Stasera, quando vai a letto, sei più basso di quando ti sei alzato. Non di tanto: in media un centimetro e mezzo, più o meno lo spessore di un dito, che ti ridà la notte mentre dormi.
Non è un’impressione e non è una questione di postura stanca. È il tuo corpo che, ogni giorno, si accorcia e si riallunga come una fisarmonica molto lenta.
Il medico che misurava la gente in camera da letto
Tra le due guerre un chirurgo di Budapest, Paul de Puky, decise di prendere sul serio una cosa che i medici sapevano a metà. Si era accorto di un problema pratico: bastava che una persona camminasse per la stanza qualche minuto dopo il risveglio perché la misura cambiasse già. Così andò a cercarle dove si svegliano in tanti tutti insieme.
Misurò i bambini di un orfanotrofio, i ragazzi di una scuola di conceria, i detenuti del carcere di Vác, gli anziani dell’ospizio comunale. Più di mille persone, prese appena scese dal letto, poi a metà giornata, poi all’ora di dormire. Tenne perfino la stanza alla stessa temperatura, perché lo strumento non si dilatasse e rovinasse i conti. Il suo articolo, pubblicato nel 1935 su una rivista di ortopedia scandinava, è ancora oggi il punto di partenza per chi studia questa faccenda.
Il risultato fu sempre lo stesso: tutti, dal bambino al nonno, la sera erano più corti. I ragazzi più di tutti, gli anziani meno.
Dove va a finire quel centimetro?
Non nelle ossa e non nelle gambe. Va a finire nei dischi che stanno tra una vertebra e l’altra: piccoli cuscinetti gommosi, con un cuore morbido pieno d’acqua.
Di giorno, mentre stai in piedi o seduto, il peso del corpo li schiaccia come spugne sotto un libro. Un po’ d’acqua esce, il cuscinetto si abbassa appena. Ognuno perde pochissimo, ma moltiplicato per tutta la pila fa la differenza che vedi sul metro. In più, nel corso della giornata le curve naturali della schiena si accentuano un poco, e una colonna più curva è anche una colonna più corta.
La notte, da sdraiato, la pressione sparisce. I dischi si riprendono l’acqua e tornano gonfi. Al risveglio sei di nuovo alla tua altezza piena. E siccome i dischi non hanno vasi sanguigni propri, molti studiosi pensano che proprio questo andirivieni d’acqua li aiuti a nutrirsi. Lo stesso calo è stato rimisurato più tardi in Inghilterra, con strumenti molto più precisi, e i conti tornano.
Su un dettaglio de Puky tirò a indovinare. Notò che gli uomini adulti perdevano più delle donne e ipotizzò che fosse perché facevano lavori più pesanti: un’idea figlia del suo tempo, mai davvero dimostrata. E su quanto conti l’acqua e quanto le curve, chi studia la schiena non ha ancora messo tutti d’accordo.
E l’uomo che si allungava a comando?
Nello stesso articolo de Puky racconta, un po’ divertito, di un americano di nome Villar che girava l’Europa esibendosi davanti alle società mediche: in pochi secondi riusciva ad allungarsi di quasi dieci centimetri. Chi lo vide lo descrisse come uno spettacolo inquietante. Il chirurgo si rammaricava che nessuno lo avesse studiato a fondo; l’ipotesi più accreditata era che avesse allenato per anni i muscoli giusti, approfittando di legamenti particolarmente lassi.
Il trucco di Villar resta un mistero, ma quello dei dischi lo puoi verificare da solo: segna la tua altezza sullo stipite della porta appena sveglio, e rifallo prima di dormire. Se la cosa ti incuriosisce, sul sito trovi anche perché i neonati hanno più ossa degli adulti e cosa succede davvero quando scrocchi le dita. Per qualunque dubbio sulla tua schiena, ovviamente, serve un medico.
C’è un posto, però, dove i dischi non vengono schiacciati mai. In orbita, senza peso che li prema, si gonfiano e restano gonfi: gli astronauti tornano a terra qualche centimetro più alti. Scott Kelly, dopo quasi un anno sulla Stazione spaziale, si ritrovò più alto del fratello gemello Mark. Durò pochissimo.
Bastarono un paio di giorni di gravità per rimetterli pari.
Fonti
Scientific American, Astronauts get taller in space
Ultimo aggiornamento: 17 ottobre 2026
