Quando scrocchi le dita non è un osso a fare rumore

Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

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Quando fai scrocchiare le dita, quel rumore secco non arriva dalle ossa. Arriva da una bolla che si apre di colpo nel liquido dell’articolazione: per un attimo, dentro la tua nocca, si forma un piccolo vuoto.

In una mano sana le ossa non si toccano nemmeno. Galleggiano in un velo di liquido sinoviale, denso come un albume, che le tiene separate e le fa scorrere senza attrito. Le nostre giunture sono piene di stranezze del genere: i neonati, per dire, nascono senza rotule. Quando tiri il dito, quel velo resiste finché può. Poi cede tutto insieme.

Un dito legato a una cordicella, dentro la risonanza

Che ci fosse di mezzo una bolla lo si sospettava da generazioni, ma nessuno l’aveva mai vista nascere. Ci sono riusciti a Edmonton, in Canada: hanno infilato il dito di un volontario in un cappio collegato a un cavo, hanno fatto passare il cavo dentro il tubo di una risonanza magnetica e hanno tirato piano, filmando l’articolazione fotogramma per fotogramma.

Nel fotogramma esatto del «crac» compare una cavità scura dove un istante prima c’era solo liquido. E qui arriva la parte che ha spiazzato tutti: la bolla non scoppia. Resta lì, visibile, anche dopo che il rumore è finito.

Perché il secondo tentativo non funziona

Immagina di dover staccare vetrini bagnati appiccicati fra loro: resistono, resistono, poi si separano di schianto. Nella nocca succede la stessa cosa. Nell’istante in cui le superfici si allontanano la pressione nel liquido crolla, e il gas che ci stava tranquillamente disciolto non ha più motivo di restarci. Si libera in blocco e si scava il suo spazio.

È per questo che se riprovi subito non ottieni niente: finché quel gas non torna a sciogliersi, non c’è più nulla da far scoppiare. Ci vogliono all’incirca venti minuti. Sul resto si litiga ancora: i fisici che hanno messo il fenomeno in equazioni sostengono che il rumore non sia la bolla che nasce, ma la stessa bolla che collassa a metà un attimo dopo. Per ora nessuno ha chiuso la partita.

Il medico che scrocchiò una mano sola

Donald Unger era un ragazzino californiano quando sua madre gli disse la frase che hanno sentito tutti: continua così e ti verrà l’artrite. Lui la prese alla lettera. Per mezzo secolo scrocchiò almeno due volte al giorno le nocche della mano sinistra e lasciò in pace la destra, tenendo il conto: almeno trentaseimila scrocchi da una parte, quasi nessuno dall’altra.

Alla fine mise nero su bianco il risultato in una rivista di reumatologia: nessuna differenza fra una mano e l’altra, nessuna artrite da nessuna parte. Nel 2009 andò a Harvard a ritirare l’Ig Nobel per la medicina, il premio che si dà alle ricerche che prima fanno ridere e poi fanno pensare. Se invece un dito si gonfia o fa male davvero, il rumore non c’entra nulla: quello è un discorso da portare al medico.

Resta il fatto che quel suono divide le famiglie. C’è chi lo sente come un’unghia sulla lavagna e stringe i denti ogni volta: non è cattiveria, è un cortocircuito del cervello. La nocca, dal canto suo, sta benissimo. E il gas, là dentro, si sta ancora risciogliendo.

Fonti

Real-Time Visualization of Joint Cavitation, PLOS ONE, 2015
Does knuckle cracking lead to arthritis of the fingers?, Arthritis & Rheumatism, 1998
A Mathematical Model for the Sounds Produced by Knuckle Cracking, Scientific Reports, 2018
Ig Nobel Prize 2009, Medicina, Improbable Research

Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2026