alla luce. Il prezzo di questa protezione è che, per noi, l’ultravioletto semplicemente non esiste. Le renne, invece, lasciano passare quella luce fino in fondo all’occhio.

Renne al pascolo su terreno innevato
D’inverno le renne cercano licheni sepolti sotto la neve.

La scoperta degli scienziati

Che le renne vedessero gli ultravioletti è stato dimostrato da un gruppo di ricercatori dello University College London (UCL) guidato dal professor Glen Jeffery, in uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Biology. Misurando la risposta della retina degli animali, gli studiosi hanno verificato che l’occhio della renna reagisce a lunghezze d’onda intorno ai 320 nanometri, ben dentro la banda ultravioletta che per noi è invisibile.

La scoperta ha subito posto una domanda: a che cosa serve, in pratica, questa vista così particolare? La risposta si trova guardando il paesaggio artico con occhi diversi.

Che cosa vedono le renne con gli ultravioletti

La neve fresca riflette quasi tutta la radiazione ultravioletta che riceve dal sole. Il risultato è che, per un occhio sensibile agli UV, il suolo innevato appare come una superficie uniformemente brillante. Ma non tutto riflette gli ultravioletti allo stesso modo: alcune cose li assorbono, e su quello sfondo luminosissimo diventano macchie scure, nettissime e facili da individuare.

Il lichene, cioè il pranzo

D’inverno la renna si nutre soprattutto di licheni, in particolare del cosiddetto lichene delle renne (Cladonia rangiferina), che cresce sul terreno e resta spesso sepolto sotto la neve. Questi licheni assorbono la luce ultravioletta e, agli occhi dell’animale, spiccano come chiazze scure contro il bianco abbagliante. In pratica la renna vede il proprio cibo evidenziato, come da un pennarello, anche quando per noi sarebbe mimetizzato.

I predatori e le tracce

Lo stesso principio vale per i pericoli. La pelliccia dei lupi, principali predatori delle renne, assorbe gli ultravioletti e appare scura sulla neve. Anche l’urina lasciata da altri animali assorbe gli UV, così che tracce e segnali di presenza altrimenti invisibili diventano ben leggibili. La vista ultravioletta funziona quindi come un sistema d’allarme naturale.

Primo piano di una renna con grandi corna
Gli occhi delle renne lasciano passare la luce ultravioletta.

Occhi che cambiano colore con le stagioni

La storia si fa ancora più affascinante. Molti animali notturni possiedono uno strato riflettente dietro la retina, il tapeto lucido, che rimanda la luce indietro attraverso le cellule sensibili e aumenta la visione al buio: è la ragione per cui gli occhi dei gatti brillano nei fari. Nelle renne questo strato cambia colore a seconda della stagione.

D’estate il tapeto è di un caldo giallo-oro; d’inverno diventa di un profondo blu. Il tapeto blu riflette la luce in modo diverso e rende l’occhio molto più sensibile nella lunga notte polare, quando il sole resta per settimane sotto l’orizzonte. È come se la renna, all’arrivo dell’inverno, cambiasse le impostazioni dei propri occhi per adattarsi al buio.

Perché gli ultravioletti non rovinano i loro occhi

Negli esseri umani l’esposizione agli ultravioletti riflessi dalla neve può causare la cosiddetta cecità da neve, un’infiammazione dolorosa della cornea. Viene spontaneo chiedersi come facciano le renne a lasciar entrare tutta quella radiazione senza danni. È una delle domande ancora aperte: i ricercatori ipotizzano che i tessuti dell’occhio della renna abbiano meccanismi di protezione o di riparazione che noi non possediamo. Capirli potrebbe avere ricadute anche per la medicina umana, per esempio nello studio dei danni oculari da luce.

Mandria di renne nel paesaggio artico
Un adattamento perfetto alla lunga notte polare.

Un adattamento perfetto all’inverno artico

Mettendo insieme i pezzi, si capisce quanto sia raffinata la strategia visiva di questo animale. La vista ultravioletta le permette di trovare cibo e di individuare pericoli su uno sfondo altrimenti privo di contrasti; il tapeto che cambia colore le regala una sensibilità maggiore nel buio dell’inverno. Sono due adattamenti diversi che convergono verso lo stesso obiettivo: vedere bene là dove qualunque altro occhio faticherebbe.

È un promemoria di quanto la percezione del mondo dipenda dallo strumento con cui lo guardiamo. Ciò che per noi è un deserto bianco e uniforme, per una renna è un paesaggio ricco di segnali, di indizi e di significati.

Non solo renne

Gli ultravioletti sono usati da molti altri animali: alcuni uccelli riconoscono così i propri simili, le api trovano i fiori grazie a disegni ultravioletti sui petali, e certi roditori seguono le tracce di urina dei predatori proprio come le renne. La natura, insomma, è piena di adattamenti sorprendenti che sfuggono ai nostri sensi. Se ti incuriosiscono, dai un’occhiata anche a perché le lontre marine dormono tenendosi per la zampa: un altro piccolo capolavoro di ingegneria naturale.

Domande frequenti

Le renne vedono davvero un colore in più rispetto a noi?

Non si tratta esattamente di un colore nuovo come li intendiamo noi, ma di una banda di luce, l’ultravioletto, che i nostri occhi non registrano affatto. Per la renna quella radiazione fa parte del mondo visibile.

Perché la neve rende utile la vista ultravioletta?

Perché la neve riflette quasi tutta la luce ultravioletta e appare uniformemente brillante. Gli oggetti che invece assorbono gli UV, come licheni e pelliccia dei lupi, risaltano come macchie scure, facili da individuare.

Anche altri animali vedono gli ultravioletti?

Sì. Molti insetti come le api, numerosi uccelli, alcuni pesci e diversi roditori percepiscono l’ultravioletto e lo usano per orientarsi, cercare cibo o riconoscere i propri simili.

Perché gli occhi delle renne cambiano colore in inverno?

Lo strato riflettente dietro la retina, il tapeto lucido, passa dal giallo-oro estivo al blu invernale. Il tapeto blu aumenta la sensibilità dell’occhio nella lunga oscurità della notte polare.

La luce ultravioletta non danneggia i loro occhi?

Sembra di no, ed è ancora oggetto di studio. Nell’uomo gli UV riflessi dalla neve possono causare la cecità da neve, ma le renne paiono dotate di adattamenti che le proteggono da questi danni.

Come hanno fatto gli scienziati a scoprirlo?

Un gruppo dello University College London ha misurato la risposta elettrica della retina delle renne a diverse lunghezze d’onda, verificando che l’occhio reagiva anche alla luce ultravioletta intorno ai 320 nanometri.