Quando la maniglia ti morde le dita, la colpevole non è lei. Sei tu: la carica elettrica l’hai raccolta camminando, e la maniglia è soltanto la prima cosa di metallo che le offre una via d’uscita.
Quel piccolo schiocco è un parente in miniatura dei fulmini: la stessa elettricità che salta nell’aria, solo su una distanza più corta di un chicco di riso.
Dove la prendi, tutta quella carica?
Tutto ciò che ti circonda, te compreso, è fatto di atomi con lo stesso numero di cariche positive e negative. Finché i conti tornano, non succede niente. Il guaio comincia quando due materiali si strofinano. Il meccanismo, in breve, va così:
- Strofini. Le suole sul pavimento, il maglione sulla camicia, la schiena sul sedile dell’auto: a ogni sfregamento un po’ di elettroni passa da un materiale all’altro.
- Accumuli. Le suole di gomma isolano, quindi quella carica in più non scende a terra. Te la porti addosso come un bagaglio invisibile.
- Scarichi. Avvicini la mano al metallo, che lascia correre le cariche benissimo. Prima ancora di toccarlo, la carica salta nell’aria in una scintilla. Quella che senti.
E perché d’inverno ti succede di continuo? Perché l’aria fredda contiene poca acqua, e il riscaldamento la secca ancora di più. Con l’umidità, spiega la fisica Ivana Dimitrova della Northeastern University di Boston, le molecole d’acqua nell’aria si portano via la carica poco alla volta, senza che tu te ne accorga. Con l’aria secca invece si accumula, e se ne va tutta in un colpo.
Perché fa male, se è innocua?
La tensione di quella scintilla è molto più alta di quella della presa di casa. Eppure non ti fa niente, perché la carica in gioco è minuscola e se ne va in un istante. Il fastidio viene da dove la prendi: la scarica passa tutta da un puntino sul polpastrello, che è una delle zone del corpo più fitte di terminazioni nervose.
Il Museo Galileo di Firenze, nelle sue schede per le scuole, cita due esempi che conosci di sicuro: la scossa quando scendi dalla macchina e tocchi la carrozzeria, e i crepitii quando ti sfili un maglione di lana sopra una camicia sintetica. Quei crepitii sono scintille vere. Prova a farlo al buio davanti a uno specchio: le vedi.
La parte che nessuno ha ancora capito
La storia è antichissima. Nel sesto secolo prima di Cristo Talete di Mileto notò che l’ambra strofinata sul vello di una pecora attirava piume e pagliuzze. In greco l’ambra si diceva elektron, ed è da lì che viene la parola elettricità. Poi nel 1600 il medico inglese William Gilbert scoprì che vetro e zolfo facevano lo stesso.
Il colpo di scena è che, dopo tutti questi secoli, i fisici non sono ancora d’accordo su cosa succeda di preciso quando due materiali si strofinano. Non è chiaro se a passare siano solo elettroni, o anche atomi carichi, o briciole di materiale. Le classifiche che dicono quale materiale si carica in positivo e quale in negativo spesso non tornano da un laboratorio all’altro. All’Istituto di scienza e tecnologia austriaco il gruppo di Scott Waitukaitis ha visto lo stesso campione di silicone caricarsi in un senso e poi nell’altro, a seconda di quante volte aveva già toccato qualcosa prima.
Il trucco per domani mattina
Tieni la chiave di casa in mano e tocca la maniglia con la punta della chiave, non con il dito. La scintilla scatta lo stesso, magari la senti pure schioccare, ma salta sul metallo e si distribuisce su tutta la mano invece che su un puntino di pelle. Non senti niente. In alternativa usa le nocche, che hanno meno terminazioni nervose dei polpastrelli.
Se poi vuoi vedere quanto sei carico, cammina strisciando i piedi su un tappeto e poi avvicina il dito al rubinetto. Più è secca l’aria, più la scintilla si allunga. Un’altra di quelle cose che il corpo fa di nascosto, come diventare più basso la sera.
La maniglia, intanto, non ha fatto niente.
Fonti
Northeastern University: perché d’inverno prendiamo la scossa (Ivana Dimitrova)
Museo Galileo: La nascita dell’elettrostatica
Scientific American: The surprisingly baffling science of static electricity
Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2026
