Il tuo cane vede i colori, ma non il rosso

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Il tuo cane vede i colori. Non tutti e non come te, ma il mondo in bianco e nero che gli abbiamo attribuito per decenni è una leggenda, e ha perfino un autore con nome e cognome.

Se lanci una pallina rossa su un prato, lui la vede male. Quella gialla, invece, gli salta agli occhi.

Chi ha deciso che i cani vedono in grigio?

Il colpevole si chiama Will Judy, allevatore appassionato ed editore di una rivista cinofila americana, Dog Week. Nel 1937 pubblicò un manuale di addestramento in cui scriveva che, probabilmente, per i cani il mondo esterno appare come una serie di sfumature di nero e di grigio. Era un’ipotesi, buttata lì con un «probabilmente».

La frase però piacque. Era semplice, suonava scientifica e nessuno poteva smentirla: un cane non può dirti di che colore è il guinzaglio. Così passò di libro in libro, di bar in bar, fino ai discorsi dei nostri nonni in cortile. Come ricostruisce l’American Kennel Club, l’idea finì per convincere anche parecchi studiosi.

Come si chiede a un cane che colore vede?

Ci pensò Jay Neitz, all’Università della California a Santa Barbara, insieme ai colleghi Timothy Geist e Gerald Jacobs. Nel 1989 misero tre cani davanti a una fila di pannelli luminosi. Uno solo aveva una luce di colore diverso: se il cane lo toccava col muso, arrivava il premio. Tentativo dopo tentativo, i ricercatori capirono quali colori i cani distinguevano e quali, per loro, erano la stessa cosa.

Il risultato, finito in un articolo diventato un classico, chiuse la questione. Nella retina del cane ci sono due tipi di coni, le cellule che percepiscono il colore: uno sensibile al blu-viola, l’altro al giallo-verde. Noi ne abbiamo tre. Il cane quindi vede più o meno come una persona daltonica per il rosso e il verde.

Il mondo blu e giallo del tuo cane

Il suo mondo è fatto soprattutto di blu e di gialli, con tante sfumature in mezzo. Il rosso gli arriva come un marrone spento, il verde dell’erba come un grigio giallastro. Un pomodoro maturo e una foglia di basilico, per lui, si somigliano parecchio.

In cambio ha altri assi nella manica. La sua retina è piena di bastoncelli, le cellule che lavorano con poca luce e colgono il movimento: al tramonto vede meglio di te e si accorge del gatto che sguscia in fondo al giardino molto prima che tu lo noti. Gli manca invece il dettaglio fine, e una figura ferma e lontana per lui resta un po’ sfocata. Forse è anche per questo che inclina la testa quando gli parli. E se ti torna in mente la corrida, la storia è parente stretta: nemmeno il toro si arrabbia per il rosso.

Un dubbio onesto resta. Si sa quali colori il cane riesce a distinguere, non come li vive. Quel «marrone spento» è la traduzione più vicina, ma dentro la sua testa nessuno ci è mai entrato.

C’è poi un’ultima ironia. Lo psicologo canadese Stanley Coren, che ai cani ha dedicato una vita di libri, fa notare che i colori più usati per i loro giochi sono il rosso e l’arancione: comodissimi per chi li compra, quasi invisibili sul prato per chi li deve riportare. Quando il tuo cane corre oltre la pallina e si mette ad annusare in giro, non è distratto. Per lui la pallina è sparita nell’erba.

Vero o falso?

Il cane vede in bianco e nero: falso.
Il cane vede i colori come noi: falso.
Il cane confonde il rosso con il verde: vero.

Fonti

Neitz, Geist, Jacobs, «Color vision in the dog», Visual Neuroscience, 1989
American Kennel Club, «Are Dogs Color Blind?»
PetMD, «What Colors Can Dogs See?»

Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2026