La lampreda: il pesce senza mascelle con la bocca a ventosa

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La lampreda sembra uscita da un film di fantascienza: un pesce lungo e sinuoso, senza mascelle, con una bocca circolare a ventosa irta di denti cornei. Eppure non è un mostro inventato, ma uno degli animali più antichi ancora viventi sul nostro pianeta. Scopriamo perché questo «vampiro dei fiumi» affascina biologi e naturalisti da secoli.

Che cos’è davvero la lampreda

La lampreda è un pesce che appartiene al gruppo degli agnati, cioè i vertebrati «senza mascelle» (dal greco a-gnathos). Insieme alle missine, le lamprede sono gli unici agnati sopravvissuti fino a oggi: tutti gli altri pesci moderni, dagli squali ai tonni, possiedono invece mascelle articolate.

Esistono circa quaranta specie di lampreda distribuite nelle acque temperate di tutto il mondo, dall’Europa al Nord America fino all’emisfero australe. Il corpo è anguilliforme, privo di squame e ricoperto di muco, e può misurare da pochi centimetri fino a oltre un metro nelle specie più grandi come la lampreda di mare.

Una bocca a ventosa al posto delle mascelle

La caratteristica più impressionante della lampreda è la bocca: un disco circolare che funziona come una ventosa, senza mandibole mobili. È proprio questo dettaglio a renderla così diversa da qualsiasi altro pesce che conosciamo.

Come funziona la ventosa

Il disco orale è rivestito da decine di denti cornei disposti in cerchi concentrici. La lampreda li usa per ancorarsi saldamente a rocce, piante o al corpo di altri pesci. Quando aderisce a una preda, la presa è così tenace da resistere alla corrente e ai tentativi di fuga dell’ospite.

La lingua a raspa

Al centro della ventosa si trova una lingua muscolosa dotata anch’essa di dentelli. Muovendola avanti e indietro come una raspa, la lampreda erode i tessuti dell’ospite e ne succhia sangue e fluidi corporei. Alcune sue saliva contiene sostanze anticoagulanti che impediscono al sangue di rapprendersi.

Fiume limpido habitat naturale delle lamprede
Fiume limpido habitat naturale delle lamprede

Un fossile vivente di 360 milioni di anni

Le lamprede sono comparse sulla Terra molto prima dei dinosauri. I reperti fossili mostrano forme sorprendentemente simili a quelle attuali già circa 360 milioni di anni fa, nel periodo Devoniano. Per questo vengono spesso definite «fossili viventi»: il loro progetto anatomico ha attraversato quasi immutato intere ere geologiche ed estinzioni di massa.

Studiare le lamprede aiuta i ricercatori a capire come si sono evoluti i primi vertebrati, perché conservano tratti primitivi che negli altri pesci sono scomparsi da tempo, come l’assenza di ossa vere e di mascelle.

Il corpo senza ossa

La lampreda non ha uno scheletro osseo: il suo sostegno interno è fatto di cartilagine, come negli squali. Al posto della colonna vertebrale ha una notocorda, un’asta flessibile che rappresenta una versione ancestrale della spina dorsale. Non possiede nemmeno le pinne pari (pettorali e ventrali) tipiche degli altri pesci, e respira attraverso sette paia di aperture branchiali che si aprono ai lati della testa, dando l’impressione di una fila di piccoli fori.

Un ciclo di vita in due mondi

Molte lamprede sono anadrome: nascono in acqua dolce, migrano verso il mare per crescere e poi risalgono i fiumi per riprodursi, un po’ come fanno i salmoni.

La lunga fase larvale

Dalle uova nascono larve chiamate ammoceti, cieche e prive di denti, che vivono infossate nel fango dei fiumi anche per diversi anni, nutrendosi di microrganismi filtrati dall’acqua. Solo dopo una spettacolare metamorfosi l’animale sviluppa la bocca a ventosa, gli occhi funzionali e la capacità di nuotare in mare aperto.

Pesce anguilliforme che nuota nelle acque dolci
Pesce anguilliforme che nuota nelle acque dolci

Parassita, ma non sempre

Non tutte le lamprede sono succhiasangue. Diverse specie di piccola taglia, dette «non parassite», smettono di nutrirsi dopo la metamorfosi: vivono solo per riprodursi e poi muoiono. Le specie parassite, invece, si attaccano a pesci come salmoni, trote e persino piccoli squali, indebolendoli senza ucciderli quasi mai direttamente.

La lampreda di mare e l’invasione dei Grandi Laghi

Uno dei casi più studiati riguarda la lampreda di mare (Petromyzon marinus). Nel Novecento, complici i canali artificiali, questa specie raggiunse i Grandi Laghi nordamericani, dove non aveva predatori naturali. Il risultato fu devastante per la pesca commerciale: le popolazioni di trote di lago crollarono. Da allora sono stati messi in campo costosi programmi di controllo, un esempio da manuale di quanto danno possa fare una specie invasiva introdotta in un ecosistema impreparato.

Lamprede a tavola: una storia millenaria

Per quanto possano sembrare poco appetitose, le lamprede sono state un cibo pregiato per secoli. Gli antichi Romani le allevavano in vivai e le servivano nei banchetti, e nel Medioevo erano considerate una prelibatezza per le mense reali. La storia più celebre riguarda il re inglese Enrico I, morto nel 1135: secondo le cronache dell’epoca la sua fine fu causata da una «scorpacciata di lamprede» contro il parere dei medici. Ancora oggi in alcune regioni di Portogallo, Spagna e Francia la lampreda è protagonista di piatti tradizionali.

Sono pericolose per l’uomo?

La risposta rassicurante è: praticamente no. Gli attacchi alle persone sono rarissimi e non fanno parte del comportamento naturale dell’animale, che predilige altri pesci. Nell’eventualità di un morso, la lampreda causa al massimo una piccola ferita. Molto più che una minaccia, questi animali sono oggi considerati preziosi indicatori ecologici: la loro presenza segnala fiumi puliti e ben ossigenati.

Ecosistema fluviale dove vivono le lamprede
Ecosistema fluviale dove vivono le lamprede

Perché proteggere le lamprede

Diverse specie europee sono oggi in declino a causa dell’inquinamento, delle dighe che bloccano le loro rotte migratorie e della distruzione degli habitat fluviali. Poiché passano anni sepolte nei sedimenti dei fiumi, le lamprede raccontano lo stato di salute dei corsi d’acqua meglio di molti altri organismi. Tutelarle significa proteggere interi ecosistemi d’acqua dolce. Se ti affascinano gli animali dal sangue e dall’anatomia insoliti, ti sorprenderà anche la storia del limulo, il granchio dal sangue blu che salva vite umane.

Per approfondire la classificazione e la biologia di questi vertebrati primitivi puoi consultare la voce dedicata sull’Enciclopedia Treccani.

Domande frequenti sulla lampreda

La lampreda è un pesce o un’anguilla?
È un pesce, ma non è imparentata con l’anguilla. La somiglianza nel corpo allungato è solo apparente: la lampreda appartiene agli agnati, un gruppo molto più antico e privo di mascelle.

Perché la lampreda non ha mascelle?
Perché discende da vertebrati primitivi comparsi prima che evolvessero le mascelle. Ha conservato questa condizione ancestrale insieme alle missine.

Quanti denti ha la lampreda?
Ne possiede decine, disposti in cerchi sulla ventosa orale e sulla lingua. Non sono denti veri come i nostri, ma strutture cornee fatte di cheratina.

Le lamprede succhiano davvero il sangue?
Le specie parassite sì: si attaccano ad altri pesci e ne succhiano sangue e fluidi. Molte specie piccole, però, non si nutrono affatto da adulte.

Si possono mangiare le lamprede?
Sì, in diverse cucine europee sono considerate una prelibatezza. Erano già apprezzate dagli antichi Romani e nelle corti medievali.

Le lamprede sono in pericolo?
Diverse specie europee sono minacciate da inquinamento e dighe, mentre la lampreda di mare è diventata invasiva nei Grandi Laghi nordamericani. La situazione varia molto da specie a specie.